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Giordano Bruno, De Gli Eroici Furori

horeca«[…] perché il fine ed ultimo della superiore è principio e capo dell’inferiore, perché non sia mezzo e vacuo tra l’una ed altra: e l’ultimo de l’ultima, per via de circolazione, concorre con il principio della prima. Perché medesimo è più chiaro e più occulto, principio e fine, altissima luce e profondissimo abisso, infinita potenza ed infinito atto, secondo le raggioni e modi esplicati da noi in altri luoghi. Appresso si contempla l’armonia e consonanza de tutte le sfere, intelligenze, muse ed instrumenti insieme; dove il cielo, il moto de’ mondi, l’opre della natura, il discorso de gl’intelletti, la contemplazion della mente, il decreto della divina providenza, tutti d’accordo celebrano l’alta e magnifica vicissitudine che agguaglia l’acqui inferiori alle suoeriori, cangia la notte col giorno, cangia la notte col giorno, ed il giorno con la notte, a fin che la divinità sia in tutto, e l’infinita bontà infinitamente si communiche secondo tutta de le cose.».

Il brano qui sopra è tratto dal magnifico libro: Scritti scelti di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella a cura di Luigi Firpo della Unione Tipografico-Editrice Torinese (UTET). Torino 1948. La mia copia, Classici Italiani, è una ristampa (il classico verde cartonato in VIII°) del 1973.

Nessuno come il Maestro Luigi Firpo ha saputo conoscere e divulgare le opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella: il primo campano, il secondo calabrese; entrambi – ironia della sorte – frati domenicani, l’ordine che custodisce l’ortodossia della religione cattolica….

BrunoCampanella fece fesso il cardinale Roberto Francesco Romolo Bellarmino ( 1542-1621, poi santificato per i servigi resi alla Santa Inquisizione…); Giordano Bruno a un certo punto decise che il suo pensiero valeva la sua vita e, quando avrebbe potuto salvarsi, decise d’immolarla alle proprie idee. Avanti secoli sul pensiero del tempo, nel suo equiparare micro e macro intuì la geometria frattale; capì che l’universo è infinito; ipotizzò che non siamo soli nell’immensità dell’Universo. Cercò di spiegare che non c’è bisogno di dio per spiegare l’Universo: semplicemente, coincidono.

Fu bruciato vivo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600 (era nato a Nola nel 1548). L’attuale statua fu posta nella piazza romana nel 1888, non senza problemi.