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Siamo noi, siamo noi: i campioni dell’Italia siamo noi!!

Torino la fredda, Torino granata (?) mette sulle vie e sulle piazze 400.000 dei suoi abitanti (e tanti ospiti venuti di fuori, da ogni parte d’Italia) per festeggiare con un calore e un colore mai visti la Sua Squadra: la nostra Juve. Ne ho visti tanti di scudetti nostri e altrettante feste: mai come questa che, credo, rimarrà nella storia. Per mille e uno motivi. Gli scudetti, a scanso di equivoci, sono 30 e questo, oltre a essere lo scudetto di Conte e di Pirlo, è lo scudetto di Alessandro Del Piero: il suo goal del 2-1 contro la Lazio è stato determinante. Nessuno nella storia della Juventus come lui.

Personalmente, ho festeggiato in via Cernaia, davanti al mio bar juventino, il Nostradamus di Paolo, sua moglie e Cristian: tutti juventini a DOCG.

Parafrasando Pier Paolo Pasolini

“Ebbene, anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo.

Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico.

Per spiegarmi, darò – anticipando le conclusioni – alcuni esempi: De Rossi gioca un calcio in prosa: egli è un “prosatore realista”; Del Piero gioca un calcio in poesia: egli è un “poeta realista”.

Cassano gioca un calcio in poesia, ma non è un “poeta realista”: è un poeta un po’ maudit, extravagante.

Totti gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da “elzeviro”. Anche Pirlo è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul “Corriere della Sera”: ma è più poeta di De Rossi; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti.

Si noti bene che tra la prosa e la poesia non faccio distinzione di valore; la mia è una distinzione puramente tecnica.”

[Pier Paolo Pasolini, Saggi sulla letteratura e sull’arte, Vol. II, Meridiani Mondadori, Milano 1999]