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Charles Baudelaire, Diari intimi

Non si dia retta a tutti coloro i quali dicono che i libri sono sacri, che vanno tenuti come rari gioielli: sono fesserie di chi i libri non li usa e non li tiene in conto. I libri amano essere manipolati, annotati, consumati, torturati nel senso fisico di questi concetti. Allora servono chi li ha acquistati, e sono felici.

Questa 1° edizione degli Oscar Mondadori dei Diari intimi di Baudelaire è del 1970; la comprai per ben lire 500 (oggi, 50 centesimi di euro) e ci passai momenti memorabili della mia adolescenza inquieta. Conservo con cura una specie di fossile slabbrato, sbrindellato, sgualcito quasi illegibile: certo, forse, il libro che mi ha servito al meglio; quello, tra i tanti, cui sono più affezionato.

L’incipit è formidabile: “Anche se Dio non esistesse, la religione resterebbe santa e divina. Dio è il solo essere che, per regnare, non abbia nemmeno bisogno d’esistere. Le creazioni dello spirito sono più vive della materia. Amore è gusto di prostituzione. Non c’è, anzi, piacere nobile che non possa essere ricondotto alla prostituzione. In uno spettacolo, in un ballo, ognuno gode di tutti. Che cos’è l’arte? Prostituzione.[…] Tutto è numero. Il numero è in tutto. Il numero è nell’individuo. L’ebrezza è un numero.

Trovo, tra le tante sottolineature, le orecchie, le note a margine, questa lunga chiosa scritta a matita (avevo 16 anni): ” Dio, in tali termini, è sprone, è speranza, è guida, è ultimo appiglio, è confessore, è tutto. Dio è droga. Dio è esaltazione alla vita. Credi in Lui, pregalo, affidati a Lui.[…] In tal modo concepito, dunque, Dio è essenza che tocca l’esistenza quotidiana, non è speranza di una vita soprannaturale oltre la morte. In tal senso Dio serve, nel modo in cui è [nella norma] definito non servirebbe a nulla, ma per il popolo Dio è esattamente ciò che sopra ho detto. Il popolo non guarda dopo la morte, il popolo ama la vita e Dio gli serve per vivere meglio.”. Beh, sono orgoglioso della mia agitata adolescenza!