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Vale un Perù, per davvero…

https://www.vincenzoreda.it/focus-storia-linganno-di-cajamarca-by-vincenzo-reda

Il 16 novembre 1532 a Cajamarca, Ande peruviane, l’hidalgo spagnolo, ignorante e spietato, Francisco Pizarro catturò con un inganno indegno l’Inca Atahualpa. Un paio di centinaia scarsi di avventurieri, quasi tutti reduci del Tercio, lasciarono sul terreno circa 3.000 nobili, dignitari e guerrieri inca. Pizarro fondò Lima 3 anni più tardi e fu assassinato dai fedelissimi del suo socio Diego de Almagro nel 1541. L’ultimo Inca, Tupàc Amaru, fu decapitato il 24 settembre 1572 a Cuzco.

Il 28 luglio 1821, il generale argentino José de San Martìn, dopo aver liberato il Cile, dichiarò l’indipendenza del Perù.

Quelli qui sopra i fatti e le date fondamentali di questo grande Paese di cui da noi poco si conosce, malgrado le comunità di peruviani in Italia si vanno facendo sempre più numerose: a Torino sono ben oltre le 10 mila persone.

Il Perù è una Repubblica presidenziale che copre quasi 1,3 milioni di chilometri quadrati (4 volte l’Italia) con circa 30 milioni di abitanti. Si estende tra l’oceano Pacifico, le Ande e l’alto bacino del Rio delle Amazzoni che qui nasce dall’unione dell’Ucayali e del Rio Maranon.

Nazione dalla  storia ricca e importante, cominciata almeno un paio di millenni prima dell’era cristiana; Chavin, Paracas, Ica, Nazca, Mochica, Chanca, Wari: sono alcuni orizzonti culturali che precedettero il Tahuantinsuyo (il Regno delle quattro Regioni) Inca, fondato dopo il XIII secolo. Oggi questa nazione è composta da quasi il 50% di etnie indigene (quechua e aymara), il 30% di meticci e per la restante parte da un incredibile miscuglio di razze arrivate da tutto il mondo.

La varietà dei climi e la sua complessa morfologia, che si può definire unica, rendono la cucina peruviana una delle più affascinanti del mondo: il Pacifico con la Corrente di Humbolt e una ricchezza di fauna marina straordinaria, le regioni andine (con picchi di oltre 6.000 mt.), i deserti incredibili, la regione amazzonica… E siamo debitori verso questo paese soprattutto per la più importante solanacea del mondo: la patata, che qui è coltivata in centinaia di varietà differenti.

Da pochi anni (2012) anche a Torino è possibile gustare e apprezzare la tradizione cucinaria di questo Paese: il mio ristorante preferito si chiama Vale un Perù (via San Paolo, 52) di Miguel Bustinza e Patricia Trujillo. Li ho conosciuti grazie a Gloria Carpinelli,  che ha appena pubblicato un libro (il primo in italiano) sulla cucina peruana, edito da il Punto: Il fiore della cannella.

Locale arioso, pulito, accogliente e preparazioni cucinarie per davvero eccellenti a cominciare dai Ceviche – pesce crudo marinato di origini precolombiane e considerato piatto nazionale – e poi il formidabile polpo anticucho, le papas rellenas, il cuore di vitello, le molte ricette a base di riso… e ancora il delizioso rocoto, peperone piacevolmente piccante (Capsicum pubescens), grosso come un bel pomodoro e dai semi neri. Si beve ottima birra e, soprattutto, si deve bere il Pisco (bevanda nazionale distillata da mosto di vino); si spende una cifra più che onesta e si conosce una tradizione per davvero unica.

Io ho un desiderio da molti anni, poter gustare una Pachamanca: carni, verdure e tuberi cotte con pietre roventi dentro una fossa! E’ una tradizione peruviana che risale a molte migliaia di anni fa.

Ps: ci sono due scrittori peruviani per i quali nutro una stima immensa. Se non li conoscete, il mio è un consiglio prezioso e privo di qualunque interesse che non sia la curiosità culturale. Parlo di Cesar Vallejo (cercate il romanzo El Tungsteno) e di Manuel Scorza (tutta la sua opera incredibile, ma soprattutto Rulli di tamburo per Rancas).