Posts Tagged ‘dolcetto’
Il Cremes di Gaja: una piccola eresia

Il Cremes (il nome significa in piemontese il colore cremisi) è un vino che frequento da anni e che mi piace: è il vino meno costoso che produce Angelo Gaja.

E’ un uvaggio al 50% di Dolcetto e Pinot Noir: a chi, se non a lui, poteva venire in mente di unire due vitigni di così apparente lontananza e mettere in atto l’eresia di sposare un nobilissimo e altero franzoso a un plebeo contadino piemontese? A Angelo piacciono le sfide e piace mettere spazio (e Tempo) tra sé, i suoi prodotti (che sono null’altro che un aspetto del sé) e tutti gli altri….

Il Cremes ha il colore del Dolcetto, soltanto meno violaceo, non ne ha i profumi di fiori ma ha preso i frutti del Pinot Noir. Del Dolcetto ha il palato amaro e del francese un finale lunghissimo e di grande piacevolezza.

Per accompagnare questa bottiglia del 2012  ho scelto un voluttuoso pollo condito con l’inarrivabile masala del maestro indiano Shaik Nazir: questa mistura di spezie fu realizzata apposta per me. Non contento, e per continuare nel senso dell’eresia, ho finito la bottiglia il giorno dopo (era migliorata) con una panissa vercellese (riso Arborio, come da tradizione): entrambi gli accompagnamenti li ho trovati eccellenti.

Io amo le eresie, gli eretici, gli eresiarchi: arrivo da paesi d’eresia (sono nato nel paese in cui morì Gioacchino da Fiore e a pochi chilometri fu catturato, qualche anno dopo, Tommaso Campanella…). Certo non è la Langa regione d’eresia: bisognerebbe spostarsi un po’ più a nord, nel Canavese. Ma la Langa, ogni tanto, mi stimola suggestioni eretiche con certi suoi vini, con certi suoi personaggi. Angelo Gaja tra questi.

Salute.

Langa, fine ottobre 2013

Il 21 ottobre 2013, una giornata uggiosa, appannata vede ancora tanti bei grappoli ancora attaccati alle loro viti di Nebbiolo. Sono compatti, opulenti e ben distribuiti sulle piante.

Quest’anno siamo ritornati ai tempi usati nelle vendemmie e sarà pure una buona annata: sia nelle quantità sia nella qualità delle uve (meno le prime rosse come Dolcetto e Barbera, meglio i frutti del Nebbiolo). Pur senza essere, in generale, un’annata eccezionale.

Il Nibiö o Nibiô

Tempo fa, il mio amico Matteo, a La Tana del Re, mi aveva fatto assaggiare un vino particolare che mi era piaciuto non poco: era il Suciaja di La Colombera, azienda conosciuta soprattutto per essere uno dei 3/4 produttori eccellenti di Timorasso (insieme con Walter Massa, l’amico Claudio Mariotto e Franco Martinetti). Durante il mio soggiorno a Gavi, e grazie soprattutto a Alessandra Poggio che me ne ha fatto dono di due introvabili bottiglie, ho scoperto che in verità la zona di questo vitigno (la cui grafia è riportata con le due forme  Nibiö e   Nibiô) è compresa nei comuni di Tassarolo e Gavi, quindi un poco più a sud di Tortona. Questo vitigno è parente del Dolcetto, ma con il Dolcetto ha poco a che fare: è molto antico (vi sono citazioni già prima del X secolo, quando queste terre appartenevano alla Repubblica di Genova), predilige terre argillose, presenta tannini gentili, basse rese e ama essere bevuto vecchio di qualche anno (4/8). Alessandra Poggio ne vinificava circa un ettaro posto a ridosso del suo agriturismo: 5.000 bottiglie circa che ha smesso di produrre nel 2006. Da allora conferisce le sue uve alla sorella Francesca che, per l’azienda Il Poggio, produce un Rosso del Poggio che è un uvaggio in cui, oltre al Nibiö, c’è anche Dolcetto del Monferrato. Io mi sto godendo, con piccoli assaggi a distanza di ore, l’ultimo millesimo prodotto da Alessandra, il 2006. Il vino è delizioso e si presenta con un colore rosso aranciato scarico con riflessi giallognoli. Al naso è complesso con prevalenza di spezie e confettura di frutta rossa; al palato è di corpo gentile, buona acidità, franco e di lunghissima persistenza. Si capisce il nome: questo vino somiglia più a un Nebbiolo che a un Dolcetto! Presso il comune di Tassarolo (poco più di 500 abitanti, a pochi chilometri da Gavi) si è costituita un’Associazione di una quindicina di produttori che hanno la finalità di preservare la produzione di questo vino davvero notevole. Non posso che augurare loro di riuscire al meglio in questa operazione di alta cultura contadina. Così, qualche instancabile curioso e buongustaio come me avrà l’opportunità di apprezzare questo nobile e antico vino. In loco, come si conviene.

 

 

 

I Barolo di Giacomo Anselma

Delle circa 20.000 bottiglie che costituiscono la piccola produzione di Anselma, più dei 3/4 sono costituite da Barolo. Per il resto è presente (2.000 bottiglie) un Dolcetto d’Alba, una Barbera d’Alba (1.500 bottiglie) e una piccola produzione, da poco in essere, di Nebbiolo. Le vigne sono state ripiantate una quindicina di anni fa e sono condotte a guyot, con sesti d’impianto che non oltrepassano i 4.500 ceppi per ettaro. Franco esegue, vista l’età giovane, un opportuno diradamento. Importante: non si usano concimi chimici, ma soltanto rigorosamente minerali da fogliame. In cantina non si fanno filtrature, la solforosa è tenuta bassissima, le fermentazioni avvengono parte in acciaio e parte in vasche di cemento vetrificato. La Riserva Rionda sta a riposare in botti di legno da 42 hl. per cinque anni, il Collaretto invece i classici 3 anni. Qui c’è un rispetto quasi maniacale per la tradizione e i vini al naso, al palato, in gola e nello stomaco testimoniano di questo tipo di santa cultura vinosa.

Ho bevuto, mentre lo stavano mettendo in bottiglia, la Riserva 2006: sarà un Barolo grandioso, con struttura notevole, naso complesso ma non troppo, palato in cui i potenti tannini sono già quasi morbidi, in gola resta per tanto tempo e i 14% di alcol non si sentono proprio.

In Cantina avevo assai apprezzato il Nebbiolo 2008: anche qui un Nebbiolo di nerbo, potente, elegante e persistente come pochi altri. Non mi erano parsi di particolare evidenza né la Barbera né il Dolcetto, entrambi 2010. Ovviamente, mi aveva colpito il Barolo Collaretto 2006: un Barolo di grande struttura (e un prezzo sotto ai 20€!). E mi aveva lasciato senza fiato il Riserva Rionda 2004: ne ho bevuti tanti di Barolo negli ultimi mesi, ma questo è fra i 3/4 che mi rimangono nella memoria. Diverso dai Barolo elegantissimi e assai raffinati di La Morra e Barolo; diverso dallo strepitoso Barolo di Novello di Beppe Caviola. Questo è un Barolo di colore scarico, aranciato con riflessi giallognoli (anche da giovane), con sentori delicati di marasca e confettura: ma in bocca e in gola è un portento. Un vino schietto, pulito dall’armonia tutta sua che ha la caratteristica di rimanere attaccato al palato e in gola per tempi lunghissimi e che senti scendere nello stomaco quasi con una scia di calore rilassante. Ho continuato a berlo a pranzo, compagno di carne cruda, vitello tonnato, e agnolotti del plin: sempre eccellente. E ancora più eccellente bevuto da solo a fine pasto, oltretutto la bottiglia, aperta ormai da oltre 2 ore, aveva avuto modo di respirare per bene.

Negli assaggi che ho fatto con i tempi dovuti ( i miei richiedo almeno 2/3 giorni) a casa mia ho apprezzato la Barbera, meglio ancora il giorno dopo la stappatura: colore rubino molto, molto carico, naso delicato e palato complesso per un vino che somiglia più a una Barbera del Monferrato che a quelle classiche di Alba. 13% vol. per un vino migliorato da una parte di uve che arrivano dalla vigna Rionda, e si sentono! Il Dolcetto (2010, 13% vol. colore non particolarmente carico e tipologia molto “bio”) mi ha lasciato indifferente: non è un vino di particolare qualità, pur essendo corretto e piacevole da bere. Certo,  il Nebbiolo 2008 e il Barolo Collaretto 2006 (14% vol. per entrambi) sono magnifici, specialmente se lasciati riposare. Li ho bevuti addirittura accompagnandoli con una salsa rara di pepe rosso macinato e bianchetti della mia Calabria: hanno fatto gran figura e credo che anche il classico Cirò si sarebbe complimentato. Non ho volutamente aperto le due bottiglie Rionda Riserva 2003 e 2005 (il prezzo in cantina non supera i 35€): ho nella memoria lo Sperss di Gaja 2003 e tra qualche tempo, con la dovuta calma e nell’occasione più appropriata, lo confronterò con questo Barolo Riserva Rionda 2003 di Giacomo Anselma. Per finire, un appunto dedicato alle etichette (sono una delle mie manie): a parte quelle della Riserva Rionda (anonime ma non certo scorrette, né brutte) le altre sono davvero tremende, in ogni senso. Dovrò adoperarmi con Franco e Maria perché le rivedano totalmente!

https://www.vincenzoreda.it/az-agricola-anselma-giacomo-di-serralunga/

I miei auguri per il 2012

Come ogni anno, ormai dal 1998, a ripetere un rito – a volte anche faticoso, ma che mi appartiene in esclusiva – ho scelto un Dolcetto, colore dei miei auguri. Quest’anno la scelta è caduta sul Barturot 2009 di Beppe Caviola: uno dei migliori da me bevuti e dunque usati. Ho finito di dipingere (come sempre di notte) i miei tradizionali 73 biglietti d’auguri tagliati a mano, dipinti e scritti sul retro con il mio inchiostro viola Mont Blanc e relativa penna stilografica: uno per uno, e tutto fatto a mano come non usa quasi più. Ma così io desidero e purtroppo ogni anno devo eliminare qualcuno per aggiungere qualcun altro; altrimenti, dovrei dipingere 2/300 biglietti e sarebbero troppi.

Il segno quest’anno è cinese: dopo simboli universali, indiani, egizi, ho scelto un carattere cinese che significa «buon auspicio» e credo si pronunci «Ji» (ma non ne sono certissimo). L’ho scelto perché è assai grafico e semplice; l’ho scelto perché, a seguire alcuni miei lavori che già sono a Shanghai, i primi giorni del 2012 sarò anch’io in Cina a dipingere con il vino e a conoscere una cultura che mi ha da sempre affascinato e di cui so poco.

In ogni caso: che il 2012 sia un anno prospero, in particolare per tutti i miei amici e per chi loro è caro.

About my artwork “Sex”

I painted this artwork (paper, 50×70 cm.) in summer 2009 with Piedmont good red wine Dolcetto (Gemme di Billia 2008): I named it “Sex (Sesso, in italian language).

Now Mr. Albert Rigo, from Gurgaon (a big town near New Delhi) is the owner of this my work, and I am very proud about this fact, because Mr. Rigo wrote me he likes very much my paintings and he wished to get one of them. Well, Mr Rigo today you can show one of my best paintings, maked with my favorite wine, on the wall of home.

Congratulations!