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Nerio Nesi, lezione di etica

Mentore l’amico Giorgio Diaferia, ogni tanto ci ritroviamo tra persone che non perdono la speranza di adoperarsi, gratis – per semplice e innata passione – e mettendoci tempo e faccia, perché qualcosa nella nostra stinta e stenta Italia di oggi possa migliorare: ben sapendo che è inutile richiederlo “ai politici” se non ci si impegna nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano.

Mercoledì 8 maggio scorso eravamo al circolo Arci Neruda di via Giachino, 28: una trentina di persone; fra queste, primari di medicina, funzionari, medici, pensionati, dirigenti pubblici, sindacalisti. Tra noi c’era Nerio Nesi, il compagno Nesi, classe 1925 (16 giugno, Bologna). Già socialista malgrado l’amicizia con Enrico Berlinguer; già presidente della BNL e ingegnere all’Olivetti di Adriano. E poi deputato con l’amico Bertinotti da cui si allontanò, anche in malo modo, dopo lo storico e vigliacco voltafaccia di Bertinotti e dei suoi nei confronti del Governo Prodi (1998). Fu Ministro dei Lavori Pubblici con Amato dal 2000 al 2001. Oggi è Presidente della Fondazione Cavour e, a 88 primavere, ancora scorrazza tra Roma e Torino, inarrestabile….

Data alla sua esperienza di Ministro un aneddoto emblematico, raccontato durante la serata. Gli capitò di convocare una imprenditore di successo (di quelli che hanno fatto grande il Made in Italy nel mondo, per intenderci) che, detenendo la maggioranza del pacchetto azionario di un’azienda di grande importanza per la vita del nostro Paese, aveva pensato bene di proporne l’acquisto a un gruppo spagnolo: senza sentirsi in dovere di consultare il Governo italiano. Nesi lo convoca al ministero e questi, agli inevitabili richiami del Ministro, risponde cominciando ad alterarsi e ad alzare la voce con fare irrispettoso e quasi minaccioso. Nerio lo interrompe e gli dice che, continuando in quel modo, avrebbe chiamato il capitano dei Carabienieri (preso ogni Ministero c’è un dislocamento di militi dell’Arma agli ordini di un capitano) a testimoniare dell’incontro e  a tutela del rispetto delle istituzioni e dei ruoli. Quello impallidisce, si calma e balbetta che nessun uomo politico si era mai azzardato a tento nei suoi confronti. E il compagno Nerio gli risponde, con malcelato orgoglio: “Ebbene, se ne faccia una ragione: io sono il primo. E badi bene, sono abbastanza ricco da non aver bisogno di soldi e abbastanza onesto da non intendere discorsi strani. Dunque, stia al suo posto e attento a come parla“.

E il famoso imprenditore dovette abbozzare e incassare…..

E oggi? Oggi pare che il Valore sia, a prescindere, la gioventù, la novità, l’inesperienza (intesa come candida verginità…). Da che mondo è mondo, presso TUTTE le organizzazioni umane a governare, in maniera diretta o indiretta, è quello che si chiama “Consiglio dei Vecchi, o dei Saggi“: perché i vecchi hanno l’età, l’esperienza, la prospettiva, la capacità di mediazione che per necessità ai giovani manca. I giovani dovrebbero servire per altro (la ricerca, la sperimentazione, la capacità di rischio, la propensione al nuovo, al cambiamento di cui ogni Società necessita).

Ma noi, oggi, viviamo un periodo inarrestabile di decadenza dove, com’è successo tante volte nella Storia, i Valori si confondono, si mescolano, s’invertono. Che iddio, o chi per lui, abbia pietà di noi.

Amen.

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