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Jack Kerouac

Scrive Henry Miller nella prefazione della prima edizione italiana di The Subterraneans (I Sotterranei, Feltrinelli, 1960): «Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa, che essa non potrà più rifarsi una verginità. Appassionato cultore della lingua, Kerouac sa come usarla. Da virtuoso nato qual è, egli si compiace di sfidare le leggi e le convenzioni dell’espressione letteraria ricorrendo ad una comunicazione rattratta scabra liberissima tra scrittore e lettore».

Jean-Louis (Jack) Kerouac nacque il 12 marzo 1922 a Lowell (Massachussetts) con origini franco-canadesi. Visse la più parte della sua vita a San Francisco e morì il 21 ottobre 1969 in una clinica per alcolizzati. Fu Fernanda Pivano a convincere Arnoldo Mondadori a pubblicare nel 1959 On the road (Sulla strada), un libro uscito tre anni prima negli Usa. Avevo circa 18 anni e trascorrevo le mie ore libere da scuola e lavoro con Francesco Bruni, il mio amico del cuore che poi sarà un buon musicista: ascoltavamo Bob Dylan, James Brown, Dizzy Gillespie e Guccini leggevamo Sulla strada: questo libro, più di ogni altro, ha segnato la mia adolescenza. Non tanto per importanza e influenza letteraria, quanto per l’assoluta identificazione con i suoi personaggi e per la condivisione dei sogni. Allora io ero “Chad Litrotto”: Chad è uno dei personaggi del libro, “Litrotto” perché proponevo sempre di bere un litrotto di buon vino (e spesse volte i litrotti si facevano numerosi, per i nostri piccoli “sballi”: allora molto buon alcol e poco hashish o marjuana).

Ho riletto di recente i quattro libri che avevano riempito i miei anni Settanta: sono libri scritti da un grande scrittore, davvero un grande scrittore. Altro che Hemingway! Come il buon vino, migliorano con il tempo: li consiglio a tutti. Ai giovani da scoprire, ai miei coetanei da rileggere.