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Lo Sport Europeo sotto il Nazismo al Museo della Resistenza

Se non tutti, moltissimi conoscono la vicenda sportiva e umana che ha legato Jesse Owens e Carl Ludwig Long, cominciata alle Olimpiadi di Berlino del 1936 durante la gara di salto in lungo. In quell’occasione i due divennero a mici e continuarono a scriversi. Molti meno sanno che a Long quella sconfitta che Hitler giudicò obbrobriosa costò la vita: ai grandi atleti tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne risparmiata la prima linea, non a Long. Pochissimi sanno che perse la vita in Sicilia, nel luglio del 1943 e che l’ultima lettera la scrisse all’amico Owens chiedendogli di occuparsi, nel caso della sua morte, del figlioletto Heinrich di pochi mesi. E Jesse ci mise 10 anni ma onorò la memoria dell’amico. La lettera è uno dei cimeli di questa bellissima mostra, tutta da leggere più che da guardare.

Anche le vicende degli allenatori  ebrei ungheresi Arpad Weisz e Ernest Erbstein non sono così tanto note. Il primo (nato nel 1896) vinse lo scudetto a girone unico del 29/30 con l’Ambrosiana Inter e poi, dopo il quinquennio juventino, gli scudetti del ’36 e ’37 con il Bologna. In seguito alle leggi razziali del 1938, fuggì con la famiglia in Olanda dove venne catturato. Morì ad Auschwitz il 31 gennaio del 1944.

Ernest Erbstein, perito a Superga con il suo leggendario Grande Torino nel 1949, era anch’egli un ebreo ungherese nato nel 1898. Prima del Torino allenò la Lucchese che portò dalla serie C al 7° posto del campionato 1936/37. Accettò di trasferirsi a Torino, su invito del presidente Ferruccio Novo, nel 1938, perché le sue figlie non potevano frequentare la scuola pubblica e nella nostra città il grande presidente gli aveva trovato un istituto privato. Nel campionato ’38/39 portò il Torino al secondo posto e poi, ancora con l’aiuto di Novo, fuggì in Ungheria. Dopo l’invasione nazista Erbstein riuscì a nascondersi fino al termine della guerra. Ferruccio Novo, che era sempre stato in contatto con lui, lo richiamò a Torino per fare della sua squadra leggenda.

Altra vicenda straordinaria è quella del nuotatore francese Alfred Nakache: non entro nel merito (è sufficiente cercare in rete) per questioni di spazio e anche perché sono decine e decine le vicende di uomini sportivi da narrare, legate a quegli anni bui. L’ultima venuta alla luce, da noi, è quella eroica di Gino Bartali.

Questa mostra, il cui titolo completo è:”Lo sport Europeo sotto il Nazismo. Dai Giochi Olimpici di Berlino ai Giochi Olimpici di Londra (1936-1948)“, è stata ideata  dallo storico francese Patrick Clastres e coordinata da Caroline Francois e Hubert Stouk per il Memoriale della Shoah. L’adattamento italiano è a cura di Claudia Fontana e Paul Dietschy.

E’ visitabile fino all’8 dicembre dal martedì alla domenica (orario 10-18, il giovedì dalle 14 alle 22). L’ingresso costa 5 euro (ridotto 3) assai ben spesi e la sede è presso il Museo diffuso della Resistenza, in corso Valdocco, 4/A a Torino.

www.museodiffusotorino.it