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Postcards from Vinitaly 2015
Vinitaly 2014

I numeri di quest’ultima edizione del Vinitaly sono, in tutta franchezza, impressionanti!

4.100 espositori di 80 paesi per un’area di oltre 100.000 mq.

155.000 visitatori (+6% rispetto alla scorsa edizione) di cui 56.000 buyer stranieri, con tedeschi e americani quasi appaiati al primo posto e seguiti da inglesi, canadesi, russi…

L’intervento del Capo del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, è stato un ulteriore valore aggiunto, così come le presenze di Maurizio Martina (Agricoltura), Giuliano Poletti (Lavoro) e Angelino Alfano (Interni). Chiaro che questa trionfale 48° edizione fa da prologo beneaugurante  al prossimo Expo 2015 (Vinitaly ne curerà il settore specifico). E speriamo tutti che il Nostro sbilenco Paese ritrovi una postura che gli sia più consona….

Per quanto mi riguarda, a parte le questioni strettamente legate alla professione (un paio di faccende piuttosto importanti), i miei Vinitaly sono identificabili con gli incontri con i miei amici e qualche sorso, gustato finalmente insieme, dei loro spesse volte portentosi vini. Nelle fotografie sopra la documentazione esplicita di ciò, senza citare nello specifico nessuno in particolare, ma con la riflessione che ormai ho eletto a mio campo-base lo stand Du Cropio di Giuseppe Ippolito, ma qui la faccenda attiene alle radici, e con le radici né si ragiona, né si può venire a patti….

‘A VITA: la rinascita del Cirò

Il mandante è sempre lui: Vincenzo Munì, piemontese di origini meridionali, enologo esperto di vini biologici e biodinamici. A lui devo la conoscenza dei Cirò sensazionali di Giuseppe Ippolito e a lui devo la conoscenza di questa, piccola ma di estremo interesse, realtà produttiva cirotana.

Francesco De Franco esercitava la professione, ben pagata, di architetto in quel di San Marino. Fu folgorato sulla via del Cirò, credo senza rovinose cadute da cavalli, si prese una seconda laurea in enologia nel prestigioso istituto di Conegliano e atterrò nelle terre dei suoi avi a ripeterne l’antico mestiere: produrre ottimi vini. Trascinò con sé e con la sua passione la compagna, friulana, Laura.

Francesco appartiene a un piccolo nucleo di giovani che si sono invaghiti delle straordinarie potenzialità del Gaglioppo e delle terre baciate dalle calde brezze dello Ionio intorno a Cirò: rappresentano oggi la nuova frontiera di questo antico, elegante, straordinario vino.

Innanzi tutto, prima di tutto: la vigna! Diffidate di quei produttori che parlano soltanto di cantina e dei loro vini: c’è qualcosa che non quadra; invaghitevi di quelli che vi aspettano con ansia e vi fanno apparentemente perdere tempo mostrandovi le loro vigne, magari girando per sentieri malandati con trappole meccaniche sporche di terra e male in arnese. Sono questi i produttori cui prestare attenzione.

Francesco mi aspettava per mostrarmi le sue vigne del Vallo: U Vallu, una valle scavata dal torrente Lipuda, situata tra Cirò e Torre Melissa che pare una piccola Langa, ovviamente, un poco meno verde, ma non poi così tanto poco. Sono terre pleistoceniche, non troppo profonde e ricche di argilla e limo con poco scheletro. Le sue vigne, pochi ettari, le tiene come gioielli e le cura con tecniche bio certificate. In cantina arriva un frutto perfetto che viene vinificato in maniera tradizionale, con macerazioni di pochi giorni e lungo affinamento. Senza chiarifiche e filtrature.

Qui si parla la lingua del Gaglioppo in purezza: un idioma che restituisce freschezza, franchezza, colori scarichi, sentori complessi e tannini raffinati. Vini che  a lungo permangono in bocca e in gola. E, ultima considerazione ma certo non di poco conto: rapporto qualità-prezzo straordinario (sempre meno di 15 € a scaffale per vini davvero grandi)

Ne ho bevute tre bottiglie: Rosso Classico 2010, Rosso Riserva 2008 e il Rosso F36P27 2008. Vini senza alcun dubbio al vertice delle rispettive tipologie e con la costante caratteristica della pulizia e dell’eleganza di cui è capace l’uva Gaglioppo quando a coltivarla, a spremerla e a fermentarla è un artigiano innamorato che lavora con coscienza e soddisfazione.

Chiaro che in futuro seguirò con estrema attenzione i vini di Francesco De Franco: per i suoi meriti, per la sua passione ma anche per i legami forti e radicati che ho con questa Terra, la mia.

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