Posts Tagged ‘fumin’
Vino in Valle di Fabrizio Gallino

L’ho letto tempo fa questo bel lavoro di Fabrizio Gallino, uno dei pochi, tra quelli che di vino scrivono sulla rete, che ho in stima. Perché è serio, è abbastanza competente e, soprattutto, segue quello che ha nei propri pensieri senza rincorrere chimerine effimere e poco raccomandabili.

Sono circa 160 pagine ben strutturate in cui Fabrizio raccoglie le notizie, quelle che servono (produttori, indirizzi, vini, vitigni e prezzi) e ci mette le proprie opinioni, evitando stupide classifiche. Costa 18 €, che sono ben spesi per chi vuol conoscere i vini, ma anche i prodotti d’eccellenza della Valle d’Aosta. Sta avendo un meritato successo e Fabrizio se lo merita.

L’occasione di scrivere questo breve articolo – che a Fabrizio avevo da tempo promesso – mi è stata fornita da un incontro in un bel posto – Casa Buffetto, due passi da S. Damiano d’Asti – con l’amico enologo Vincenzo Munì, Vincent Grosjean e Didier Gerbelle. Incontro stimolante, e poi è fatto raro che con le gambe sotto lo stesso tavolo ci siano ben tre Vincenzo (se togli CENZ, resto soltanto VINO…). Abbiamo parlato e bevuto: i rosati a base Nebbiolo di Casa Buffetto, i Fumin di Didier e di Vincent, il Nebbiolo (da vasca) che sta curando Vincenzo Munì. Dei vini di Didier e di Vincent tratterò a parte, quando li avrò bevuti, gustati e valutati a casa mia, senza distrazioni e con i miei soliti tempi lunghi. A ogni buon conto, è stato un incontro proficuo, come ogni tanto accade agli uomini di buona volontà (che usano bere vini buoni).

http://www.enofaber.com/

Maison Anselmet

LA VECCHIA AOSTA

MENU

ANTIPASTI:

Lardo d’Arnad e mocetta con castagne al miele

Insalata d’anatra con noci e mele

PRIMI PIATTI:

Risotto con fonduta di Fontina

SECONDO PIATTO:

Carbonade di manzo con polenta

DESSERT:

Crema di Cogne con le tegole della Valle

Avendo scelto un menu di rigorosa impronta tradizionale – sempre da preferire, ma a maggior ragione per una cena di gala che doveva tenersi a conclusione di un convegno internazionale con titolo : “Restituire la memoria” – non potevo non scegliere vini che a tale menu si accordassero in pieno. Tra le più importanti “Memorie” di una nazione (termine da leggere in senso antropologico) vi è il suo cibo: selezionato attraverso secoli di rapporto simbiontico con il territorio e le sue risorse. Ciò che oggi viene definito “cibo a km 0” è stato fino a non molti decenni fa (per il ricco occidente, perché miliardi di altre persone nel mondo si nutrono a “km 0”) l’unico modo per alimentarsi e in maniera naturale, che oggi definiamo con un altro obbrobrio eufemistico “cibo biologico”.

Ho scelto i vini di Giorgio Anselmet, produttore in Saint Pierre, a pochi chilometri da Aosta. Giorgio è un appassionato che opera da circa 35 anni, avendo compiuto gli studi enologici in uno dei prestigiosi istituti aostani. Io non amo – chi mi conosce ben lo sa – l’uso smodato della barrique, ma Giorgio è uno di quelli che questa tecnica adopra con garbo e stile: i suoi vini, da vitigni autoctoni o internazionali, hanno sempre una nota di eleganza e equilibrio gentile. Ho scelto quattro vini: il Muller Thurgau 2009 (bianco), il Broblan 2008 e il Torrrette Superieur 2008 (rossi), e abbiamo finito con il passito Arline 2008. Tutti vini Vallée d’Aoste Doc. Da mettere il rilievo lo straordinario palato minerale del Muller, vino che nulla ha a che fare con i vini che si spremono da questo vitigno in Alto Adige, in Friuli o in Alsazia: la dimostrazione, ove ce ne fosse il bisogno, che la vite è una pianta capace di adattarsi ai diversi climi e ai differenti suoli come forse nessun altro vegetale. Questo è un vino autoctono!

Di grande equilibrio il Torrette – un uvaggio di Petit Rouge (70%), Cornalin (20%) e Mayolet (10%): un vino da carni rosse eccellente: un grande vino. Il Broblan è 100%  Cornalin: un vino più nervoso, più secco.

Infine il delizioso passito Arline : complesso uvaggio di Moscato di Chambave, Pinot grigio, Gewurztraminer e Sauvignon blanc. Un passito con note lunghissime di mandorla e retrogusti complessi che rimangono sul palato e in gola a lungo: un vino che bevuto non si spegne mai.

Giorgio produce circa 60.000 bottiglie su terreni che si arrampicano fino a 800 slm.

Da ricordare il Fumin e il Pinot Noir : anche qui un vitigno internazionale per un vino che di internazionale non ha quasi nulla, un Pinot Nero di personalità peculiare che pare un autoctono valdostano.

I miei illustri ospiti hanno apprezzato cibo e vino per una cena degnamente conclusa con la Grolla o Coppa dell’amicizia, ospiti entro le possenti mura romane del ristorante Vecchia Aosta, per un servizio impeccabile, discreto e assai “friendly”.

Nota finale dovuta: io critico sempre le etichette, anche perché vedo delle “cose” che spesso non riesco nemmeno a definire; ebbene, le etichette Anselmet sono pulite, eleganti, chiare e con una loro personalità che le identifica in maniera netta. Mica poco.

http://www.maisonanselmet.vievini.it/