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Paolo Poli, “Siamo tutte delle gran bugiarde”

Il librino è esile, esilino, ma Paolo Poli è Paolo Poli: un miracolo che ci è stato donato, forse senza neanche meritarcelo. Ma è uno di quei miracolini piccolini, che valgono poco:”… ho ritrovato per miracolo quel….. che avevo perso; che miracolo, averti visto oggi! è stato un miracolo riuscire a trovare posto…”

Ma sono i miracoli piccoli quelli che aiutano a vivere tutti i giorni.

“Devi sapere che noi finocchi si piace alle donne isteriche. Quelle che pensano: lui odia tutte le donne, ma io sarò l’unica! Questa signora, quando io avevo trentatré anni e lei una quarantina, mi chiese un figlio. Io le risposi con la celebre battuta di George Bernard Shaw. Quando una bellissima attrice gli chiese un figlio, certa che sarebbe venuto bello come lei e geniale come lui, il commediografo le disse ‘Mia cara, ho paura che venga brutto come me e imbecille come lei’. E così risposi io alla signora”.

“Non c’è distinzione fra il mio lavoro e il resto. Sai, queste sono cose ottocentesche, tipo: stimo in lui il padre, ma detesto il medico! Non è così, siamo un tutt’uno con quello che facciamo. Chi è stato capace di realizzarsi in qualcosa, porta tutte le sue componenti in quella cosa e io anche tutte le mie componenti di finocchiezza le ho messe lì, nel teatro. Una volta mi si è rotta la cerniera lampo sulla schiena e ho detto alla sarta: ‘Lasciala aperta! Se non posso mostrare le tette mostrerò il culo!’”.

E dire che questo prodigio delle nostre scene è considerato spesso una sorta di semplice icona, come usa dire oggi, di una certa ristretta cerchia di omosessuali snob e intellettuali: non amo incensare né lodare chi non ne ha bisogno e mi fermo qui. Spero che il buon dio, o chi per lui, ci conservi il più a lungo possibile e al meglio possibile quest’uomo, questo artista, questo personaggio per davvero straordinario e fuori del comune ( eppoi, ha anche avuto la fortuna di conoscere Aldo Giurlani ancora vivo…).