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Le rondini – Swallows

http://www.youtube.com/watch?v=44x30fapOnI

Vorrei entrare dentro i fili di una radio 
E volare sopra i tetti delle città 
Incontrare le espressioni dialettali 
Mescolarmi con l’odore del caffè 
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali 
E con la polvere dei sogni volare e volare 
Al fresco delle stelle,, anche più in là 

Sogni, tu sogni nel mare dei sogni. 

Vorrei girare il cielo come le rondini 
E ogni tanto fermarmi qua e là 
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici 
E come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità. 
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore 
Per capire cosa succede dentro 
e cos’è che lo muove 

Da dove viene ogni tanto questo strano dolore 
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore 
Dov’è che si prende, dov’è che si dà 

Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni“.

E’ una canzone meravigliosa – tra le più belle – di Lucio Dalla. E queste sono rondini del Gargano. Le ritroviamo ogni anno – diverse – nello stesso nido a essere ingrassate con libellule e altri insetti che mamma e papà cacciano con inesauribili voli sugli olivi secolari. Sono rondini che  Lucio – uomo di queste terre, secondo storie vere ma indicibili – ha conosciute e osservate con cura e amore. Ci mettono pochi giorni a volare, felici.

E a ogni persona di buona volontà auguriamo di volare. Come le rondini mie. E quelle di Lucio.

Mattinata (Matinum) , Gargano, South of Italy

Di città bianche nel sud Italia, e nel sud del Mondo, tante ce ne sono. Tra queste Mattinata è da ricordare bella tra le belle.

Café des Artistes a Manfredonia

Quaranta anni fa, per recarsi sul Gargano da sud, occorreva attraversare il centro di Manfredonia: la statale non prevedeva una circonvallazione. Ricordo un paesone marino di grande confusione e con un traffico convulso e disordinato.

Oggi Manfredonia è una città moderna, con un bel centro storico raccolto intorno al corso Manfredi, di circa 60 mila abitanti, con un bel porto turistico e una piccola marineria di pescherecci.

Questa città vanta una storia densa, antica, nobile e assai travagliata. Qui sono attestati insediamenti umani già in epoche paleolitiche. Successivamente, le popolazioni autoctone daune vi fondarono un centro importante che divenne la Sipontum romana. Distrutta dai Bizantini nel VII secolo, fu rifondata nei pressi dal re di Sicilia e di Taranto Manfredi, che pose la prima pietra della nuova città il 23 aprile del 1556. La città, cui venne dato il nome del re, fu inaugurata nel 1264. Manfredi fu sconfitto e ucciso da Carlo I D’Angiò nel 1266. Gli Angioni continuarono a arricchire il centro che però fu assediato e distrutto dai Turchi di Alì Pascià nel 1620. Dopo di allora ci fu una lenta ricostruzione che arriva fino allo sviluppo dei nostri giorni.

Grazie all’amico Francesco, ho presentato il mio libro sui Maya nell’ampio spazio di fronte al porto (largo Diomede); cenato nel bel ristorante Cala Diomede (ottimo cibo ma servizio approssimativo) e, soprattutto, conosciuto il Café des Artistes: scoperta memorabile.

Sono un appassionato frequentatore e conoscitore di bar e café: dai miei storici di Torino, a quelli di Venezia, Roma, Napoli, Firenze, Parigi, New York….Questo mi ha colpito per l’eleganza, la qualità del servizio, l’eccellenza del cibo e l’offerta del beverage.

Sognato e voluto con forza da Matteo Lo Russo, è stato inaugurato nel 2003. Suo figlio Michele si occupa del servizio con grande passione e professionalità. Poi ci sono le proposte tradizionali di Teresa e zia Sipontina (nome tipico e esclusivo di qui): al mattino vanno a fare la spesa e il risultato è sempre sensazionale. Eccellente la pasticceria, curata dal maestro Vito Giordani con la collaborazione di Leonardo Talamo: esponenti insigni di un’antica e gloriosa tradizione pasticcera locale. Inutile dire che il semplice caffè è memorabile.

Uno dei posti che a me piace: bevicchiare, mangiucchiare, chiacchierare magari appiccicando un occhio di voluttà appresso a qualche (tutt’altro che rara) florida bellezza locale.

Consiglio con convinzione di provare.

Dimenticavo: servizi elegantissimi, lindi e di ottimo desing. Mica poco.

Café Des Artistes – Corso Manfredi, 204 – 71043 Manfredonia – Tel. 0884 535792

Dawn at Mattinatella (Gargano, Italy)

E’ sempre un’emozione semplice, primordiale assistere e fotografare il sole che nasce. Sole rosso che pare faccia fatica a spuntare di tra le nuvole o dietro un promontorio sul mare; e fatica a ingiallire, a sfavillare di quel bianco senza colore che non si può guardare. E fatica a allargare la sua luce su tutto il paesaggio intorno.

E poi: non è così scontato che ogni giorno questo succeda e ci si trovi in un bel posto a osservarlo e registrarlo. Un giorno o l’altro potrebbe non succedere più, per mille motivi.

Emozioni primordiali e bellezza semplice, non guadagnata con ricerche estenuanti; non composta e impaginata spremendo immaginazione e cultura. Alla portata di tutti, sia l’apprezzamento emotivo, sia la registrazione con immagini e con parole.

Ma a ben altre, faticose e meno clamorose, bellezze sono condannato. E non me ne dispiace, tutto sommato.

I cieli di Mattinatella

Dopo due giorni di pioggia e un tramonto spettacolare davanti alla piana di Mattinatella, nel mio villaggio Fontana delle rose, il mattino presto sono andato a pescare a fianco del porticciolo (uno dei pochi privati che possono vantare villaggi turistici e camping in Italia): la pesca è stata proficua.

Fontana delle Rose, Giugno 2012

Fontana delle Rose a Giugno è magnifica per davvero: tanto verde, tanti colori, poca gente. Si sta benissimo…..

Lucio Dalla

Erano i bellissimi anni Settanta. GiovanniTinghe tanghe” scendeva con uno dei suoi tanti muli – che si sono sempre chiamati Matteo – dalla masseria posta a mezza costa sulle rocce calcaree, poco sopra le bianchissime falesie marezzate dai filoni di dura selce. Suoli che in primavera stordiscono i sensi con i profumi assassini di timo e rosmarino e in estate regalano i fiori bianchi e rosa dei capperi e i frutti delle more difesi con tigna da roveti impenetrabili e le promesse spinose dei fichi d’india.

Il mio Gargano.

E Giovanni “Tinghe tanghe” andava in giro appresso al suo mulo Matteo a narrare una storia incredibile: Lucio Dalla è mio fratello, perché mio padre, a Manfredonia, quella volta….

Non abbiamo mai creduto a Giovanni. Però Cristiano sonava la sua chitarra, un po’ così, cantando: «Quale allegria, se ti ho cercato per una vita senza trovarti….Senza allegria, a letto insieme senza pace, senza più niente da inventare….Con allegria, perché in fondo in tutto il mondo c’è gente con gli stessi tuoi problemi….Facendo finta che la gara sia arrivare in salute al Gran Finale…»

Il Gran Finale, purtroppo è arrivato.

E ancora, nella mia stupenda mansarda nel centro di Torino, giovane manager solitario e fuori posto, versavo lacrimelle secche, e pure dolorose, ascoltando: «I sassi della stazione, sono di ruggine nera, sto sotto la pensilina bianca dove sventola adagio una bandiera..Dunque lei alla vita non cede…Vorrei chiamarla, dirle: le volpi con le code incendiate…Ascolto la marea del cuore…».

Sono due canzoni, due semplici canzoni che mi evocano momenti di vita ormai lontani e quanto miei, ahimé. I dischi sono del 1975 e del 1977: dischi con pezzi straordinari in una stagione meravigliosa per la musica, per me.

Oggi, purtroppo, il Gran Finale è arrivato. Siamo in lutto perché un altro, dei nostri – sì, noi artisti – se n’è andato.

Chissà dove, chissà dove.

Frittura di ghiozzi

Difficilmente, chi non è pescatore conosce certi pesci che sono deliziosi e oltretutto poco costosi. Un esempio emblematico è il ghiozzo. Appartiene alla famiglia dei Gobidi, i pesci a scheletro osseo più diffusi al mondo, presenti in tutti i mari del globo (eccetto le acque polari) con 2000 specie per circa 200 generi. Io lo pesco nel mio amato mare del Gargano. E’ un pesce bentonico, ovvero: vive attaccato al fondo ed è un predatore. I più grossi arrivano a 30 cm., io ne ho pescati di circa 25. Sembra semplice da fiocinare perché resta immobile, di solito all’imbocco della tana, in agguato. Invece riesce a scattare come un fulmine anche quando sembra facile preda. La sua qualità, a parte lo scatto fulmineo, è la capacità di mimetizzazione. Ha una carne bianca delicatissima, forse in assoluto la più delicata. Con una leggera infarinatura e una breve frittura in olio d’oliva extravergine si gusta un pesce straordinario, tra l’altro senza grandi problemi di spine. Si trova ogni tanto sui banchi del pesce, lo consiglio davvero, e costa poco.

Pescate miracolose a Fontana delle Rose

Ieri pomeriggio siamo usciti in barca per una battuta di pesca, tre adulti e un ragazzino milanese di circa 11 anni. Ebbene, il cefalo più grosso l’ha pescato proprio Alessandro, con la sua cannetta: ci sono voluti almeno dieci minuti per stancare il bestione e l’aiuto di papà Massimiliano. Ma poi il cefalo di oltre 2 kg. è stato issato felicemente a bordo. E gloriosamente cucinato alla sera nel giusto  modo in cui si devono gustare i deliziosi muggini di Mattinatella: alla griglia.

Queste sono altre tre immagini di alcune fortunate battute di pesca effettuate sul tratto di mare antistante la piana di Mattinatella, davanti al villaggio Fontana delle Rose, Gargano (Puglia, Italia) sono polipi e cefali pescati insieme ad amici con cui ho condiviso le vacanze in questi anni. Sono ricordi felici con persone magnifiche, uno dei quali oggi purtroppo non c’è più. Un pensiero per l’architetto Eligio Spicocchi, amico indimenticabile.

I delicati cieli pastello a Fontana delle Rose

Sono sempre mozzafiato le tinte del cielo sopra Fontana delle Rose quando il sole tramonta dietro le falesie del Gargano. La pulizia dell’aria rende tutto così nitido, così diretto e al contempo esalta i colori che il sole morente sparge con la sua tavolozza sempre nuova.

Luci e colori del Sud/Colors of the South of Italy

Queste fotografie sono state riprese nella piana pleistocenica  di Mattinatella (Gargano, Puglia) in questo agosto 2010. Ci sono i colori e le luci del nostro fascinoso Sud. Mancano gli odori penetranti della macchia mediterranea, mancano i suoni delle fronde degli ulivi, dei mandorli, del ligustro eccitate dal vento. Però ci sono i verdi cangianti delle piante dei capperi, degli olivi millenari (quello accanto a cui c’è mia moglie Margherita ha un diametro di quasi 4 metri!), dei fichi d’india, degli oleandri; e c’è il fiore – la pianta fiorisce una sola volta durante la sua vita – dell’agave americano che da noi ha attecchito con lo stesso entusiasmo del nopal messicano (il fico d’india). Il mio vuol essere un semplice tributo d’amore verso le terre che amo e da cui sono riamato.

Prima preda della stagione: un polipo

Ecco un bel polipo di circa 6/700 grammi: pescato al mattino verso le 8.30 e mangiato la sera stessa. Fontana delle Rose, in missione speciale con Gianni Leopardi alla riconquista dell’Italia e del nostro rigoglioso Sud: dovevo provare la nuova muta e verificare l’attrezzatura – e anche il colpo d’occhio e il fisico (che anno dopo anno si appesantisce e testimonia usure ormai irrimediabili). Sono uscito per la prima battuta al mattino presto e la caccia è stata proficua. Nonostante il passare degli anni, l’abilità è rimasta intatta e ho potuto far mangiare a Gianni un bel polipo fresco di giornata, cucinato in maniera semplice alla griglia da Colomba, figlia di Tonino, creatore del ristorante (è una parola impegnativa…) a due metri dalla battigia in località Masseria Mattinatella – Gargano, Puglia -, sotto Fontana delle Rose.

Uccidere per mangiare è etico, secondo me: ma uccidere un polipo mi è sempre complicato e mi procura comunque piccoli sensi di colpa che finiscono quando la sensibile bestiola si trasforma in cibo delizioso. E’ un discorso difficile da sostenere oggi, in tempi in cui falsi moralismi inducono a sostenere tesi che poco o punto hanno a che vedere con le leggi elementari e ferree della Natura: soprattutto è impossibile cercare di spiegare a gente che con la Natura, quella vera, ha poco da spartire.

La Cappella di Padre Pio a S. Giovanni Rotondo
Un mito: Villa Scapone

“…ci sono luoghi dove la natura ha creato scenari irripetibili, se la mano dell’uomo interviene con rispetto ecco nascere piccoli paradisi terrestri.”

Allora, parlo dei primi anni settanta, quella costruzione grigia, confusa dentro i pini di Aleppo e i cespugli di macchia mediterranea, abbarbicata inchiodata incastonata a mezza costa proprio sulla falesia, era una sorta di sogno: chissà di chi è, chissà chi ci abita..è un avvocato, un politico, un imprenditore, forse un attore….E non si vedeva mai nessuno, almeno in agosto: neanche in quella piscina, si diceva di acqua di mare, pochi metri sopra il blu profondo delle onde. E c’è pure il campo da tennis, là a sinistra della Villa, nascosto tra i pini. Quella Villa dominava la nostra spiaggia, le nostre grotte marine, i nostri sogni diciottenni, le nostre incursioni notturne a infrattarci fra gli scogli a fare le cose che si fanno tra ragazzi e ragazze a diciott’anni, nei primi anni settanta.

Oggi vado a giocarci a tennis, a Villa Scapone: un campo sintetico che domina la baia e un paesaggio che non ha eguali, neanche sulla costiera Amalfitana. Giochiamo tra gli odori fortissimi della macchia e i verdi teneri dei pini di Aleppo; il guaio è che si perdono tante palline…

La costruzione fu la realizzazione del sogno di un chirurgo estetico originario del Gargano che si era trasferito a Milano; è stata ultimata verso la fine degli anni sessanta,  un paio d’anni prima dell’apertura di Fontana delle Rose nella contigua piana alluvionale di Mattinatella, sotto la strada costiera aperta nel 1964 che unisce Mattinata a Vieste.

Il buon chirurgo, che realizzò questo esempio magnifico di come si possono ben integrare opere dell’uomo in ambienti di straordinaria bellezza quando sensibilità e buon gusto sono caratteristiche di chi agisce, fece però un errore di valutazione clamoroso: pensò che una tale meraviglia fosse un’eredità straordinaria per i suoi figli, che mi dicono numerosi. Si sbagliava, ai figli di quell’incanto non importava un bel niente. Per lunghi anni la Villa rimase vuota e triste a vegliare su tante storie che ogni estate si consumavano, lì vicino a Fontana delle Rose; e chissà cosa potrebbe narrarci di certe notti infocate d’agosto, su quelle spiagge sassose, proprio sotto i suoi occhi. Potessero parlare, quei muri…

Intorno alla fine degli anni novanta, Villa Scapone fu venduta a una cordata di imprenditori locali che opera nel settore turistico e alberghiero. Venne ristrutturata, ammodernata, fornita di una sala ristorante e trasformata in una struttura di accoglienza alberghiera.

Oggi accoglie tutto l’anno, con una capienza massima di una cinquantina di posti letto, ospiti fortunati a cui regala i silenzi, gli odori, la vista incomparabile della baia sottostante, una ristorazione di qualità, un servizio discreto e riservato: il tutto a un prezzo che mi pare molto più che conveniente.

Oltre che a giocare a tennis, ogni anno vengo a cenare qui almeno un paio di volte; stare su una terrazza sospesa su una falesia (tra le altre cose, poco sotto ci sono ancora le tracce di quello che doveva essere un grande trabucco), al tramonto del sole di un giorno d’agosto sul Gargano, a mangiare e bere più che bene e servito come si deve (a un prezzo conveniente…), mi pare essere una delle migliori attenzioni che si possano dedicare a sé stessi e ai propri cari.

Nella foto accanto sono con Antonio Vitarelli, il direttore di Villa Scapone, che si occupa con la moglie da qualche anno della gestione della struttura. Antonio è un entusiasta che si è innamorato di questo posto magnifico, arrivando da importanti esperienze nel campo della ristorazione e della gestione di aziende turistiche (la sua esperienza più importante l’ha accumulata a Vieste, tra gli anni ottanta e novanta, gestendo un villaggio turistico di oltre 1400 posti). La cura che mette nell’acquisto delle materie prime in cucina, la scelta dei vini, la discrezione e la gentilezza mai affettata del suo modo di lavorare ne fanno un professionista che non scorda mai, comunque,il fatto che gli ospiti sono innanzi tutto persone. Quando io scelgo di parlare di un posto, e di una persona, non devo niente a nessuno se non la mia stima: in questo caso non riesco a spiegarmi perché un posto così straordinario (non ho parlato della pulizia, dell’ordine, di una misurata eleganza degli ambienti) abbia sì successo, ci mancherebbe! ma, secondo me, non quello che davvero meriterebbe. Questo mio articolo vuol solo essere un piccolo contributo a uno dei posti più belli che conosco, gestito oltretutto da persone per bene e capaci. Il fatto che abbia scelto di parlarne, come mio solito, implica l’assoluta mia raccomandazione: ne rispondo personalmente! Ci mancherebbe altro…..

Villa Scapone – Litoranea Mattinata-Vieste km 11,5 – 71030 Mattinata (FG) Tel.0884559284/Fax.0884554000 – www.villascapone.it – info@villascapone.it

Vincenzo Reda                                                                                                                                                              Settembre 2008