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Auguri a tutti

Formulare gli auguri per la fine dell’anno è considerato un atto di buona creanza, di buona educazione. In fondo – che lo si compia per dovere, per prassi, per noia, per piacere o per calcolo – costa davvero poco, se non si vuol proprio esagerare.

Dal punto di vista storico/antropologico, presso tutte le culture di ogni tempo e di ogni spazio questa consuetudine è vecchia tanto quanto lo sgomento di affrontare l’Ignoto che comincia dal prossimo attimo futuro e sempre sconosciuto; se chi ci vuol bene, ci stima o anche chi soltanto abbia a cuore, per i motivi più vari, le nostre buone sorti, ci esprime parole di sostegno con lo scopo di aiutarci nell’affrontare questo benedetto ignoto, pare ovvio: ci reca piacere.

Il termine ha etimo latino: l’àugure era un sacerdote che divinava osservando il volo degli uccelli e personalmente trovo questo fatto di fascino straordinario!

I miei, di auguri, hanno invece origine nell’uso rituale di condividere un calice di vino: consuetudine antica soltanto quanto la cultura di questo fermento d’uva e dunque non più di qualche millennio.

Dal 1998 scelgo sempre un Dolcetto, vino piemontese forse quanto mai altri: dev’essere un Dolcetto che conosco, di cui conosco il vignaiolo, delle cui vigne ho calpestato il suolo e goduto dei raggi del sole.

Lo stendo su 73 biglietti di carta di cotone e poi scelgo 73 persone che, secondo un rituale tutto mio, ritengo possano apprezzare questa mia particolare manifestazione augurale. Tutta questa operazione dura almeno una quindicina di giorni, e di notti: è una faccenda nella quale il mio coinvolgimento emotivo è di particolare intensità, in tutti i vari passaggi che richiede; quello che mi tormenta in maniera ogni volta più inquietante riguarda la scelta dei destinatari. Sembra una stupidaggine, eppure mi porta via energie inenarrabili.

Quest’anno la scelta è caduta, non a caso pare ovvio, sul Dolcetto di Diano DOCG 2013 di Gigi Rosso: dedicato a questo grande Signore del vino e ai due figli Claudio e Maurizio, con cui nel recente passato ho interloquito con grande piacevolezza e reciproca stima.

Dunque: i miei migliori auguri a tutti, proprio tutti: senza distinzioni di sesso, età, nazionalità, istruzione, cultura, intensità di frequentazione, simpatia, empatia, convinzioni etiche e politiche. Auguri a tutti, soprattutto senza calcoli, come insegna La Bhagavad Gita.

I miei (usuali) auguri dipinti con il Dolcetto

Ho cominciato il lavoro per i miei 73 biglietti d’auguri con il Dolcetto di Diano DOCG 2013 di Gigi Rosso. Ci metterò altri 8/10 giorni per finire (taglia i cartoncini uno a uno, prepara il fondo, rifinisci e firma, scrivi con la stilo il retro uno a uno, imbusta e scrivi gli indirizzi e poi consegna a mano o spedisci….: soltanto un pazzo come me può fare ogni anno ‘sta manfrina e anche gratis!!).

Ho finito l’1/73 e il 73/73 che sono su carta Archer da 300 gr. e in formato 27,5×35, mentre gli altri 71 sono su carta Fabriano 300 gr. 50% cotone e in formato 15×22. Il primo è destinato a Gigi Rosso, mi pare ovvio; l’ultimo lo avevo pensato per una certa persona, che forse non lo merita. Ci devo pensare. Nel frattempo, a vedere questa roba, come al solito, mi assale la depressione: mi viene da piangere e vorrei sparami in bocca. Perché? E’ troppo complicato da spiegare e forse non so neanch’io perché.

Finiti, anche prima del previsto. Ora sono soltanto più da imbustare, spedire e consegnare. Con i soliti dubbi che mi tormentano: chi scegliere tra i 73. Aggiungere è sempre (o quasi) gratificante; eliminare è sempre (o quasi) doloroso. Per quel poco che vale, ma mica poi tanto poco, almeno per quanto mi riguarda: questo è più che un gioco, un mio rito che vado officiando dal 1998 e, come tutte le cose mie, lo prendo assai sul serio. Con leggerezza, ma sul serio.

Il signore in fotografia è Gigi Rosso, il cui Dolcetto quest’anno ho scelto. Vuol essere anche un omaggio al personaggio, uno degli ultimi patriarchi del Nostro Vino. Che il Signore, o chi per lui, ce lo conservi in buona salute.

Barolo Paintings – Art show in Barolo (Piedmont)

Associazione di volontariato culturale ART & WINE CLUB – Italian Top Style

via La Morra 1 – 12060 BAROLO (CN) c.f. 90047820049 tel. 366-1565872

BAROLO PAINTINGS – mostra collettiva itinerante di arte contemporanea

curatore Fabio Carisio, direttore di Art & Wine Magazybook

24 opere ispirate al re dei Vini e gli oggetti di artigianato artistico Tole

SECONDA TAPPA BAROLO PAINTINGS

TRIBUTO A ENRICO BAJ – tole & friends exhibition

Aula Picta – Barolo dal 30 agosto al 14 settembre 2014

Inaugurazione con brindisi a Barolo Gigi Rosso sabato 30 agosto dalle ore 18

Finissage domenica 14 settembre in contemporanea con la Festa di Barolo

con degustazioni di Barolo organizzate dalla Pro Loco di Barolo

orari di apertura: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 18 sabato e domenica 10-18

info: club@art-wine.eu Tel 347-5046853

Barolo Paintings l’esposizione annuale dell’associazione culturale Art & Wine Club – Italian Top Style di Barolo,

vocata alla promozione dell’arte in connubio all’enogastronomia, approda nella capitale del vino. Dopo il successo

della prima tappa di La Morra all’interno della manifestazione nazionale Libri da Gustare l’evento, che

sta diventando sempre più ricco ed articolato in virtù di nuove partnership, si trasferisce presso l’Aula Picta di

Barolo, nell’ex Confraternita dei Disciplinati di Sant’Agostino ora divenuta teatro di esposizioni di rilievo internazionale

con la gestione di Barolo Art. Lì, il sodalizio di artisti guidato dal critico d’arte e giornalista enogastromico

Fabio Carisio, presidente di Art & Wine Club e direttore di Art & Wine Magazybook, esporrà la mostra

di arte contemporanea intitolata appunto Barolo Paintings (il Barolo dipinto), una collettiva di artisti selezionati

nell’ambito della figurazione (ma non solo) che hanno voluto onorare il nobile vino rosso piemontese con le

proprie opere sia attraverso scorci di paesaggio sia nelle evocazioni concettuali e metafisiche dal medesimo

ispirate.

La tappa di Barolo (cui seguiranno quelle del Castello di Grinzane Cavour e di Villa Erba a Como ed altre ancora

in via di definizione) avrà come tema centrale il Tributo a Enrico Baj. In virtù di una collaborazione con la Cantina

Gigi Rosso, infatti, sarà celebrato il ventennale di una storica opera ed etichetta realizzata dall’artista milanese

riconosciuto a livello mondiale come uno dei più importanti protagonisti dell’Avanguardia Italiana nel

campo delle nuove sperimentazioni figurative. Sarà esposta nell’Aula Picta una gigantografia di 2,5 X 1,5 metri

dell’etichetta che Baj realizzò per Gigi Rosso personalizzando di suo pugno l’immagine di una delle sue più

famose opere di assemblage: Baulè Senufo Po, composizione del 1994 di legni e collage ed oggetti vari che fu

utilizzata come copertina per il Catalogo Generale delle Opere dell’artista dal 1972 al 1996. Accanto a tale capolavoro

di ingegnosità artistica, realizzata in locandine a tiratura limitata, saranno esposte le tele e gli acquarelli

di giovani emergenti o maestri di chiara fama quotati sulle aste nazionali e presenti in Collezioni museali: Noemi

Alvisi, Roberto Bonafè, Elena Clerici, Claudio Costa, Roberto De Siena, Claudia Ferraresi, Franco Giletta, Carla

Ghisolfi, Giovan Francesco Gonzaga, Osvaldo Mascarello, Adriano Nosengo, Aldo Parmigiani, Gianni Pascoli,

Filippo Pinsoglio, Maurizio Rinaudo, Carlo Rivetti, Doris Scaggion, Antonella Tavella e Giovanni Vigna.

 

Claudio Rosso: vini e aceto

Viene un giorno di fine dell’anno scorso in cui mi serve chiedere un favore a Stefano Gagliardo, mi consiglia di sentire la famiglia Rosso, che conosco di nome ma di cui non conosco i vini. Segue un appuntamento nella sede dell’Azienda Gigi Rosso, lungo la strada Alba-Barolo, ancora per pochi metri posta nel comune di Castiglione Falletto. Conosco Gigi, il patriarca, Claudio, enologo e Maurizio, l’intellettuale di famiglia (di cui ho già trattato su questo sito).

Nasce spontanea un’amicizia particolare, sia con Maurizio sia con Claudio; ma se di Maurizio e dei suoi libri ho ampiamente parlato, con Claudio ho maturato un debito.

Avendo finalmente potuto gustare il suo strepitoso aceto balsamico di moscato “Asì“, è in fine giunto il momento di sdebitarmi, e con grande piacere.

E comincio proprio dall’aceto che Claudio cura con amore speciale. Questo è un aceto balsamico prodotto da mosto di moscato secondo la tradizione emiliana dei passaggi successivi in botticelle di legni pregiati e invecchiato almeno 3 anni. Ne produce uno più tradizionale da vino Barolo, buono anche questo. Li si possono trovare distribuiti da Eataly e, garantisco, sono per davvero aceti eccellenti. Claudio li produce nei casolari posti in Serralunga, località Airone: è il cru più alto del Nebbiolo da Barolo e l’ultimo del disciplinare al confine con l’Alta Langa. Il Barolo Arione che Claudio qui produce è senza dubbio uno dei migliori da me conosciuti, nella tipologia elveziana (Barolo con più struttura, tannini e colore).

Il balsamico l’ho usato per condire un piatto tanto semplice quanto gustoso: alici in umido. Provare per credere, ma le alici devono essere freschissime e con quelle poche gocce di aceto il piatto diventa sublime.

Già che ci sono, parlo anche della Freisa ferma 2012 – che purtroppo non verrà più prodotta: tende a scomparire perché poco richiesta, un vero delitto. Vino secco, vinoso, piacevolissimo anche leggermente fresco che oggi non gode di stima particolare ed è un vero peccato. Molti produttori di Langa ormai tendono a non produrre più questo vino in favore di “roba” più modaiola e così si perde un vino ideale per accompagnare certi salumi, certi formaggi, certi antipasti tipici. E non soltanto: la Freisa può essere un vino a tutto pasto, di particolare piacevolezza e non impegnativo. Questo fa 13,5% vol., bel colore rosso rubino medio, note di frutta rossa non troppo invasive, in bocca è secco, vinoso, con un finale piacevolmente amaro.

Del rosato di Nebbiolo ho parlato in altre occasioni: è uno dei miei preferiti, pare ovvio. Il Nebbiolo 2011, dalle vigne di Altavilla (due passi a est di Alba, zona del Barbaresco) è un buon Nebbiolo più balsamico che speziato, 14% vol., colore più carico del normale. Al palato è un vino largo, quasi pastoso di buona piacevolezza e lungo finale. Prezzo assai conveniente, come tutta la produzione Gigi Rosso di cui Claudio, enologo proveniente dal prestigioso istituto albese, è padre amorevole. Tra le altre cose, ha scritto un bel libro, assai divulgativo e di buon successo, sulle tecniche del vino in vigna e in cantina.

http://www.gigirosso.com/getcontent.aspx?nID=52&l=it

Drink pink: soprattutto Nebbiolo

Fino a non molti anni fa i rosati erano vini estranei ai miei interessi.

Cominciò a cambiare qualcosa quando mi recai sul Garda per una mostra e incontrai il Chiaretto. Non dico che fu amore a prima beva ma qualcosa di assai simile. E cominciò il solito tarlo che mi rode quando scopro qualcosa di nuovo che non conosco e che m’induce a indagare, leggere, chiedere in giro, ecc.: è la mia condanna e, purtroppo, mi succede spesse volte e in settori i più disparati.

Qualche tempo dopo scrissi un articolo per Horeca Magazine incentrato proprio sui vini rosati che avevo bevuti e valutati  nel corso del Vinitaly 2011. Aziende prestigiose, soprattutto pugliesi: Leone de Castris, Botromagno, ecc. Che mi piacquero ma non mi entusiasmarono. Trovai invece davvero eccellente La Rose di Manincor: un rosato che è il risultato di un improbabile uvaggio di Lagrein, Merlot, Cabernet, Pinot Nero, Petit Verdot, Tempranillo, Syrah! Notevole per davvero.

Poi ho apprezzato il Melograno de La Marchesa di Lucera: rosato da Nero di Troia, più secco e complesso dei rosati di Primitivo e Negramaro. Mi è piaciuto e ne ho bevuto non poco.

Tutt’altro che malvagio il rosato di Sangiovese, gustato a Montemaggiore e con la mia etichetta.

E poi mi sono imbattuto nei rosati di Nebbiolo e qui sì è stato amore a prima vista. Soprattutto con il Rosato di Brezza, ma anche quello che sta sviluppando l’amico Vincenzo Munì (di cui ho parlato su questo sito) e infine, ma non certo il meno interessante, quello che ho appena bevuto di Gigi Rosso. Non c’è da discutere, anche per i rosati il Nebbiolo è  un frutto straordinario.

Con il successo che stanno avendo in tutto il mondo sarebbe bene tenerne conto e magari, visto che siamo i principali esportatori (e i francesi ne bevono più di quanto ne producono), proporre il rosato di Nebbiolo proprio a questo mercato di gente con la puzza sotto il naso: il Nebbiolo provvederebbe a levargliela, la puzza!

Piemontesi nel Farwest di Maurizio Rosso

Chissà quanti sanno che c’è un comune che si chiama Asti (95425, California) nella Contea di Sonoma, a circa un centinaio di chilometri a nord di San Francisco e che, lungo la 101 Road, si trovano Asti Winery, Asti road, ecc. Ebbene, furono il ligure (Chiavari) di nome Andrea Sbarboro e il piemontese (Dogliani)  Pietro Carlo Rossi a fondarla nel 1881, insieme alla Colonia Italo-Svizzera, grande azienda produttrice di vino californiano. Maurizio Rosso, titolare con il fratello enologo Claudio, dell’azienda Gigi Rosso (grande Barolo Arione) pubblicò questo libro con Gribaudo nel 1990. E’ un bel cartonato con sovracopertina plastificata di 317 pp., senza prezzo esposto. Libro unico che tratta dell’emigrazione piemontese in America e, soprattutto, in California, dove questi emigranti svolsero un ruolo fondamentale nello sviluppo della produzione vitivinicola (vedi la straordinaria storia dei fratelli Ernest e Julio Gallo, figli di un emigrante originario di Fossano).

Il libro, ormai introvabile, è un lavoro accurato e assai documentato che Maurizio Rosso scrisse durante il suo soggiorno californiano: appassionato fin da giovane del mito americano, si è laureato in Lingua e Letteratura Inglese e in California il suo cuore di Langa s’è ritrovato preda di una fanciulla locale (il risultato è un bel figliolo). Fu richiamato in patria dalle esigenze dell’azienda che il padre Gigi aveva fondato negli anni Cinquanta e oggi si occupa della parte commerciale (parla correntemente almeno tre o quattro lingue). Ma ha continuato a scrivere.

Suoi altri libri: Barolo: Personaggi e mito (Omega, Torino 2000), L’amante di Socrate (Araba Fenice, 2006), romanzo ambientato nell’Antica Grecia. Inoltre, la prima edizione de Il castello dei Cataripubblicato nel 1996, vinse il Premio del Presidente del “Cesare Pavese” nel 1997 a Santo Stefano Belbo.

A mio parere questo lavoro meriterebbe di essere aggiornato e ripubblicato per il fatto che riporta notizie e storie davvero straordinarie, assai importanti e, purtroppo, assai poco note.

http://www.gigirosso.com/getcontent.aspx?nID=52&l=it