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Restituire La Memoria, Aosta 4/5 giugno 2010, prime immagini
Maison Anselmet

LA VECCHIA AOSTA

MENU

ANTIPASTI:

Lardo d’Arnad e mocetta con castagne al miele

Insalata d’anatra con noci e mele

PRIMI PIATTI:

Risotto con fonduta di Fontina

SECONDO PIATTO:

Carbonade di manzo con polenta

DESSERT:

Crema di Cogne con le tegole della Valle

Avendo scelto un menu di rigorosa impronta tradizionale – sempre da preferire, ma a maggior ragione per una cena di gala che doveva tenersi a conclusione di un convegno internazionale con titolo : “Restituire la memoria” – non potevo non scegliere vini che a tale menu si accordassero in pieno. Tra le più importanti “Memorie” di una nazione (termine da leggere in senso antropologico) vi è il suo cibo: selezionato attraverso secoli di rapporto simbiontico con il territorio e le sue risorse. Ciò che oggi viene definito “cibo a km 0” è stato fino a non molti decenni fa (per il ricco occidente, perché miliardi di altre persone nel mondo si nutrono a “km 0”) l’unico modo per alimentarsi e in maniera naturale, che oggi definiamo con un altro obbrobrio eufemistico “cibo biologico”.

Ho scelto i vini di Giorgio Anselmet, produttore in Saint Pierre, a pochi chilometri da Aosta. Giorgio è un appassionato che opera da circa 35 anni, avendo compiuto gli studi enologici in uno dei prestigiosi istituti aostani. Io non amo – chi mi conosce ben lo sa – l’uso smodato della barrique, ma Giorgio è uno di quelli che questa tecnica adopra con garbo e stile: i suoi vini, da vitigni autoctoni o internazionali, hanno sempre una nota di eleganza e equilibrio gentile. Ho scelto quattro vini: il Muller Thurgau 2009 (bianco), il Broblan 2008 e il Torrrette Superieur 2008 (rossi), e abbiamo finito con il passito Arline 2008. Tutti vini Vallée d’Aoste Doc. Da mettere il rilievo lo straordinario palato minerale del Muller, vino che nulla ha a che fare con i vini che si spremono da questo vitigno in Alto Adige, in Friuli o in Alsazia: la dimostrazione, ove ce ne fosse il bisogno, che la vite è una pianta capace di adattarsi ai diversi climi e ai differenti suoli come forse nessun altro vegetale. Questo è un vino autoctono!

Di grande equilibrio il Torrette – un uvaggio di Petit Rouge (70%), Cornalin (20%) e Mayolet (10%): un vino da carni rosse eccellente: un grande vino. Il Broblan è 100%  Cornalin: un vino più nervoso, più secco.

Infine il delizioso passito Arline : complesso uvaggio di Moscato di Chambave, Pinot grigio, Gewurztraminer e Sauvignon blanc. Un passito con note lunghissime di mandorla e retrogusti complessi che rimangono sul palato e in gola a lungo: un vino che bevuto non si spegne mai.

Giorgio produce circa 60.000 bottiglie su terreni che si arrampicano fino a 800 slm.

Da ricordare il Fumin e il Pinot Noir : anche qui un vitigno internazionale per un vino che di internazionale non ha quasi nulla, un Pinot Nero di personalità peculiare che pare un autoctono valdostano.

I miei illustri ospiti hanno apprezzato cibo e vino per una cena degnamente conclusa con la Grolla o Coppa dell’amicizia, ospiti entro le possenti mura romane del ristorante Vecchia Aosta, per un servizio impeccabile, discreto e assai “friendly”.

Nota finale dovuta: io critico sempre le etichette, anche perché vedo delle “cose” che spesso non riesco nemmeno a definire; ebbene, le etichette Anselmet sono pulite, eleganti, chiare e con una loro personalità che le identifica in maniera netta. Mica poco.

http://www.maisonanselmet.vievini.it/