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Lucio Dalla

Erano i bellissimi anni Settanta. GiovanniTinghe tanghe” scendeva con uno dei suoi tanti muli – che si sono sempre chiamati Matteo – dalla masseria posta a mezza costa sulle rocce calcaree, poco sopra le bianchissime falesie marezzate dai filoni di dura selce. Suoli che in primavera stordiscono i sensi con i profumi assassini di timo e rosmarino e in estate regalano i fiori bianchi e rosa dei capperi e i frutti delle more difesi con tigna da roveti impenetrabili e le promesse spinose dei fichi d’india.

Il mio Gargano.

E Giovanni “Tinghe tanghe” andava in giro appresso al suo mulo Matteo a narrare una storia incredibile: Lucio Dalla è mio fratello, perché mio padre, a Manfredonia, quella volta….

Non abbiamo mai creduto a Giovanni. Però Cristiano sonava la sua chitarra, un po’ così, cantando: «Quale allegria, se ti ho cercato per una vita senza trovarti….Senza allegria, a letto insieme senza pace, senza più niente da inventare….Con allegria, perché in fondo in tutto il mondo c’è gente con gli stessi tuoi problemi….Facendo finta che la gara sia arrivare in salute al Gran Finale…»

Il Gran Finale, purtroppo è arrivato.

E ancora, nella mia stupenda mansarda nel centro di Torino, giovane manager solitario e fuori posto, versavo lacrimelle secche, e pure dolorose, ascoltando: «I sassi della stazione, sono di ruggine nera, sto sotto la pensilina bianca dove sventola adagio una bandiera..Dunque lei alla vita non cede…Vorrei chiamarla, dirle: le volpi con le code incendiate…Ascolto la marea del cuore…».

Sono due canzoni, due semplici canzoni che mi evocano momenti di vita ormai lontani e quanto miei, ahimé. I dischi sono del 1975 e del 1977: dischi con pezzi straordinari in una stagione meravigliosa per la musica, per me.

Oggi, purtroppo, il Gran Finale è arrivato. Siamo in lutto perché un altro, dei nostri – sì, noi artisti – se n’è andato.

Chissà dove, chissà dove.

Personaggi

In questa galleria di immagini sono presenti alcuni tra i più significativi personaggi che hanno accompagnato molti decenni di estati trascorse sul Gargano.

C’è Giovanni detto “Tinghe-tanghe” (per via della zoppia del padre), orfano dell’ultimo dei suoi muli (si chiama Antonio e ha preso il posto di molti muli chiamati Matteo); Giovanni abita una masseria a mezza costa che funziona ancora come un secolo fa: senza corrente elettrica e con l’acqua di pozzo. Giovanni racconta una storia incredibile secondo la quale egli sarebbe il fratellastro di Lucio Dalla: la vicenda è verosimile… C’è il piccolo Matteo, il braccio armato di Antonio Vaira, oggi quasi ottantenne, che si occupa degli olivi e li cura e li conosce come pochi altri, forse, al mondo. C’è il vecchio e saggio Antonio che si ostina a guidare una Fiat Uno che, molti anni fa, probabilmente somigliava a un’auto.

E c’è Tonino: una storia. Pescatore che vendeva quarant’anni fa bibite sulla spiaggia, ha creato il piccolo mito del ristorante “Da Tonino”: a due metri dal mare, la moglie cucinava le orecchiette, le cozze e i cefali come nessuno nel raggio di decine di chilometri. Oggi non lavora quasi più: si occupa dei numerosi nipoti, tutti incredibilmente somiglianti, e sorveglia il lavoro di figli, figlie generi, nuore e nipoti. Si mangia ancora come nella tradizione di famiglia, a due passi dal mare. E si beve un ottimo vino sfuso, nero di Troia che viene da Cerignola. Da Tonino vengono a mangiare, arrivando dal mare, da tutto il Gargano. Con Tonino da sempre parliamo di polipi e cefali e spigole e saraghi e seppie e ombrine: s’informa sempre su come sono andate le mie battute di pesca.