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Visita alle Cantine Cossetti e IL Bollito del ristorante IL Quartino di Calamandrana

Per quelle imperscrutabili – ma ci dev’essere un perché, il caso non può che essere il semplice frutto dell’ignoranza – coincidenze che mi lasciano ogni volta esterrefatto, avevo dipinto due dei miei quadri che oggi sono in India con una bottiglia antica di Barbaresco Cossetti 1964; i quadri si chiamano, vedi caso, “Magia” e “Illusione”.

Giuseppe Gai, conosciuto alla presentazione del mio libro in S. Damiano d’Asti, il 12 dicembre scorso, mi ha portato a visitare proprio le Cantine Cossetti, una di quelle aziende con storia importante e ormai quattro generazioni di vita.

Azienda soprattutto di Barbera, ma attrezzata per dare un buon prodotto a un prezzo adeguato per i vini importanti piemontesi: tra le pochissime autorizzate a imbottigliare Barolo e Barbaresco fuori dalle rispettive zone di disciplinare. Barbera ottime (La vigna Vecchia e Venti di Marzo), con contorno opportuno di Dolcetto, Brachetto, Ruché, Grignolino (interessante), Cortese, Arneis, Spumante – Chardonnay, metodo Charmat – e, com’è ovvio, Barolo e Barbaresco.

Non siamo nell’eccellenza del vino, siamo al cospetto di una solida realtà che produce un prodotto medio con eccellente rapporto qualità/prezzo: bisogna smetterla di considerare il vino, tutto il vino, una faccenda sacra per pochi adepti e ricominciare a parlare di vino come bevanda, come alimento e ricordare sempre che noi, i pochi eletti, non dobbiamo fare testo. A questo proposito, curiosità: San Damiano d’Asti, paese di 8.000 anime, consuma settimanalmente 7/800 litri del famoso “vino” in tetrapack! E San Damiano è un paese di grande e storica produzione enologica……

Visitata la cantina e compiuto il rito, sempre appassionante, degli assaggi, è scoccata l’ora di pranzo: la scelta è toccata al ristorante Il Quartino di Calamandrana, chef  Enzo, ragazzo che ha già raggiunto una qualche notorietà per alcune partecipazioni televisive in trasmissioni di settore. Ma fregatevene della televisione e andate a mangiare il suo bollito: il meglio che mi sia capitato di mangiare negli ultimi anni, punto e basta. Non mi perdo in descrizioni inutili e tautologiche: partite e andate a scovare questo posto in Calamandrana, invece che consumare le ormai noiose strade della Langa ricca e ormai antipatica quasi come il Chianti. Enzo ha l’amico fornitore, macellaio e allevatore, dirimpetto al suo ristorante, non c’è bisogno di dire altro. E le salse sono soltanto due, semplici semplici. Curiosità, Enzo è un appassionato di sale: nel mortaio, portato sulla tavola apposta per noi, salgemma di Himalaya e Haway!