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Claudio Galletti, presidente Enoteca Italiana di Siena

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L’occasione di incontrare e conoscere Claudio Galletti mi viene offerta dall’invito a partecipare alla V edizione della manifestazione “La Valle del Gigante Bianco” che si è svolta a Bettolle-Sinalunga in provincia di Siena dal 30 maggio al 2 giugno.

L’amico Luigi Pagnotta dell’Apt di Cianciano Terme si è ricordato della mia partecipazione al convegno sulla Donna Etrusca di qualche tempo fa e, memore del mio entusiasmo e degli articoli che allora avevo scritti con grande soddisfazione, mi ha reiterato l’invito che ho accettato con piacere, ben conoscendo il calore della gente e le eccellenze, per davvero tante e per davvero uniche, delle terre del basso Senese: senza dubbio alcuno, uno dei territori più belli della nostra bella Patria.

Grazie all’intuito che il buon dio, o chi per lui, mi ha donato, immediatamente ho provato simpatia per questa persona che si presenta in maniera semplice, quasi dimessa, ma che nell’eloquio dimostra chiarezza di vedute, visione del futuro, passione e pulizia morale.

Vengo poi a scoprire, per tramite del suo curriculum, che siamo coetanei e che ci accomuna il fatto, sempre importante, di essere partiti dal basso svolgendo mestieri che si definiscono umili, dimenticando che il lavoro onesto, quale che sia, non è mai umile.

Da operaio metalmeccanico, nato a Castiglione D’Orcia, ha passato una vita al servizio della sua Comunità, percorrendo nei tempi giusti i gradini che una partecipazione attiva e coerente alla vita politica permette di salire: da funzionario della CNA di zona ha ricoperto le cariche di Consigliere Comunale, Segretario di Sezione dell’allora PCI e infine, dal 1999 e dunque per due mandati consecutivi, Assessore Provinciale Agricoltura, Caccia e Pesca e Aree Protette della Provincia di Siena.

Contemporaneamente, ha ricoperto incarichi nazionali nelle Associazioni Città del Vino e Città dell’Olio.

Nel dicembre 2007 è stato nominato Presidente dell’Enoteca Italiana, succedendo a Flavio Tattarini.

“Enoteca Italiana deve riconquistare il suo ruolo di luogo di riferimento nazionale del vino. Questo è uno degli obiettivi più importanti. Appena 15 giorni fa, è giunto un riconoscimento in tal senso da parte del ministero. Era uno dei miei obiettivi… Formalmente, poi però bisogna che Enoteca Italiana lo diventi nella sostanza, e che dimostri la sua capacità di essere momento di aggregazione delle enoteche regionali, un vero e proprio punto di riferimento del sistema. L’augurio – conclude il nuovo presidente di Enoteca Italiana – è che i vini italiani si posizionino sui mercati nazionali e internazionali anche meglio di quanto hanno fatto negli ultimi anni, che li hanno visti sempre al top nel mondo”.

La dichiarazione riportata qui sopra fu il primo intervento di Galletti, appena eletto; e di qui parte la nostra chiacchierata, molto informale, come a me piace.

Il punto è proprio questo: riportare l’Enoteca nazionale a quel ruolo, a quei compiti istituzionali che costituirono la ragione della sua nascita circa 75 anni fa, in periodo ancora fascista.

Galletti mi ricorda che il primo salone del vino, presente Mussolini, fu organizzato dall’Enoteca e, per molti anni, continuò a svolgersi a Siena prima di trasferirsi a Verona e diventare quella manifestazione d’importanza mondiale che oggi è il Vinitaly.

Hanno ancora da essere pienamente risanati i danni che la vicenda legata all’Enoteca D’Italia, e al suo presidente Pier Domenico Garrone, ha causato: ed è verso questa direzione che occorre impegnarsi, in un contesto di gravi difficoltà del mercato mondiale e di esasperata e sempre più sregolata concorrenza di nuove realtà internazionali che si gettano sul mercato prive di tradizioni e, aggiungo io, prive di scrupoli verso il consumatore.

Galletti mi racconta dei due progetti guida cui l’Enoteca sta lavorando: “Vino e Giovani” e “Il Grande Atlante dei Vini Italiani”, quest’ultimo sul modello francese.

Entrambe le iniziative costituiscono orizzonti importanti che la cultura del vino deve mirare; lavorare sull’educazione al bere intelligente e di qualità indirizzata alle nuove generazioni costituisce un investimento irrinunciabile e mai sostenuto abbastanza.

Altrettanto, fare chiarezza con un’Opera di riferimento autorevole nella nostra confusa, e diversificata quanto nessun’altra, realtà enologica (e prima ampelografica) diventa un compito irrinunciabile.

Ci sarebbe materia per parlare a lungo, verso molte direzioni, perché il mondo del vino rappresenta una faccenda di grande complessità e di notevoli interessi non solo economici – e penso alla stessa identità culturale o all’attenzione verso una corretta alimentazione – ma il tempo, si sa, è tiranno e la chiacchierata, piacevole, volge al termine.

Chiedo, per concludere, al Presidente Claudio Galletti di dirmi a che punto e di che natura sono i rapporti con il Ministero delle Politiche Agricole – ricordo che la carica di Ministro è attualmente ricoperta da Luca Zaia, veneto esponente della Lega Nord – mi dice che i rapporti sono buoni e, oltretutto, una delle prime difficoltà che il Ministro ha dovuto affrontare, confrontandosi con lui, Assessore di riferimento sul territorio, è stata la grana, davvero imbarazzante, dell’affare Brunello di Montalcino.

Anche la collaborazione con Slow Food è molto buona e questo fa ben sperare, perché, comunque la si guardi, la creatura di Carlin Petrini è faccenda ormai d’importanza e riferimento planetario.

Saluto, e ormai siamo passati a interloquire in seconda persona, il Presidente Claudio Galletti con l’impegno di rivederci presto e l’augurio che la sua passione e competenza abbiano a sortire buoni effetti.

Come è ovvio, Galletti può contare sulla mia totale e incondizionata disponibilità, avendo, tra le altre cose, un magnifico ricordo dell’Enoteca di Siena, quando, nel 1999 insieme a Guelfo Magrini e altri artisti di tutta Europa, organizzammo una mostra collettiva di grande valore dedicata al vino e fondammo il movimento Arte e Vite”.