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Quanto contano le guide…..

Queste immagini sono state riprese presso l’Enoteca Damarco, in piazza della Repubblica (Porta Palazzo) a Torino. Damarco è forse la migliore enoteca di Torino, soprattutto per quanto riguarda il numero di etichette (800/1000) e i prezzi migliori.

Ecco come usano i famosi bicchieri del Gambero Rosso! E poi dice: ma le guide ormai non servono più. E invece servono, servono….Accidenti se servono. E questi qui lo sanno bene.

I topos del vino

So benissimo che premi, oscar, guide, fiere, sagre e tutto quel mondo che oggi anima l’esposizione pubblica del vino serve, e tanto, ad acquisire prestigio, considerazione e dunque prezzi più alti e maggiore e migliore possibilità di commercializzazione per ogni vignaiolo e per i suoi prodotti.

So altrettanto benissimo che il plurale di topos è topoi; ma c’è una regola dell’italiano poco o punto rispettata che non vuole la declinazione per genere e numero delle parole straniere che vengono usate nella nostra lingua nella sua prima acquisizione (non si dice: films, non si dovrebbe dire, e soprattutto scrivere, curricula, fans, ecc…), ma questa è un’altra storia…

Per mio conto i topos del vino sono soltanto due: la cantina e la tavola, tutto il resto è poco sopportabile tappezzeria che a me dà assai noia, pur con la premessa di cui sopra.

Mi infastidiscono le classifiche (su quale base logica un vino, tecnicamente corretto, può essere dichiarato peggiore di un altro della stessa qualità? Secondo quali parametri un produttore, almeno a certi livelli, può essere eletto “il migliore”?….): chiaro che ci si muove in questi ambiti secondo convenienze più o meno commerciali, che purtroppo hanno il loro peso, comunque eccessivo. A me reca noia dovermi occupare di queste faccende che pure accendono l’interesse di eserciti di giornalisti (e tanti di questi meno che mediocri) e dei media che inseguono la notizia eclatante e facile da propinare a un pubblico che ama la superficialità di questi meccanismi.

Ma io non voglio entrare in queste faccende: il vino mi piace berlo a tavola con amici e comunque con persone interessanti e simpatiche; il vino mi piace osservarlo riposare, evolvere e migliorare nel fresco e nelle penombre solinghe delle cantine; e mi piace gustarlo e valutarlo solitario, con calma, con pazienza.

E non mi fido dei premi, degli oscar, dei punteggi, dei prezzi d’incanto. Non mi fido e neanche m’interessano: oltretutto, penso che tutta questa roba lascia il tempo che trova. I produttori, quelli seri, partecipano il meno possibile a queste kermesse e spesse volte lo fanno loro malgrado.

Ma io, ricordo, non faccio testo e non sono nemmeno considerato degno di autorevolezza e di stima: ma so per certo che amo il vino e che ne sono riamato almeno altrettanto.

Go Wine, una guida simpatica

«Accanto a un ricco corredo informativo-descrittivo (dall’anagrafica aziendale al referente da contattare, dai giorni e orari di apertura alle indicazioni stradali), troverete infatti un testo che condensa storia, contesto e caratteristiche di una cantina e dei suoi interpreti, scelti in rapporto alla nostra personale esperienza, che di anno in anno allarga i propri orizzonti aumentando al contempo il numero di cantine presenti nel volume, da vero e proprio “work in progress”.

Vi consigliamo così 650 percorsi – di cui più di 200, le cosiddette “impronte”, assolutamente da non perdere – attraverso altrettante cantine, che diventano luoghi di conoscenza e di emozione per quello che racchiudono ed esprimono: un ambiente affascinante (un vigneto, uno scenario naturale, un castello), un’atmosfera suggestiva, un interprete appassionato o un territorio da scoprire, restituendo così al lettore il significato di un’esperienza vissuta direttamente, e spingendo l’appassionato a conoscere che cosa esiste dietro i vini che ama».

Qui sopra una citazione di parte dell’introduzione del curatore di questa particolare guida, Massimo Zanichelli. La pubblicazione (ideata dal presidente Go Wine, Massimo Corrado) è giunta ormai alla sua nona edizione.

Questa guida, curata da Go Wine, è indirizzata esplicitamente ai turisti del vino; ovvero, presenta quelle cantine che pongono attenzione anche ai semplici appassionati e non soltanto ai professionisti: dunque, mancano grandi nomi che non hanno piacere ad accogliere questo tipo di cliente, tutt’altro che da trascurare.

I giudizi tengono conto di tre parametri fondamentali: web-site, accoglienza e vini: sono espressi con il simbolo delle stelle, da una a cinque. Per ogni cantina vengono riportati gli ettari vitati e la produzione media di bottiglie. Sono evidenziati, inoltre, il vino top, il vino con miglior rapporto qualità/prezzo e la persona che riceve in cantina.

Guida agile, non pretenziosa né presuntuosa.

A me è piaciuta, pur con qualche svista editoriale (testatine sbagliate, pp.287/289; Mastroberardino in Calabria, per aver dimenticato la Campania, pg. 29) non grave, comunque. Sono 432 pp. per 15 €, cartonato f.to 14×24 cm.

Non dimentico mai che verso la fine degli anni Ottanta (non ricordo bene), credo all’hotel Ambasciatori di Torino, feci il mio unico corso di assaggio di vini da dilettante: era organizzato dall’allora neonata Go Wine. Dopo di allora, soltanto workshop e full-immersion da professionista. Ma quella volta fu una bella emozione. Da qualche parte devo anche avere l’attestato di partecipazione.

E’ cominciato il solito delirio mediatico di grappoli, stelle, bicchieri e centesimi

Sia chiaro: non ho niente contro le guide, anzi. Sono consapevole che queste compilazioni meritocratiche svolgono una loro funzione importante e, più o meno, utile a produttori, commercianti e consumatori. Forse, due o tre sono anche abbastanza serie in una gora puteolente di cartaccia che è utile soltanto al business – neanche troppo ricco – degli editori (e chiedo scusa innanzi tutto al Principe Giulio e al mio amico Enrico Tallone).

Un florilegio di articoli riempie quotidiani, periodici e blog: tutti che si affannano a stabilire graduatorie di merito e a scoprire che le votazioni più alte vanno sempre alle medesime etichette delle medesime cantine appartenenti ai medesimi gruppi. Che può anche andar bene, ci mancherebbe! Oltretutto, trattandosi di aziende prestigiose e di professionisti apprezzati in tutto il mondo.

Quello che mi provoca noia e fastidio, a volte anche qualche attacco di liquide deiezioni, è il fatto che nessuno si prenda la briga di scrivere che tutte queste votazioni e classificazioni sono una questione assai relativa; quanto dev’essere relativo tutto ciò che attiene alle valutazioni sensoriali, malgrado gli sforzi ammirevoli (da parte di seri ricercatori, va detto) di renderle “scientifiche”.

Attenzione: personalmente ho lavorato in laboratori di analisi sensoriale molto seri (Matelica, per esempio) e ho partecipato a concorsi (sempre alla cieca) in cui si davano valutazioni e votazioni. Ma tutto ciò non m’impedisce di ripetere, con solida convinzione, che il vino (come il cibo, del resto) è una questione assai, assai relativa…E specificare  che si parla comunque di prodotti e di produzioni impeccabili dal punto di vista qualitativo, mi pare quasi scontato.

Comunque, i grappoli che preferisco sono questi: Nebbiolo, Verdicchio, Nero di Troia, et caetera….