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Giuliano Bortolomiol, Il sogno del Prosecco

Lo ha da poco presentato a New York l’amico Gian Arturo Rota, con grande soddisfazione.

E’ un libro che si legge con facilità, leggero, franco e con le bollicine eleganti di una grafica impeccabile e le fotografie d’epoca in un bel bianco e nero poco contrastato: pare di bere proprio un Bandarossa Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry, millesimo 2010, come quello che ho da poco finito di gustare. E la “bandarossa” designava i Prosecco che Giuliano Bortolomiol segnava come vini da bere in compagnia degli amici.

Il libro (120 pp. per 17 €) è stato pubblicato nel 2008 da Veronelli Editore, nella collana “I Semi” (sono le biografie di gente per cui il vino è stato importante e essi stessi sono stati importanti per il vino: Giacomo Bologna, Franco Biondi Santi, Cosimo Taurino..), scritto dal giornalista Ettore Gobbato con stile pulito e assai chiaro.

Si ripercorre la vita di quest’uomo cui il Prosecco deve la fama internazionale di vino italiano con le bollicine. Dal 27 febbraio 1922, quando nacque – avendo un padre, Gugliemo, di quelli importanti e rispettati nelle povere campagne venete devastate dalla Grande Guerra – al 1946, quando terminò gli studi alla Scuola Enologica di Conegliano e fondò la “Confraternita del Prosecco” con i suoi tre inseparabili compagni: Mario Geronazzo, Isidoro Brunoro e Umberto Bortolotti. Nel 1949 fonda con i due fratelli minori l’Azienda vinicola e insegue il sogno di trasformare un vinello abboccante, a volte dolce che è la base delle “ombre” che allietano le gole riarse dei contadini veneti, in un vino elegante e semplice che possa incontrare i gusti di genti anche molto lontane dalle rive del Piave. Nel 1967 i francesi, gli spocchiosi francesi, gli conferiscono a Montpellier la Medaglia d’oro in un concorso internazionale: è il primo riconoscimento prestigioso del Prosecco. Nel frattempo aveva sposato la signorina Ottavia Scagliotti che sarà la madre delle quattro figlie che oggi guidano, al femminile, l’Azienda: Maria Elena, Elvira Maria, Luisa e Giuliana.

Nel 1969 il Prosecco ottiene la Doc. Nel 1972 scompare il papà Gugliemo e poco dopo Giuliano rileva, in pieno accordo, le quote dei fratelli Labano e Gugliemo (detto “Gemin”, per distinguerlo dal padre). Il 1983 vede lo scandalo del Prosecco (sono gli stessi anni in cui in Piemonte si assiste alla tragedia dell’alcol metilico): da quegli anni il vino italiano, tutto, cambia marcia. Nel 1984 Giuliano diventa Gran Maestro della Confraternita del Prosecco.

Nel 1999 viene festeggiato il 50° anniversario dell’Azienda e, purtroppo, l’anno successivo Giuliano Bortolomiol parte alla volta delle Vigne Divine: è il 28 ottobre del 2000.

Libro da consigliare, anche a chi frequenta poco e male il vino: è la storia di un uomo schietto, semplice che non fa altro che sognare un Sogno Grande, dedicare la vita a inseguire quel Sogno e avere la soddisfazione di vederlo realizzato. Non per fortuna: per tigna, per impegno, per caparbietà, per capacità di coinvolgimento e tutto in maniera etica, pulita. Mica poco.