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Sguardi che ogni giorno mi sento addosso, senza requie senza giustificazioni

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Antonio, Pier Paolo, il principe Giulio, Luigi e anche Ivan, fra tanti Grandi: sono alcuni degli sguardi che so inflessibili con cui ogni giorno mi confronto. E soprattutto la sera, quando mi guardo allo specchio. So che non posso accampare giustificazioni, so che non v’ha pietà.

Ma quanto mi aiutano, queste pupille puntute, questi occhi dardeggianti, sempre vivi, sempre vigili….

Stefano Rosso: la leggerezza degli anni Settanta

La marjuana ti fa male, il Chianti ammazza l’anemia…“.

Che bello 
col pakistano nero e con l’ombrello 
e una ragazza giusta che ci sta
 e tutto il resto che importanza ha? Così di casa li cacciai senza ritegno
 senza badare a chi mi palesava sdegno li accompagnai per strada e chiuso ogni sportello
 tornai in cucina e tra i barattoli uno che….Che bello
 col giradischi acceso e lo spinello
 non sarà stato giusto si lo so
ma in 15 eravamo troppi o no? 
E questa 
amici miei è una storia disonesta
 e puoi cambiarci i personaggi ma
 quanta politica ci puoi trovar“.

La prima citazione da Letto 26: ogni volta che l’ascolto mi viene da piangere. Io sono così, che ci posso fare. Alla faccia della leggerezza. La seconda è tratta dalla conosciuta  Una storia disonesta, il suo pezzo più famoso.

Stefano Rossi, diventato Rosso chissà perché, era un trasteverino nato nel ’48; se n’è andato il 15 settembre del 2008. Non è considerato, probabilmente a ragione, un Grande. Eppure i testi delle sue melodie semplici sono la dimostrazione di come si possa essere leggeri e profondi in periodi – gli anni Settanta – che tutto pretendono di essere meno che leggeri.

Stefano Rosso è tutto da riscoprire in canzoni come Odio chi, Senti cosa fo, Colpo di stato, L’osteria del tempo perso, La banda degli zulù. Ogni tanto, tra le facili marcette e melodie di ispirazione country, ti getta in faccia una ballata straordinaria: vedi Tre fratelli, Canzone per chi e la bellissima Quando la luna.

A un certo punto della sua vita Stefano Rosso, deluso da tutto il sistema e anche da qualche amore andato a male, si arruolò addirittura nella Legione Straniera, era l’inizio degli anni Ottanta. Poi rientrò in Italia e riprese  a fare il musicista, con disillusione e disincanto, oltretutto era un ottimo chitarrista (finger picking).

Uno dei tanti sottovalutati e dimenticati: Ivan Graziani, davvero grande – poeta e musicista solidissimo – è un altro di questi. Ascoltatemi, ascoltateli per bene e poi fatemi sapere.