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J. S. Bach Partita per violino n. 2 in re minore BWV 1004

Da adolescente ascoltavo Dylan e Guccini insieme a Vivaldi, Beethoven, Tchajkovskij e Dvorak. A trent’anni scoprii il jazz di Monk e mi stonavo con le polacche, le mazurke e soprattutto la Ballata in sol minore opera 23, sonata da A. B. Michelangeli, di Frederic Chopin (tantissimo Horowitz, secondo me il più grande pianista, con Listz ovvio, di tutti i tempi). Nei primi anni Novanta arrivai finalmente al Mozart del Don Giovanni, del Flauto magico e, infine, del Requiem.

Di Bach ascoltavo ogni tanto le opere più famose: mi piaceva, lo conoscevo ma non avevo ancora capito un bel niente. Fino a quando, ormai quarantenne, non mi misi con passione a ascoltare le variazioni Goldberg di Gould e la Passione di San Matteo: pare ovvio che rimasi estasiato, ma era soltanto l’inizio.

Johan Sebastian Bach – nato a Eisenach il 21 marzo 1685 e morto il 28 luglio 1750 – mi conquistò la pancia  e tutto il resto quando scoprii la Partita per Violino solo sonata dal grandissimo violinista russo Nathan Milstein (1904-1992). Questo straordinario interprete sonava uno Stradivari del 1716 (ex-Goldman, da lui ribattezzato Marie-Thèrése in onore di moglie e figlia).

Lo scoprii grazie a una irripetibile iniziativa editoriale de Lo Specchio, settimanale de La Stampa. Dopo di allora quell’opera mi è stata compagna in innumerevoli serate a parlare con me stesso o con l’Insondabile; a volte, spesso, semplicemente seguendo e inseguendo le singole note che ne compongono le cinque parti (Allemanda, Corrente, Sarabanda, Giga e Ciaccona). Dura in tutto mezz’ora scarsa di cui quasi 14 minuti sono del movimento finale che è senza dubbio uno dei capolavori della musica di ogni tempo.

Ho poi apprezzato anche l’esecuzione di Uto Ughi e della Ciaccona ho una versione per pianoforte eseguita da Michelangeli: ma per me nessuno eguaglia Milstein e il suo Marie- Tèrése. La Giga mi è servita come colonna sonora di un corto animato da Vincenzo Gioanola con i miei bicchieri di vino.

Tra l’altro, questo Cd – oltre a contenere testi preziosi che descrivono le opere, i generi e riportano brevi biografie di compositori e esecutori – contiene alcuni magnifici esempi di Sonate di Arcangelo Corelli (La Follia), di Handel e tre opere di Domenico Scarlatti: tra queste, ascolto sempre volentieri e con grande piacere la Sonata per clavicembalo in mi maggiore K 380, eseguita da Ivo Pogorelich al pianoforte.

Oggi riesco a ascoltare di tutto e ho imparato a  apprezzare Shuman, Musorgskij, Ravel, Rachmaninov, Berlioz e Debussy. Poi ho continuato con il Jazz e tutto il resto: perfino la lirica e le avanguardie, almeno fino a Cage e Nono.