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Scaglie di Gianni Gagliardo

Scaglie“…Io sono uno dei tanti uomini cresciuti nel proprio tempo, plasmati in un impasto di rabbia, ambizione, sogni, vergogna, volontà, modellati da una società che premia le condizioni economiche e sociali più di ogni altra risorsa, ma sono molto felice di essere un povero ragazzo di campagna e per sempre voglio essere io, oltre le maschere che a ciascuno di noi tocca indossare.

Mi spio, mi giudico, mi sgrido e mi giustifico come farei con un figlio, mi accade spesso di considerarmi mediocre rispetto alla professione, alla famiglia, alla società. Non m’interessa brillare ma essere gradito.

Mi chiedo perché mi vergogno ad indossare le cose griffate, anche se so che la gente come me ha fatto il gioco delle griffes, dei locali notturni esclusivi, delle vacanze esotiche, delle grandi auto acquistate in leasing e forse anche delle aziende come la nostra: la gente come me, che magari andava a scuola con i vestiti rammendati, che nel ’68 voleva cambiare il mondo e che solo vent’anni dopo si è specchiata nell’oltranza dello yuppismo….”.

Non sono solito interrompere le mie letture “professionali”, pur impegnative come l’ultimo eccellente saggio antropologico di Jared Diamond. Però avevo da dare un’occhiata a questo libro donatomi da Gianni Gagliardo e pensavo di farne una rapidissima lettura redazionale. Il libro, se non altro, si presentava ben fatto dal punto di vista tecnico. Edito da Editrice Artistica Piemontese (Savigliano) nel 2002: 159 pagine di carta patinata opaca da circa 135 gr., bella scelta di carattere tipo Times e corpo 14 con interlinea di buon respiro; sovraccoperta plastificata con grafica elegante e un cartonato con sguardie e capitello come si deve. Formato classico 15×21 per 14,40 € di prezzo.

Ovvio che avevo qualche dubbio sul contenuto: di solito i libri autobiografici scritti da non professionisti non sono quasi mai una lettura stimolante. Ma comunque mi sarei applicato, se non altro per rispetto ai grandi vini che produce Gianni Gagliardo e all’amicizia, oltre alla stima professionale, che mi lega a Stefano, suo primogenito.

E invece ci ho speso una delle mie notti insonni e l’ho letto con interesse tutto d’un fiato. La scrittura è semplice e diretta ma con l’uso di una lingua corretta che non mostra sforzi fuori luogo di tipo letterario o poetico: una bella storia che testimonia di tempi e di luoghi oggi lontani. E racconta una vita di quelle dense, pregnanti: per certo non vissuta con leggerezza, non subita.

“…Gagliardo, giustappunto, appartiene all’ultima generazione che abbia assistito alla transizione neocapitalistica (il 1955 a far da spartiacque) potendo raccontare la sparizione di una vita durata intatta per secoli. E la sua ricostruzione ha proprio questo di buono: la capacità di fissare con occhi asciutti un modello al tramonto.

Come tutti coloro che sanno andare lontano, è stata la lontananza a dettare il ritorno della memoria, a sollecitare l’urgenza di recuperare le radici che nessuna diaspora potrà mai estirpare (del resto solo chi parte può ritrovarsi). Il Gagliardo commerciante che nelle more dei suoi viaggi d’affari, nella sospensione dei voli da un luogo all’altro del globo, sente il pungolo di un esame di vita, di un bilancio d’esistenza, il desiderio di seminare le sue file di biro o i file del suo pc in andirivieni adulti assai più gioiosi di quelli compiuti da bambino col padre e la vaccherella Cita nel ripido podere di Monticello.”

Le parole qui sopra sono tratte dalla bella introduzione di Giovanni Tesio e mi sembrano esemplari.

Così come mi pare opportuno, invitando i miei lettori a cercare il libro – non so se sia ancora reperibile, ma credo che rivolgendosi alla casa editrice o direttamente all’autore la faccenda possa essere risolta – di riportare la conclusione di un mio scritto pubblicato su Quisquilie & Pinzillacchere (Graphot, Torino 2010). Il pezzo è  leggibile per intero sul mio sito (vedi link): Gianni e io, pur con la differenza di qualche anno a mio favore, apparteniamo alla stessa generazione. Quella che io ho imparato a definire: “La Generazione Fortunata”.

“Ma non ho neanche un dubbio, oggi ancora di più: la mia è stata la generazione più fortunata; non abbiamo subito le guerre, non abbiamo sofferto la fame, abbiamo potuto confrontare il quasi nulla col quasi tutto, il poco e il troppo: ieri col telefono a disco e lucchetto, oggi col palmare anche al cesso. Abbiamo avuto la fortuna di passare dal ciuccio e dalla vacca al motorino e all’auto; e poi dall’auto alla bicicletta…  Abbiamo vissuto il Sogno nell’età più bella: abbiamo potuto apprezzare quanto belli sono i sogni quando i sogni svaniscono e hai l’età giusta per poter capire tutto questo.   Sinceramente: penso che nessun’altra generazione – per certo non i nostri padri e non i nostri figli, purtroppo – nel corso della storia sia stata più fortunata della nostra, comunque vada a finire.”.

https://www.vincenzoreda.it/la-generazione-fortunata/

J. Diamond, letture che servono


E’ noto, almeno per chi mi conosce, che io non leggo per diletto o per passatempo: non l’ho mai fatto.

Io leggo, e leggo tanto, solo  per sapere, per conoscere; spesse volte con fatica, spesse volte leggendo e rileggendo la stessa frase.

Attenzione: l’ultima mia pretesa e che “gli altri” debbano, come me, leggere per sapere, ci mancherebbe! Ognuno è libero di leggere, o di non leggere, libri o altro, con qualunque motivazione possibile.

E’, però, innegabile che se una persona legge per sapere, e legge circa argomenti che possono essere utili da conoscere e che in qualche modo portano beneficio a chi li conosce, ciò non può che essere considerata cosa virtuosa: è molto più utile leggere i testi di Jared Diamond che i romanzi di Wilbur Smith, a meno che uno non sia Wilbur Smith o faccia parte della sua cosca…., del suo business.

E nulla ho contro questa prodigiosa e inutile industria del libro, tanti libri sono meno interessanti: una delle faccende che più mi urta è confondere il mezzo con il fine: i libri non sono più virtuosi di televisione o internet in quanto libri.

La virtù sta nei contenuti e nei loro fini, non certo nel mezzo tramite cui i contenuti sono diffusi.

E veniamo a noi.

“ Il mio ultimo motivo di speranza è frutto di un’altra conseguenza della globalizzazione. In passato non esistevano né gli archeologi né la televisione: nel XV secolo, gli abitanti dell’isola di Pasqua che stavano devastando il loro sovrappopolato territorio non avevano alcun modo di sapere che, in quello stesso momento, ma a migliaia di chilometri, i vichinghi della Groenlandia e i khmer si trovavano allo stadio terminale del loro declino, o che gli anasazi erano andati in rovina qualche secolo prima, i maya del periodo classico ancora prima e i micenei erano spariti da due millenni. Oggi, però, possiamo accendere la televisione o la radio, comprare un giornale e vedere, ascoltare o leggere cosa è accaduto in Somalia o in Afghanistan nelle ultime ore. I documentari televisivi e i libri ci spiegano in dettaglio cosa è successo ai maya, ai greci e a tanti altri. Abbiamo dunque l’opportunità di imparare dagli errori commessi da popoli distanti da noi nel tempo e nello spazio. Nessun’altra società del passato ha mai avuto questo privilegio. Ho scritto questo libro nella speranza che un numero sufficiente di noi scelga di approfittarne.”.

Con queste parole Jared Diamond, professore settantunenne della Ucla di Los Angeles, nato a Boston, conclude il suo “Collasso”, scritto nel 2005.

L’illustre biologo aveva già scritto “Armi, acciaio e malattie” nel 1997, Premio Pulitzer nel 1998 e buon successo editoriale, anche se lontano anni luce dai numeri di gente come Wilbur Smith e Joanne Kathleen Rowling e Michael Crichton e Dan Brown.

Testi, quelli di Diamond, preziosi, basilari: testi che resteranno nella storia della nostra cultura, quale che sia l’evoluzione dei tempi tristi che ci aspettano.

Invito chi mi segue a comprare e leggere con attenzione queste dure 900 pagine circa dei due volumi, certo di rendere un grande servizio.

Non mi dilungo a dare ulteriori indicazioni: non ve n’è motivo.

Leggetevi i libri, poi ne riparliamo, se sarà il caso.

Nel frattempo, io mi sto recando nelle terre dei Maya, a inseguire – invitato come giornalista dal governo del Guatemala, per conto di Archeo – un sogno della giovinezza; e anche di questo, a tempo debito e a dio piacendo, parleremo.

 

 

Jared Diamond

Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni.

Pp. XII – 400

Einaudi Super ET

12,00 €

 

Jared Diamond

Collasso – Come le società scelgono di morire o vivere.

Pp. X – 566

Einaudi Super ET

14,80 €

 

Vincenzo Reda

Ottobre 2008