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I giorni di Fred, Leo Chiosso

ChiossoneLeggevo Mickey Spillane e nasceva per esempio Billy Car. Pavese, Vittorini mi piacevano, ma erano troppo vicini a me, io ero più attratto da ciò che era lontano, diverso. Volevo l’America. Amavo i suoi film. Appena finita la guerra, ne guardavo anche due al giorno. uscivo da un cinema e correvo in un altro. Dalla voglia di fare l’America in Italia nacque una Torino che puzzava di Chicago anni venti e un gangster piemontese con la voce arrochita dal fumo e dal whisky: Fred Buscaglione. Lo swing ci venne facile. Fred, durante la guerra, aveva suonato molto per gli americani e questo lo aveva orientato verso il jazz, da Glen Miller in su. Ma Torino, allora viveva sottoterra, pullulava di ritrovi notturni di musicisti, cantanti, artisti che si esibivano facendo la musica che piaceva a loro, non quella richiesta dalle sale. Chiunque avesse voluto cantare in quei locali era ben accetto. Erano semplici scantinati, non disturbavano nessuno, divertivano tutti. Quella sì che era musica. Che notti, quelle notti! Musicisti del calibro di Louis Armstrong o Lionel Hampton passavano per Torino e davano vita a fantastici dopo concerto. Pensate che una sera, dopo che si era esibito al teatro Reposi, Armstrong si ritrovò a fare una jam session con Fred e Liza Minnelli in una cantina sotterranea.”

Ho letto questo librino in una notte insonne di giugno. Me lo ha donato Giorgio Chiosso, secondogenito di Leo che concluse di scriverlo poco tempo prima di riunirsi al suo caro, vecchio amico Ferdinando, il 25 novembre 2006. Il libro, con annesso DVD è stato pubblicato dalla Modadori nel febbraio del 2007. Fornisco queste precisazioni perché circa 15 anni prima, nel mio ufficio di via Cernaia, Leo Chiosso era venuto a trovarmi diverse volte per esaminare la possibilità di pubblicare un libro che stava scrivendo su Fred  Buscaglione: io ero allora vicepresidente dell’Aipe, l’associazione nazionale dei piccoli editori. Non mi ricordo per quale motivo non se ne fece nulla, ma probabilmente il libro in questione è proprio questo che mi sono divorato in una delle mie tante notti insonni, zeppe di libri.

Leo Chiosso in circa 130 pagine scritte con uno stile tutto particolare, che molto riporta ai testi delle sue canzoni (c’è molto swing e molta ironia in questo scrivere sincopato e angoloso), documenta un’amicizia di quelle epocali, per la vita: una simbiosi di rado a verificarsi tra due persone e, di più, tra due artisti.

Ma, a prescindere dalla storia legata al fenomeno irripetibile di Fred Buscaglione, esala dal testo di Leo una Torino di bellezza e fascino come la conosco io, come l’ho sentita soltanto in Giovanni Arpino e (un po’ meno…) Mario Soldati; come solamente poche sensibilità hanno saputo, e ancor meno, sanno cogliere. Una Città di grande effervescenza, tesa sempre al nuovo, sempre avanti nel tempo ma perennemente sotterranea, nascosta, riservata: non timida, proprio riservata, perché le faccende importanti non possono e non debbono essere date in pasto con faciloneria e superficialità a cani e porci. Bisogna meritarsele, andare a cercarle con tigna. E una volta trovate, difenderle con i denti dagli imbecilli.

Leo Chiosso è stato un grande personaggio, un grande artista che ha saputo sopravvivere alla terribile perdita di quello che, assai probabilmente, era il suo gemello: lo attestano canzoni come Parole, parole, parole, come Torpedo blu e Stringimi forte i polsi, Una ragazza in due, Montecarlo….continuando a lavorare a gran livello con artisti come Lelio Luttazzi, Giorgio Gaber, Pino Calvi, Mina, Jonny Dorelli…

Tra i Tanti che la buone sorte mi ha concesso di incontrare e conoscere, per certo Leo Chiosso – torinese, alpino, juventino, ironico, disincantato – è una delle persone di cui ho più stima e con cui c’è maggior condivisione e vicinanza.

In conclusione, per chi ama Fred Buscaglione, ma ancor di più Torino (quella autentica), il jazz, l’amicizia: cercate e leggetevi questo librino delizioso. Sono certo che avrò la riconoscenza di qualcuno, come ogni tanto, non spesso, succede.