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Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà

Giampaolo Pansa è nato il mio stesso giorno, qualche anno prima: 1 ottobre 1935, a Casale Monferrato. Si laureò a Torino con Alessandro Galante Garrone. Esordì come cronista (reportage sulla tragedia del Vajont, 1963) ne La Stampa di Giulio Pansa 1Napoleone De Benedetti. Lavorò poi in molti altri giornali prima di approdare, nel 1977, a Repubblica fondato un anno prima (14 gennaio 1976) dai Gemelli Caracciolo e Scalfari. Ne divenne poi condirettore assieme a Gianni Rocca. Rimase a Repubblica fino al 1991, quando lasciò il quotidiano per scrivere su Espresso del suo amico Claudio Rinaldi (è commovente il ricordo che ne scrive sul libro). Abbandonò il Gruppo Editoriale L’Espresso nel 2008. Dopo una collaborazione con Il Riformista di Polito, oggi, ahimè, scrive il suo Bestiario su Libero di quel bellimbusto di Belpietro.

Nel 2003 pubblicò Il mondo dei vinti: libro che tratta dei crimini commessi dai partigiani durante le terribili vicende successive alla Liberazione. Gliene dissero di tutti i colori e soprattutto i Sinistri: quelli per i quali la Verità e il Verbo a loro soltanto appartiene, senza se e senza ma.

Pansa lo seguo da sempre e da sempre mi piace il suo stile stringato, pulito; le sue opinioni chiare, sempre espresse in maniera diretta e mettendoci in bella evidenza la faccia.

Mi sono divorato questo libro in un paio di notti insonni, incollato alle pagine che sono la testimonianza unica di almeno tre decenni della storia del nostro Paese, della storia del giornalismo e dell’editoria del nostro Paese; con tutte le implicazioni legate ai poteri forti, alla politica, alla cultura.

Lavoro lucido, mai acido, mai tendenzioso: condivisibile o meno, ma sempre diretto e argomentato da chi narra in prima persona di fatti e personaggi che ha frequentato e conosciuto a volte fin nelle viscere.

«[…] Poi Eugenio (Scalfari) e Ciriaco (De Mita) fecero la pace. Ripresero a telefonarsi, a incontrarsi, a consigliarsi, mentre uno intervistava l’altro. Spesso succede così nell’esistenza delle coppie di sposi o di amanti. E pure nella caricatura balorda della vita che chiamiamo politica

«[…] Il secondo incontro con Berlusconi fu più disteso. Avvenne durante la campagna elettorale del 1983 negli studi televisivi di Pansa 2Canale 5, Mediaset aveva programmato una serie di interviste da affidare a giornalisti in parte esterni al gruppo. E mi era stato chiesto di interrogare due leader della sinistra, Berlinguer e Craxi. Mi è rimasta nella memoria la visita del segretario comunista agli studi di Canale 5, Berlinguer aveva un’espressione malinconica, mentre Berlusconi sprizzava felicità nell’illustrare le meraviglie elettroniche della sua tv. A un certo punto il cavaliere strillò “Onorevole, adesso diamo un’occhiata a un po’ di ragazze!”. E mostrò al capo del PCI le scenografie approntate per una commedia musicale, My fair lady. Nei televisori apparve una sfilata di ballerine mezze nude. Silvio esultava: “Ha visto che gnocche, segretario! Le ragazze svestite fanno sempre alzare l’audience di un programma e non soltanto quello!”. Berlinguer non aprì bocca. Ma la sua faccia parlava per lui e diventò sempre più grigia. Enrico e Silvio erano esseri umani che venivano da pianeti opposti, destinati a non incontrarsi mai. Invece la distanza fra Craxi  e Berlusconi era assai più ridotta. Me ne resi conto un giorno di metà settembre 1983 […] Trovai Bettino rilassato e di ottimo umore. Mi disse: “Berlusconi si è invaghito di te. Non capisco come mai. Forse ti avrà notato fare quelle maledette interviste elettorali a Canale 5. Anche con me ti sei comportato come un cane rabbioso, con la tua raffica di domande carogna! “Insomma, sei piaciuto a Silvio” continuò Bettino. “E lui mi  ha chiesto di parlarti. Vuole offrirti il posto di capo delle news televisive. Se questo incarico non ti piace, potresti fare il condirettore del Giornale di Montanelli. Anche Indro è d’accordo. Berlusconi è pronto a pagarti uno stipendio difficile da rifiutare. Penso sia il doppio di quello che ti passa Scalfari.“. La proposta mi sorprese. Ma risposi subito di no.».

Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, pp. 325, 19,00 €, Rizzoli, Milano febbraio 2013 (I ed.)