Posts Tagged ‘la strade del vino’
Le strade del vino

La strada è, prima d’ogni altra significazione, una via di comunicazione.

Le abbiamo inventate noi, i Romani, le Strade, le Vie di Comunicazione; prima c’erano solo dei sentieri, degli sterrati quasi senza senso; i Romani ne hanno fatto delle opere d’arte, le hanno codificate, le hanno rese indispensabili, le hanno consegnate all’eternità: tutte le strade portano a Roma…

Oggi siamo soliti percorrerle dentro gli involucri stagni, impenetrabili delle nostre automobili, negandoci il piacere del tempo e dei sensi.

Arthur Rimbaud, a piedi, girava l’Europa; Arthur Rimbaud, a piedi cercava la libertà del tempo e dei sensi; Arthur Rimbaud, a piedi, lungo le strade interminabili, respirava Poesia: il Nulla l’imparò sulle strade inesistenti dell’Africa.

Un’esperienza è tanto più completa quanto più coinvolge i cinque sensi, e se questi diventano sei o sette, ancora meglio.

Siamo soliti privilegiare la vista, dimenticando l’olfatto, l’udito, il gusto, il tatto, l’intuito: abbandona, amico, quel miscuglio satanico rombante e deambulante di metallo, plastica e tessuti sintetici e lasciati trasportare dai sensi.

In primavera senti l’odore dei fiori del sambuco e delle robinie, lasciati solleticare dallo sperma soffice dei pioppi, abbandonati all’odore dell’erba nuova, dolciastro; meglio ancora al mattino, quando l’umidore della rugiada rende i profumi ancora più profondi, più persistenti.

Ascolta i silenzi del primo pomeriggio, lasciati carezzare dal tepore timido dei primi caldi.

Guarda i tralci avidi, verde tenero, della vite che si dona alla vita.

Le strade del vino.

[…]Si partiva in primavera da Torino per andare a Agliano a prendere le damigiane di vino: chi ci forniva di quella merce era un contadino che non sapeva parlare in italiano e che comunicava benissimo con mio padre che preferiva esprimersi in calabrese. Ricordo i paesaggi, i colori, i profumi e quella cantina di vasche di cemento e quel grignolino che sembrava dolcetto e le fette di salame che il contadino ci offriva tra un bicchiere e l’altro, spillati direttamente dalle vasche: e i profumi, i profumi pesanti, meravigliosi, di quella cantina.

Quel signore di Agliano, spero sia ancora vivo e se no che riposi in pace nel suo paradiso che certo si è guadagnato, aveva un figlio che chiedeva al mio amico Alberto, siciliano, che gli portasse dei francobolli dalla Sicilia…..

Quella strada, quelle strade me le ricordo ancora e ancora sono vive, bisogna avere il coraggio, la forza, la voglia, la tigna di cercarle e cercarle ancora, scendendo dalle automobili, consumando le scarpe, sperando nel proprio intuito e negli dei dello star bene e in pace con se stessi e col mondo.

Noi abbiamo bisogno di loro e le strade hanno bisogno di noi.

Le strade hanno l’anima, per chi non lo sapesse, e parlano, parlano una lingua che pochi sanno ascoltare e capire, ma è semplicissima da intendere: è sufficiente aver voglia di capirla.

Ogni strada ti indica il giusto cammino: è stata creata apposta, per comunicare agli uomini. Via di Comunicazione: cosa c’è di meglio per comunicare tra uomini se non una strada?

Ascolta le strade amico, le strade raccontano storie antiche, le storie degli uomini a cui hanno consumato le suole e le cui suole hanno consumato le loro pietre prima e poi gli asfalti. Le strade uniscono gli uomini agli uomini, gli uomini ai luoghi, i luoghi ai luoghi.

E gli uomini mangiano e bevono lungo le strade e si raccontano storie, amano e odiano, vivono e muoiono. Non è retorica, è semplicemente la Vita, amico.

E sapete qual è la verità, la più profonda, la più preziosa?

Le strade sono felici quando vengono consumate dalle suole di uomini di buona volontà, di uomini semplici, di persone che amano camminare inseguendo la conoscenza o anche, molto più banalmente, un buon bicchiere di vino, una succulenta pasta e fagioli, una storia bizzarra, un profumo d’infanzia.

 

 

Estratto da Barolo & Co, pubblicato sul mio Più o meno di vino