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I vini di Michele Reverdito

Di Michele Reverdito ho già trattato su questo sito in occasione di un altro appuntamento di gustazione a La Tana del Re, circa un paio di anni fa. Nel frattempo la qualità dei suoi vini è ulteriormente cresciuta.

Durante la serata, accompagnando i cibi cilentani, sempre eccellenti (alcuni strepitosi: i salumi, i calamaretti, le minestre di fagioli di Controne), Michele ci ha fatto bere e gustare il suo particolare Pelaverga 2011, il Nebbiolo Simane 2010, la Barbera d’Alba Delia 2007 e, per chiudere con squilli di trombe, il Barolo Moncucco 2008.

Reverdito possiede circa 20 ettari situati per la gran parte tra La Morra e Verduno, con esposizione particolare che non è la classica sud-est di quelle zone. Alcuni di questi vigneti sono preziosi cru con piante di qualche decennio. Delle 80.000 bottiglie prodotte, circa la metà sono costituite da cinque differenti cru di Barolo, tutti di ottimo livello.

Di Pelaverga ne produce circa 2.000 bottiglie: un Pelaverga di personalità unica, di palato complesso: questo 2011, 14%vol., scarico di colore, presenta al naso e al palato caratteristiche organolettiche che non sono immediatamente riconoscibili come tipiche della varietà. Credo che questo vino sarà assai interessante tra almeno un anno: allora la speziatura prenderà il sopravvento su quell’impressione immediata di abboccato che a tutta prima confonde l’esperto e l’amante di questo vino particolarissimo.

Ottimo il Nebbiolo Simane 2010 (15.000 bottiglie): anche questo un vino non banale. Colore assai più carico di un normale Nebbiolo di queste parti e gran note di frutti rossi per un vino robusto, grasso.

Mi ha sinceramente stupito la Barbera d’Alba Delia 2007. Ne produce soltanto 2.000 bottiglie, ma questa appartiene a un lotto di magnum. Tra le Barbera d’Alba (che non sono la mia passione, amando assai più quelle d’Asti e del Monferrato, anche casalese) che ho bevuto ultimamente, questa è una delle due o tre che trovo davvero di qualità eccellente. Vino per davvero eccelso, 14,5%vol: qui siamo ai vertici della varietà e con tutte le caratteristiche della Barbera esaltate, sia al naso sia al palato.

Sul Barolo Moncucco 2008, 3.000 bottiglie, nulla da dire se non bere, con molta calma: delizioso, di buona eleganza, morbido, armonioso, lunghissimo. Anche questo, comunque, un Barolo non banale.

I prezzi di Michele Reverdito sono in linea con quelli di mercato (Barolo a 25/30 €), ma devo avvertire che la sua produzione prende le strade dell’esportazione per il 95%! Dunque, in Italia i suoi vini sono difficili da trovare. Basta rivolgersi direttamente alla fonte, e lo consiglio con calore.

http://www.reverdito.it/

La Tana del Re, mostra di Vincenzo Reda

Da poco ristrutturato negli arredi e nei colori delle pareti, oggi il ristorante La Tana del Re, in via Virginio, 1 (traversa tra il Teatro Regio e via Po), accoglie circa 25 miei quadri e due installazioni di vino su cristallo esposti nel particolari locali ricavati da un’antico deposito di carbone nei sotterranei secenteschi adiacenti alla via Po.

Gustando cibi del territorio cilentano, Campania meridionale, preparati con materia prima di qualità eccelsa spesso scelta da Presidi Slow Food; bevendo i vini di una carta preparata prestando grande attenzione ai vitigni autoctoni – molti del nostro Sud – si è coccolati in un ambiente di fascino particolare in cui le mie opere, che hanno il vino come materia-soggetto e materia-creazione, aggiungono ulteriori suggestioni, per chi ha la sensibilità di coglierle.

Sono soddisfatto e contento di questa mia esposizione: meglio assai che la solita fredda galleria….

Le opere sono tutte, o quasi, in vendita (il riferimento è Matteo, oppure direttamente questo mio sito).

Nb: la mostra si è conclusa nella primavera del 2013.

http://www.latanadelre.it/ 

I Barolo dei Marchesi

Del Cannubi e del Costa di Rose ho già detto sul mio sito.

Oggi concludo le mie gustazioni con il Sarmassa 2007 dei Marchesi di Barolo, dei miei amici Abbona.

Ce lo siamo bevuti, Matteo e io, una sera dolce di ottobre, in quel piccolo dehors – a lato del Teatro Regio di Torino – in via Giovanni Vincenzo Virginio: sì, quel cuneese morto povero perché nessuno voleva credere che la patata fosse un tubero assai buono e nutriente!

Matteo e io: due storici prestati all’enogastronomia che impiegano il loro tempo a bere, pochi sorsi lunghi e successivi – cadenzati – un grande Barolo. E ne scoprono l’evoluzione dei sentori, dei gusti, delle suggestioni. E concordano, infine: grande Barolo!

Senza dubbio, tra i tre cru dei Marchesi di Barolo (Cannubi, Coste e Sarmassa), questo Sarmassa 2007 è il più complesso, il più interessante, il migliore: pur in un contesto di elevata qualità. E lo ribadisco, proprio io, innamorato da sempre dei Barolo di Cannubi. Questo è meglio!

Così sia e sia fatta la volontà di dio. Amen.

Per le ulteriori informazioni (anche tecniche), si consulti  il sito:

http://www.marchesibarolo.com/

 

Da Fontanafredda soffia il Marin

Di Nascetta ne avevo bevuta per la prima volta dal mio amico Matteo, a La Tana del Re, gennaio 2011. Era prodotta in Novello da Luigi Vietto, vendemmia 2008. Mi era piaciuta. Durante il Vinitaly dello stesso anno, poco tempo appresso, avevo gustato la Nascetta di Fausto Cellaro dei Poderi Cellaro di Carrù, non ricordo il millesimo: mi era piaciuta assai.

Questo vitigno, di cui parlano diversi ampelografi verso la fine dell’Ottocento (Gagna, Rovasenda, Fantini), è tipico della Langa intorno a Barolo e Novello. Vitigno delicato che esige vigne di prima qualità soprattutto per l’esposizione. Assai probabilmente, era stato trascurato proprio per questo fatto: si preferivano vitigni più produttivi, forti, commerciali. Passati i tempi in cui era di moda nobilitare vini di salda tradizione, più o meno meritevoli di tutte queste attenzioni e pratiche – in vigna e in cantina – molti si sono dedicati a cercare di riscoprire vitigni dimenticati. Con alterne fortune: alcune riscoperte sono risultate di grande interesse, altre assai meno.

Non v’ha dubbio che quest’uva delicata e aromatica della Langa sia degna di grande attenzione e oggi già qualche produttore ha cominciato a dedicargli le cure che probabilmente merita (il tempo, come al solito, permetterà di stabilire quanto meritate).

Capito a Fontanafredda con Francesca Tablino per un rapido spuntino dopo un sopralluogo a Barolo (incombono Collisioni e Bob Dylan), e mi viene messa sotto il naso una bottiglia di vino bianco: assaggia questo vino, l’ultima delle nostre proposte, e dimmi se ti garba.

Com’è ovvio, rimango ammaliato dall’eleganza semplice e pulita dell’etichetta: etichetta magnifica, dico. Elegante, femminile. Chi l’ha realizzata?

Davvero!? risponde Francesca: pensa che in azienda è stata anche criticata. Aspetta che chiamo Andrea che ne è l’autore.

Aspettando Andrea Cantamessa, Direttore Vendite di Fontanafredda, ma anche artista in privato, bevo di questo bianco e rimango incantato da una mineralità spiccata, da una freschezza che sa di fiori e di frutta bianca. Mi dicono che è un uvaggio di Nascetta e di un altro vino che non mi sanno indicare. Non è Chardonnay di certo, forse Sauvignon Blanc (penso)? C’è un aroma particolare, secco, franco e una grande persistenza. Arriva Andrea e mi svela l’arcano: uvaggio al 50% di Nascetta e Rieseling! Eccellente: quasi l’uovo di Colombo, abbinare due uve che hanno caratteristiche somiglianti. Ne hanno prodotte 20.000 bottiglie, vendemmia 2009 e quindi due anni di affinamento in bottiglia per un’acidità spiccata e “soltanto” 12,5% vol.

Il nome ricorda il buon vento che soffia dal mare verso le colline di Langa e ne carezza con benevolenza i filari che tanto gli vogliono bene.

Me ne sono portato a casa qualche bottiglia: nella tranquillità dei miei assaggi solitari e successivi ho avuto la conferma di un vino di gran classe, destinato anche a invecchiare bene. Non costa pochissimo (13/15 € a scaffale), ma sono certo di aver bevuto in anteprima un vino che farà carriera. Stavolta, complimenti a Fontanafredda. E stavolta non soltanto per la qualità del marketing!

Il Nibiö o Nibiô

Tempo fa, il mio amico Matteo, a La Tana del Re, mi aveva fatto assaggiare un vino particolare che mi era piaciuto non poco: era il Suciaja di La Colombera, azienda conosciuta soprattutto per essere uno dei 3/4 produttori eccellenti di Timorasso (insieme con Walter Massa, l’amico Claudio Mariotto e Franco Martinetti). Durante il mio soggiorno a Gavi, e grazie soprattutto a Alessandra Poggio che me ne ha fatto dono di due introvabili bottiglie, ho scoperto che in verità la zona di questo vitigno (la cui grafia è riportata con le due forme  Nibiö e   Nibiô) è compresa nei comuni di Tassarolo e Gavi, quindi un poco più a sud di Tortona. Questo vitigno è parente del Dolcetto, ma con il Dolcetto ha poco a che fare: è molto antico (vi sono citazioni già prima del X secolo, quando queste terre appartenevano alla Repubblica di Genova), predilige terre argillose, presenta tannini gentili, basse rese e ama essere bevuto vecchio di qualche anno (4/8). Alessandra Poggio ne vinificava circa un ettaro posto a ridosso del suo agriturismo: 5.000 bottiglie circa che ha smesso di produrre nel 2006. Da allora conferisce le sue uve alla sorella Francesca che, per l’azienda Il Poggio, produce un Rosso del Poggio che è un uvaggio in cui, oltre al Nibiö, c’è anche Dolcetto del Monferrato. Io mi sto godendo, con piccoli assaggi a distanza di ore, l’ultimo millesimo prodotto da Alessandra, il 2006. Il vino è delizioso e si presenta con un colore rosso aranciato scarico con riflessi giallognoli. Al naso è complesso con prevalenza di spezie e confettura di frutta rossa; al palato è di corpo gentile, buona acidità, franco e di lunghissima persistenza. Si capisce il nome: questo vino somiglia più a un Nebbiolo che a un Dolcetto! Presso il comune di Tassarolo (poco più di 500 abitanti, a pochi chilometri da Gavi) si è costituita un’Associazione di una quindicina di produttori che hanno la finalità di preservare la produzione di questo vino davvero notevole. Non posso che augurare loro di riuscire al meglio in questa operazione di alta cultura contadina. Così, qualche instancabile curioso e buongustaio come me avrà l’opportunità di apprezzare questo nobile e antico vino. In loco, come si conviene.

 

 

 

In viaggio a La Tana del Re

«Da 500 anni la famiglia Cecere Clemente coltiva viti all’ombra del massiccio del Taburno, ad ovest di Benevento: da Baselice fino ai confini della piana napoletana. Se non è un record poco ci manca. (altro…)

Michele Reverdito a La Tana del Re

Michele Reverdito è una persona dotata di grande entusiasmo e passione enorme per il vino: quando comincia a parlare si accalora e non c’è verso di fermare un vero e proprio torrente in piena. Fa piacere osservare l’autentico spirito teso verso il fare con cognizione che emana da questo ragazzo, che si percepisce franco e aperto. Cominciò nel 1991, convincendo il padre Silvano a trasformare un’azienda zootecnica in vitivinicola. Oggi hanno 20 ha di vigna distribuiti tra La Morra, Verduno e Serralunga. L’azienda rimane a conduzione familiare con la sorella Sabina e la mamma Maria che, insieme al padre, aiutano Michele. Ho bevuto un notevole Pelaverga, mia passione, tra i migliori mai assaggiati, buono quasi come quello dei Fratelli Alessandria. Ottimo il Nebbiolo, all’altezza del Roccardo del mio amico Locatelli. Ma davvero eccellente il Barolo Moncucco 2005: un’eleganza, non facilmente riscontrabile in altri Barolo, che molto racconta delle terre di La Morra. Il tutto bevuto mangiando specialità cilentane del ristorante, tra i miei quadri e in compagnia del sempre piacevole Matteo, che oggi si occupa di più del  ristorante, ma che rimane comunque uno storico. E non è poco.