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Vini Buoni d’Italia al Vinitaly 2013

Mi pare doveroso fare questo piccolo omaggio ai miei amici di Vini Buoni d’Italia, la guida dei vini autoctoni del Touring Club Italiano. Sono stato con loro durante la mia due giorni al 47° Vinitaly. Si dormiva e cenava in un tranquillo agriturismo – accogliente, familiare e assai poco costoso – situato a Castiglione delle Stiviere nelle campagne placide e ondulate del mantovano; si chiama Corte Antica Vigna, davvero da consigliare, ancorché nel bene e nel male lontano dagli insopportabili caos veronesi. (da citare le magnifiche e assai variegate verdure di stagione).

E’ un bel gruppo questo, guidato dall’amico Mario Busso e dalla competenza, discreta e mai presuntuosa, dello chef  Stefano Fanti (Ristorante Circolo dei Lettori di Torino: se non lo conoscete andateci di corsa: ne ho parlato qui spesso). Brave e carine le ragazze (con la brasiliana Ana Paola e la giapponese Yu Kari). Il noto sommelier Alessandro Scorzone fa parte della compagine che lavora alla guida: sulla sua serietà e competenza c’è poco da dire.

Presso lo stand erano in gustazione alcune centinaia di vini, scelti tra i migliori della guida, accompagnati dagli ottimi salumi Levoni. Memorabile per me, come già scritto, il Sassella 2001 Rocce Rosse di Arpepe. 

E’ stata una bella esperienza, quest’anno al Vinitaly, ancorché assai faticosa – come sempre.

I miei highlights di Vinitaly 2013

Sul fatto che quest’edizione 2013 del Vinitaly sia stata un successo non ci piove: pare che, finalmente, la scelta di cominciare la domenica e finire il mercoledì sia premiante. Soprattutto la giornata di lunedì è stata quella di maggior lavoro con i professionisti di ogni categoria ad affollare lo sconfinato proscenio del vino mondiale: affari – business – incontri, relazioni, progetti di ogni tipo. Senza dubbio, il Vino va forte e quello italiano di più. E questo ci rende tutti soddisfatti. Stanchi, stremati ma soddisfatti. E non è cosa di poco conto, di questi tempi.

Dunque: Sursum corda!

Per quanto mi riguarda, tra i vari impegni, quest’anno ho gustato pochi vini ma alcuni per certo memorabili.

Uno fra questi sopra gli altri: Sassella Rocce Rosse 2001 Valtellina Superiore DOCG di Arpepe. Un vino sensazionale che mi ha fatto ricordare Paolo Monelli. Bevuto su consiglio dello chef Stefano Fanti nello stand di Vini Buoni d’Italia dell’amico Mario Busso. L’ho bevuto mettendoci insieme gli insaccati, ottimi, di Levoni. Vino che, nonostante i 12 anni di vita, era ancora fruttato, franco pur dentro una complessità indicibile. Per davvero al di là dell’eccellenza .

Poco distanti i Barolo di Giacomo Anselma Vigna Rionda 2005 e 2007 e Collaretto 2008 di Serralunga: ma qui gioco in casa con la mia amica Maria Maier Anselma, magnifica presidente del consorzio Piccole Vigne.

Altra sorpresa, i Barbaresco di Rizzi 2008 e 2009 Pajorè di Treiso: ai vertici di questa tipologia.

Ottimi i vini etnei di Tenuta Fessina: Erse 2012 (Carricante 100%) e Musmeci (Nerello Mascalese) di Curtaz. Dello stesso livello un eccellente Verdicchio Castelli di Jesi di Stefano Antonucci: un Classico Riserva 2010 di notevole struttura e complessità.

Poi Calabria, la mia: il Damis Du Cropio 2005 dello straordinario Giuseppe Ippolito, semplicemente unico. Ottimi i Cirò della Tenuta Iuzzolini e parecchio tipici (vini di montagna con spiccata acidità) l’Ardente di Verzano 2008 (Aglianico) e l’Antico di Verzano 2008 (Mantonico e Greco nero) di Donnici ’99: ma qui entrano in campo le mie radici più profonde, roba che mi appartiene fin dai cromosomi.

Cito per ultimi, soltanto in ordine di elenco, i vini Sartarelli: sono da molti anni tra i miei preferiti. Ho bevuto l’ultimo Tralivio 2012 e il Brut, che avevo assaggiato la scorsa estate en primeur: oggi diventato un ottimo metodo classico di personalità spiccata e assai particolare.

Per finire, cito un ottimo Dolcetto d’Alba del terroir Madonna di Como (non mi ricordo il nome del giovane produttore) e il Lavandaia Madre 2010 di Debora Barsotti assemblato dall’amico Claudio Gori.

Quanto sopra basta e avanza: certo di grandi vini chissà quanti ne ho persi. Ma va benissimo così. Ci mancherebbe…