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XXVI Salone del Libro di Torino, 16/20 maggio 2013

Sono passati ormai 26 anni da quel 1988 in cui il Salone del Libro nasceva da un’idea (quanto osteggiata) dell’amico Guido Accornero. Si era ancora a Torino Esposizioni, Parco del Valentino, sul Po con la meravigliosa quinta della collina torinese a risplendere dei colori di maggio, con le narici solleticate dai profumi di primavera. Ero allora, come editore, dentro quel calderone ribollente di idee, buone e meno buone, dell’Unione Industriale: Gruppo Giovani. E gli editori associati alla Confindustria non incoraggiarono certo Accornero, anzi! Già allora era Beniamino Placido, indimenticabile, a ispirare le linee guida culturali del Salone. Seguii, 4 anni più tardi, il trasloco al Lingotto, appena realizzato come sito fieristico. Quanto scontento, quante discussioni: me ne occupai di persona in qualità di Vicepresidente e segretario dell’Aipe (Associazione Italiana Piccoli Editori), ricordo la grinta e la tigna di Milvia Carrà, oggi purtroppo non più fra di noi.

Me le ricordo tutte le edizioni del Salone del Libro, soprattutto quelle seguite come editore, almeno fino al 1997: faticosissime eppure sempre ricolme di soddisfazioni, di conoscenze, di conoscenza…

Quest’anno, malgrado La Crisi, tutto sommato mi pare che il Salone si presenti in buona salute.

Rivedere e salutare, ancora in ottima forma, Giovanna Viglongo mi riempie di grande gioia: che iddio, o chi per lui, ce la conservi a lungo e in buona salute. Giovanna simboleggia la grande valenza dei piccolo editori: è per loro che il Salone deve essere valorizzato. Soltanto qui si possono trovare titoli straordinari che le librerie, per ragioni di spazio ma anche meramente economiche, non possono offrire al pubblico. Non si vada al Salone per acquistare best-seller: quelli è meglio comprarli in libreria, sono tutti più contenti!

Mi fa piacere segnalare alcune faccende che trovo assai interessanti.

Allo stand E37 del Pad. 1 si trova il libro più interessante del Salone: Enciclopedia degli scrittori inesistenti, ed. Homo Scrivens (esilarante operazione che riporta a Borges).

Nel Pad. 3 lo stand dedicato ai 150 anni della nascita del Vate, Gabriele D’Annunzio.

Sempre nel Pad. 3, l’angolo dedicato ai libri di enogastronomia (Casa CookBook).

Da Rubbettino e nello stand della Regione Calabria (Pad. 1) si può trovare lo splendido volume di Vittorio Sgarbi dedicato a Mattia Preti, pittore calabrese mai apprezzato per quanto merita: in queste faccende Sgarbi è unico. Tra l’altro si può ammirare un quadro originale del Preti.

Segnalo infine una iniziativa che mi pare per davvero interessante: Pad. 2, stand M17, Nava Design presenta il progetto My Book: tell your story. Vale la pena visitare lo stand e conoscere questa faccenda (sotto inserisco il link per maggiori approfondimenti).

www.salonelibro.it

www.homoscrivens.it

www.navadesign.com/mybook

www.rubbettino.it

Carlin Petrini: il mio omaggio

Scattate durante la presentazione del Progetto Tierra di Lavazza, venerdì mattina 26 ottobre 2012 nella Sala Blu del padiglione 2 del Lingotto: sono immagini non mediate e descrivono più che una faccia, più che un viso, più che un volto. Una persona antica, intensa, profonda che trasmette passione, rispetto e rigore etico; un  visionario, carismatico che poi sa sempre essere quello che è in fondo: un uomo semplice abbarbicato alla sua memoria, avido di “altri” cui “trasmettersi”.

Non un mito, né un personaggio.

La mia Leica e la mia sensibilità: null’altro (con un poco di post-produzione).

Salone del Gusto e Terra Madre 2012

Carlin Petrini (Presidente Slow Food), Mario Catania (Ministro Politiche Agricole), Roberto Cota (Presidente Regione Piemonte) e Piero Fassino (Sindaco di Torino), introdotti da Roberto Burdese (Presidente Slow Food Italia), hanno inaugurato oggi, 25 ottobre 2012, la IX edizione del Salone del Gusto ormai legato indissolubilmente a Terra Madre.

In tanti anni (la prima edizione si tenne, quasi in sordina, nel 1996 già nella sede odierna del Lingotto di Torino), non avevo mai visto così tanta gente – e tanti bambini e ragazzi – già al giovedì. Stand presi d’assalto da un pubblico che pare sempre più consapevole e maturo; consumatori che cercano qualità e cibi di nicchia che conoscono e sui quali hanno le idee ben chiare.

Mi pare un piccolo raggio di luce in un contesto di grigiore e infinita tristezza fatta di rassegnazione e lamentazioni: da queste zacchere, da queste gore si esce soltanto agendo con tenacia, con tigna, con serenità, con speranza. Aperti al mondo e al suo continuo cangiare; flessibili come giunchi; rispettosi e sempre guidati da un comportamento etico: verso sé stessi, verso gli altri, verso la terra, verso la Terra.

Salone del Gusto, Torino 21/25 ottobre 2010, prime immagini

Ecco alcune fotografie riprese al Salone del Gusto del Lingotto, a Torino, durante il mio primo giorno di visita. Ho voluto dare la precedenza ad alcuni prodotti di posti del mondo poco conosciuti. Una delle attrattive di questo magnifico contesto è appunto la possibilità di scoprire in poco spazio/tempo prodotti straordinari (e storie straordinarie di uomini). L’aglio croato, l’aceto francese di Banyul, il baccalà norvegese (venduto da norvegesi!), la cucina coreana, il salame affumicato portoghese, il vino georgiano, la bottarga africana, il gelso tagiko…

Salone del Gusto, Lingotto 5 novembre 1998

Era novembre del 1998 e al Lingotto di Torino aveva luogo il 1° Salone del Gusto organizzato da Slow Food di Carlin Petrini da Bra.

Mi invitarono a esporre i miei quadri: era la mia terza mostra, dopo Capoliveri e Bergamo (La Marianna).

Ero appena tornato dall’India con mia figlia Geeta e ero in una stagione ricca di fervore e di entusiasmo. Al salone i miei quadri furono esposti tra la totale indifferenza: nessuno si accorse del mio lavoro e delle mie ricerche: si inaugurava allora quella stagione di apatia torinese verso il mio lavoro.

Qui di fianco un quadro di quel periodo: un omaggio alla mia Città che non mi vuole bene.

Questo quadro fu donato all’Enoteca d’Italia (quando presidente dell’inutile ente era quel galantuomo di Pier Domenico Garrone) dovrebbe essere ancora in qualche sala del Lingotto, o chissà dove….

E’ una chiara testimonianza del fatto che io dovrei lasciar perdere ogni mio cenno d’affetto della Città che amo senza esserne riamato: ma così trascorrono le vicende del mondo; il torto non è di Torino, il torto è soltanto e affatto mio.

Torino non me la darà mai: questa è la dura realtà che non riesco a accettare, eppure dovrei farmene una ragione. Non siamo fatti l’uno per l’altra, al di là dei miei fervori di adolescente. E’ pur vero che mi sento cittadino del mondo, ma faccio una tremenda fatica a riconoscere che la mia Città non mi ama.

E’ parte della mia storia, d’altro canto, incaponirmi a inseguire donne, neanche attraenti o semplicemente interessanti, che verso di me non nutrono alcun trasporto. Eppure così è.

In ogni caso, il mio motto rimane: Avanti Savoia! ( e dire che la Dinastia dei Savoia è stata per davvero avara in fatto di Uomini Degni, forse 3 o 4, a essere generosi).