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Angelo, una vita dedicata al “Cliente”

A me piacciono le storie e questa è una di quelle importanti: cinquanta anni di appassionato lavoro trascorsi nei migliori locali pubblici torinesi.

Angelo Puglisi giunse a Torino a 17 anni, nei primi mesi del 1960. Si lasciava alle spalle una Sicilia (Caltanissetta) ancora saldamente attaccata a radici che affondavano nella cultura contadina del secolo precedente. Giunse a Torino con l’incoraggiamento di una famiglia unita e numerosa che poco dopo lo avrebbe raggiunto e aiutato nel lavoro e nella vita.

Cominciò come umile apprendista cameriere al Norman di piazza Solferino: erano altri tempi, altri bar, altri clienti…. Rimase circa sette anni durante i quali divenne il responsabile dello storico locale.

E divenne un punto di riferimento importante per tutti coloro che a Torino lavoravano nei locali pubblici più prestigiosi.

Ci furono altri locali importanti ancora come dipendente, prima di cominciare una magnifica carriera da imprenditore che lo portò a gestire alcuni tra i migliori bar di Torino.

L’ultimo fu il prestigioso Querio di via Cernaia, fino agli inizi del primo decennio di questo stinto secolo.

Oggi Angelo è stato costretto da alcuni malanni a lasciare ogni attività e vive questo suo crepuscolo di vita con malcelata nostalgia ma con l’orgoglio di avere avuto una storia professionale di grande soddisfazione e prestigio personale.

Il dettaglio delle sue vicende sarà raccontato da Nico Ivaldi per Piemonte Mese. L’intervista- vedi fotografie qui sopra – è stata effettuata in un locale di piazza Savoia.

A me preme porre in risalto la sintesi di uno di quegli uomini non famosi ma importanti. Uno di quelli per cui l’obiettivo non era l’arricchimento o la fama, ma la passione per il proprio lavoro e il dovere indiscutibile di svolgerlo al meglio, servendo sempre come si deve “il Cliente“. Faccende che oggi appaiono fuori del nostro tempo, ahimè piccolo e stento.

Nelle immagini qui sopra ho cercato di rendere la gestualità, mai convulsa ma sempre accalorata, delle sue belle mani. Il colore del suo viso e la forte capacità di comunicare più con i gesti e le espressioni che con le parole. E quanti aneddoti, quante vicende, quante vite, quanti incontri durante questi cinquanta anni in cui tutto è mutato. Come sempre.

La Torino stessa di quei profondi anni Sessanta è conservata soltanto nei ricordi tenui e velati di chi li ha vissuti da protagonista. Ed erano anni magnifici!

Oggi Torino vive una bella stagione, certo. Ma il contesto, le atmosfere, le prospettive sono da incubo. Purtroppo. E che iddio, o chi per lui, ci aiuti.

Intanto mi auguro che di uomini come Angelo Puglisi non si perda lo stampo: ne abbiamo tanto bisogno. E ad Angelo auguro una vecchiaia più serena possibile.