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Da Vittorio in Sila

Vittorio, mio zio paterno, è rimasto sui terreni aviti a testimoniare della storia della mia famiglia. Parlo di Rovale, frazione sotto il comune di San Giovanni in Fiore (il paese italiano più popoloso oltre i 1.000 mslm), paese legato a Gioacchino da Fiore: senza di lui, forse, non sarebbe stata possibile la vicenda straordinaria di Francesco d’Assisi. Per inciso, Gioacchino da Fiore morì in località Canale, a Pietrafitta dove io sono nato.

Rovale si trova a circa 1.400 mslm, quasi sulle rive del bacino artificiale del Lago d’Arvo, il più bello dei laghi silani voluti da Mussolini negli anni Trenta. A due passi da Lorica, splendida località turistica silana, tra gli endemici pini larici dal fusto drittissimo e altissimo che per secoli vennero tagliati e utilizzati come alberi delle navi a vela di tutto il mediterraneo (i 3 pennoni di Piazza S. Marco, davanti alla Basilica Veneziana, sono pini larici silani).

Vittorio ha trasformato la casa del nonno in un bell’agriturismo con diversi appartamentini e ristorante e nel terreno in cui il nonno Vincenzo coltivava le patate ha aperto un piccolo ristoro dove si cucina alla brace e si beve il suo straordinario vino: uve siciliane Nero d’Avola e altre a bacca bianca soltanto spremute e fermentate naturalmente non filtrate, non chiarificate e, soprattutto, senza solfiti aggiunti. Per due giorni ho giocato a carte, mangiato, sparato fesserie e bevuto senza soluzione di continuità per ore e ore (tanti, proprio tanti litri) e mai un po’ di mal di testa o la sensazione di averne bevuto troppo…

E poi, regalo inaspettato e straordinario, la cugina Trisa, figlia della grande za ‘Ntonetta (sorella di nonno Vincenzo e scomparsa pochi anni fa quasi centenaria), mi ha fatto mangiare, dopo quasi cinquanta anni, la Cuccìa, una specialità tipica calabrese di montagna: carne di maiale grassa con grano, formidabile!

Il mio unico cruccio è che queste terre, le mie, le frequento con troppa parsimonia, ahimè.

Ristorante Il Melograno, Camigliatello Silano

Domenica 18 agosto da Rovale, villaggio avito posto sulle rive del Lago Arvo, ci siamo recati a Camigliatello, sul Lago Cecita, oggi la stazione turistica più rinomata della Sila.

Bisogna ricordare che i laghi silani sono stati creati come bacini artificiali tra gli anni Venti e i Trenta da una lungimirante politica di territorio voluta da Mussolini: a dimostrare che anche in quel periodo ci fu del buono (almeno fino a un certo punto). Negli anni Cinquanta furono poi assegnati molti terreni a contadini abitanti i numerosi paesi presilani (a cura dell’Opera Sila, ente della Cassa del Mezzogiorno), con il preciso scopo di ripopolare le fertili terre dell’altopiano calabrese. Mio nonno Vincenzo ebbe numerosi ettari, con casa colonica, proprio a Rovale, distante circa tre km. da Lorica, splendido borgo sulle rive del Lago Arvo. Qui ho passato molta parte della mia infanzia prima di essere deportato a Torino all’età di cinque anni: ho ricordi bellissimi di questi posti e sono quelli che riconosco come home, pur considerandomi errante cittadino del mondo. Lorica è assai più bella di Camigliatello, con un lungolago delizioso; purtroppo, fu tagliata fuori dalla costruzione della statale 107, arteria strategica che collega Cosenza a Crotone e che passa vicinissimo appunto a Camigliatello Silano che da ciò ebbe immeritati benefici (Camigliatello non ha un lungolago e oggettivamente dal punto di vista paesaggistico non vale Lorica).

Camigliatello è una frazione di Spezzano della Sila, stazione sciistica situata poco distante dal bacino artificiale di Cecita: è in pratica sviluppato in senso verticale lungo una sola strada principale ricca di alberghi, ristoranti, bar e negozi di souvenir e enogastronomici.

Dopo lunghe passeggiate in mezzo a numerosissimi turisti, in una luminosa ma non troppo calda giornata di agosto (qui si è a circa 1.300/1.400 mslm), abbiamo scelto di pranzare al ristorante Melograno dell’Hotel Sila (4 stelle).

E ci siamo trovati bene assai, gustando un menù, come oggi usa dire: a km. zero. Preparazioni tradizionali silane tutte ottime, a cominciare dai deliziosi antipasti, per continuare con eccellenti tonnarelli (nome inconsueto per dei troccoli o spaghetti alla chitarra) al tartufo nero, una locale trota preparata in umido e un ottimo e delicato filetto di maialino nero con funghi porcini silani. Ho bevuto una bottiglia di rosato Fugace 2010 dell’azienda Donnici 99, di cui all’ultimo Vinitaly avevo conosciuto una titolare, nonché agronoma: Lorena Schibuola. Questo è un rosato da uvaggio di Aglianico (60%) e Barbera (40%) le cui vigne stanno a Donnici, una frazione di Cosenza posta a circa 500 mslm., poco sotto il mio paese di nascita: Pietrafitta. E’ una DOC abbastanza recente, ma situata in un territorio in cui il vino si produce da millenni. Da queste parti nonno Vincenzo aveva la sua grande vigna in località Gaglio: Greco nero, Nerello, Greco bianco e Malvasia. Rosato di buona qualità, piacevolmente secco che ben si è accompagnato ai cibi di cui sopra.

In due abbiamo speso circa 60 €. Ben serviti, con tavolo all’aperto sotto un ombrellone. Locale certo da consigliare, così come da consigliare l’ottimo rosato di Donnici 99. Ma, attenzione, se si vuol vedere la Sila più bella bisogna visitare Lorica.

Per concludere, a due passi da Camigliatello, c’è il magnifico Bosco di Fallistro: alcuni esemplari di Pini Larici (varietà endemica di pino nero) alti oltre 50 m e con circa 400 anni di età. Davvero notevoli.

www.hotelsila.it

http://www.donnici99.com/

 

Fattoria da Vittorio, un angolo di paradiso in Sila

Questo angolo di paradiso era la casa di nonno Vincenzo, dove ho passato la mia prima infanzia, soprattutto giocando con il mio zio più piccolo che ha soltanto sei anni più di me. Poi io sono stato recapitato a Torino, zio Vittorio invece andò a lavorare in Francia. Era l’autunno del 1972: avevo 18 anni, lavoravo a Mirafiori e studiavo di sera. Vittorio capitò improvvisamente a Torino con una magnifica Citroen Ds 21, automatica. Senza avvisare nessuno, di punto in bianco ci mettemmo in viaggio per la Calabria. Chiaro che successe un gran putiferio: ma per noi fu il ritorno alla terra degli avi. Poco più tardi, Vittorio decise di tornare in maniera definitiva in Sila e sposò una ragazza conosciuta in Francia ma originaria di San Giovanni in Fiore. Io fui prima testimone di nozze e poi padrino di un altro Vincenzo Reda.

Il nonno se ne andò nel 1986 a 81 anni. E  Vittorio, d’accordo con sua moglie Lina, decise di trasformare la vecchia casa prima in un ristorante e poi in un agriturismo. In famiglia si stabilì che era giusto che di quella proprietà si occupasse soltanto Vittorio, essendo tutti gli altri fratelli e sorelle ormai dispersi tra Torino, Francia e Venezuela. Purtroppo, torno di rado in questo posto: e faccio male. Questo è un angolo di vero paradiso che consiglio a chiunque voglia godere di tutto ciò che offre l’altopiano silano a oltre 1.300 mslm e a 30 minuti di distanza sia dallo Ionio sia dal Tirreno. Qui si sta bene d’estate e si scia d’inverno. E poi ci sono i funghi, le migliori patate, la selvaggina, la carne rossa, pesce di lago ottimo, magnifici formaggi e insaccati… Vittorio può ospitare una quarantina di persone in una decina di unità abitative, arredate con semplicità, tutte dotate di angolo cottura e tenute con grande pulizia. A richiesta, è disponibile un piccolo ristorante. I prezzi sono incredibilmente convenienti (guardare il sito con il link qui sotto). Non ne ho mai parlato sul mio sito per semplice incuria mia e distrazione: ma consiglio di cuore, a chiunque ami la natura e una certa cucina di tradizione, di visitare questo posto. E dite a Vittorio che vi ho mandato io. Poi fatemi sapere.

Fattoria da Vittorio 
Contrada Rovale 6

87055 Lorica (CS)

Tel. 0984537233  cell: 3208265384

http://www.fattoriadavittorio.it/

Calabria, la mia Terra (Calabria, home)

Io sono nato a Pietrafitta, nel rione dei Franconi, il punto più alto del paese che si sviluppa lungo una strada provinciale che congiunge Cosenza (distante circa 15 chilometri) alla Sila. Dunque, sono nato a circa 800 mslm, ma sono cresciuto in Sila, a Rovale nei pressi di Lorica, sul lago Arvo (bacino artificiale creato in epoca fascista), a circa 1.400 mslm. Ma sono al mondo perché mio padre conobbe mia madre a Cirò, sullo Ionio, paese di vino, paese di origine greca (VII sec. aC., Crimissa). Se porto le stimmate del montanaro e Gioacchino da Fiore (morto a Pietrafitta nel 1202) ha in qualche modo ispirato la mia vita, da sempre il mare e le vigne fanno parte del mio essere più intimo. Di seguito alcune immagini dei posti che mi sono cari e che ho il torto di poco frequentare.