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Strenne

“Rulli di tamburo per Rancas” di Manuel Scorza – Feltrinelli.

E’ un libro che Manuel Scorza pubblicò nel 1970. Un libro inaudito, un’opera sensazionale: non buttate via i vostri soldi a comprare libercoli di cabarettisti, star televisive, costruttori di best seller, inseguitori di mode. Cercatevi questo volumetto e consumatevelo e consigliatelo agli amici.

“Nel quale il sagace lettore sentirà parlare di una celeberrima moneta.

Dalla stessa cantonata della piazza di Yanahuanca da dove, con l’andare del tempo, sarebbe emersa la Guardia d’Assalto per fondare il secondo cimitero di Chinche, in un umido settembre il tramonto esalò un vestito nero. Il vestito, a sei bottoni, ostentava un panciotto solcato dalla catenella d’oro di un Longines autentico. Come tutti i tramonti degli ultimi trent’anni, il vestito scese in piazza per dare inizio ai sessanta minuti della sua imperturbabile passeggiata.

Verso le sette di quel freddoloso crepuscolo, il vestito nero si fermò, consultò il Longines e s’infilò in un casone a tre piani. Mentre il piede sinistro esitava a mezz’aria e quello destro pigiava il secondo dei tre scalini che uniscono la piazza al limitare, una moneta di bronzo scivolò fuori dalla tasca sinistra dei calzoni, rotolò tintinnando e si fermò sul primo scalino. Don Heròn de los Rìos, l’Alcalde, che stava aspettando da un po’ di sprofondarsi rispettosamente in una scappellata, gridò:‘Don Paco, le è caduto un sol!’.

Il vestito nero non si volse.”

Quello sopra è l’incipit di questo libro. Non aggiungo altro se non che un incidente aereo nel 1983, a 55 anni, ci portò via il grande scrittore peruviano Manuel Scorza.

Scritti Corsari”, Pier Paolo Pasolini, Garzanti 1975

Questo libro, la cui copertina è riprodotta qui a sinistra e rappresenta la prima edizione del maggio del 1975 – Garzanti, lire 4.000 -, è una raccolta di articoli, recensioni e interviste dell’ultimo scorcio della vita di Pier Paolo Pasolini, scomparso nel novembre di quello stesso anno e che io ebbi la fortuna di conoscere personalmente qualche mese prima.

E’ un volume di straordinaria lucidità intellettuale che ogni giorno grida la propria attualità.

Non starò a sprecare parole inutili, pleonastiche, riduttive: non so quale sia l’ultima edizione reperibile sul mercato, ma cercatene una, anche sulle bancarelle dell’usato; non arrendetevi finché non ne troverete una copia e leggetelo con avidità e rileggetelo una, due, tre volte.

Sono certo: qualcuno mi sarà grato per il consiglio. Qualcuno, beninteso; qualcuno mi basta e mi avanza. Non siamo noi popolazioni di sterminati auditel e di qualsivoglia inutlili classifiche e premi.

Dicembre 2008

Vale un Perù, per davvero…

https://www.vincenzoreda.it/focus-storia-linganno-di-cajamarca-by-vincenzo-reda

Il 16 novembre 1532 a Cajamarca, Ande peruviane, l’hidalgo spagnolo, ignorante e spietato, Francisco Pizarro catturò con un inganno indegno l’Inca Atahualpa. Un paio di centinaia scarsi di avventurieri, quasi tutti reduci del Tercio, lasciarono sul terreno circa 3.000 nobili, dignitari e guerrieri inca. Pizarro fondò Lima 3 anni più tardi e fu assassinato dai fedelissimi del suo socio Diego de Almagro nel 1541. L’ultimo Inca, Tupàc Amaru, fu decapitato il 24 settembre 1572 a Cuzco.

Il 28 luglio 1821, il generale argentino José de San Martìn, dopo aver liberato il Cile, dichiarò l’indipendenza del Perù.

Quelli qui sopra i fatti e le date fondamentali di questo grande Paese di cui da noi poco si conosce, malgrado le comunità di peruviani in Italia si vanno facendo sempre più numerose: a Torino sono ben oltre le 10 mila persone.

Il Perù è una Repubblica presidenziale che copre quasi 1,3 milioni di chilometri quadrati (4 volte l’Italia) con circa 30 milioni di abitanti. Si estende tra l’oceano Pacifico, le Ande e l’alto bacino del Rio delle Amazzoni che qui nasce dall’unione dell’Ucayali e del Rio Maranon.

Nazione dalla  storia ricca e importante, cominciata almeno un paio di millenni prima dell’era cristiana; Chavin, Paracas, Ica, Nazca, Mochica, Chanca, Wari: sono alcuni orizzonti culturali che precedettero il Tahuantinsuyo (il Regno delle quattro Regioni) Inca, fondato dopo il XIII secolo. Oggi questa nazione è composta da quasi il 50% di etnie indigene (quechua e aymara), il 30% di meticci e per la restante parte da un incredibile miscuglio di razze arrivate da tutto il mondo.

La varietà dei climi e la sua complessa morfologia, che si può definire unica, rendono la cucina peruviana una delle più affascinanti del mondo: il Pacifico con la Corrente di Humbolt e una ricchezza di fauna marina straordinaria, le regioni andine (con picchi di oltre 6.000 mt.), i deserti incredibili, la regione amazzonica… E siamo debitori verso questo paese soprattutto per la più importante solanacea del mondo: la patata, che qui è coltivata in centinaia di varietà differenti.

Da pochi anni (2012) anche a Torino è possibile gustare e apprezzare la tradizione cucinaria di questo Paese: il mio ristorante preferito si chiama Vale un Perù (via San Paolo, 52) di Miguel Bustinza e Patricia Trujillo. Li ho conosciuti grazie a Gloria Carpinelli,  che ha appena pubblicato un libro (il primo in italiano) sulla cucina peruana, edito da il Punto: Il fiore della cannella.

Locale arioso, pulito, accogliente e preparazioni cucinarie per davvero eccellenti a cominciare dai Ceviche – pesce crudo marinato di origini precolombiane e considerato piatto nazionale – e poi il formidabile polpo anticucho, le papas rellenas, il cuore di vitello, le molte ricette a base di riso… e ancora il delizioso rocoto, peperone piacevolmente piccante (Capsicum pubescens), grosso come un bel pomodoro e dai semi neri. Si beve ottima birra e, soprattutto, si deve bere il Pisco (bevanda nazionale distillata da mosto di vino); si spende una cifra più che onesta e si conosce una tradizione per davvero unica.

Io ho un desiderio da molti anni, poter gustare una Pachamanca: carni, verdure e tuberi cotte con pietre roventi dentro una fossa! E’ una tradizione peruviana che risale a molte migliaia di anni fa.

Ps: ci sono due scrittori peruviani per i quali nutro una stima immensa. Se non li conoscete, il mio è un consiglio prezioso e privo di qualunque interesse che non sia la curiosità culturale. Parlo di Cesar Vallejo (cercate il romanzo El Tungsteno) e di Manuel Scorza (tutta la sua opera incredibile, ma soprattutto Rulli di tamburo per Rancas).

 

Il mio Sancta Santorum

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Tra le decine di metri linerari della mia Biblioteca e le 5 o 6 migliaia di volumi, questi tre ripiani di vetro (poco più di tre metri), che stanno sopra il mio letto e mi sorvegliano mentre dormo, rappresentano per davvero i libri miei prediletti.

Sul ripiano più in alto ci sono le preziose edizioni del mio amico Enrico Tallone, stampate in piombo in pochissimi esemplari (mai più di 500): spiccano l’Abù Nuwas, il Canzoniere del Petrarca, il Pinocchio, le Rime del prediletto Calvalcanti e I vini d’Italia di Sante Lancerio. Ma ci sono, tra gli altri, anche la rarissima raccolta Sansoni della Commedia dell’Arte Italiana e l’introvabile edizione de La Storia dei vini Antichi di A. Henderson, edita da La Coccinella di Capri.

Il ripiano di mezzo ospita Calvino, Coloane, Alvaro Mutis, Soriano, tutti gli strepitosi libri del peruviano Manuel Scorza, Cortàzar e il mio Stevenson.

Nel primo ripiano, più composito, sono riposti, tra gli altri, Campanella, Chatwin, Conrad, J. London, Melville (manca Moby Dick, di cui ho la traduzione di Pavese e l’edizione inglese che abita un’altra parte della biblioteca), tutto John Fante, il Mahabharata, La Storia della filosofia Indiana, il glossario Sanscrito, la Bhagavadgita, Le Upanisad, il Kamasutra…E ancora: iI Dialoghi di Confucio, un testo del Dalai Lama, un volume autografato di Giovanni Spadolini e, ultimo, ma non certo per importanza, Il Diario Libertino di Luigi Veronelli.

Certo, mancano moltissimi altri miei libri prediletti (Dante, Palazzeschi, Rimbaud, Baudelaire, Borges, Kipling e quelli di storia e di antropologia). Ma quest’angolo è proprio quello più mio.

E…non ci sono i miei libri, quelli che ho scritto io (sono 7 e abitano lo studio e non la mia camera da letto).

Ragionevoli dubbi, Gianrico Carofiglio

Non avevo mai letto nulla di Carofiglio, poi accade che vedo un suo intervento alla trasmissione Per un pugno di libri, condotta da Neri Marcorè – uno che mi è molto simpatico anche perché uno dei pochi che conosce e apprezza Manuel Scorza – e decido di comprare alcuni suoi libri.

Questo, il primo che leggo, me lo sono fumato in una delle mie solite notti insonni: 300 pagine per una scrittura semplice, leggera che si beve come un bicchiere d’acqua di fonte (!).

Non ci troviamo innanzi a un letterato; non siamo al confronto di una lingua di quelle che mi piacciono: ma l’intreccio è credibile, la storia interessante, i caratteri ben definiti. In buona sostanza, m’è piaciuto e sto di già leggendo altro suo.

Nel libro, verso la fine si trova quello splendido anagramma de la verità: relativa. Me ne ha suggeriti altri: era viltà vietarla, ovviamente, la verità relativa.