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Octavio Paz, Apparenza Nuda – L’opera di Marcel Duchamp

Di seguito uno straordinario brano di Octavio Paz, tratto da Apparenza nuda – L’opera di Marcel Duchamp, scritto tra il 1966 e il ’76 e pubblicato in Italia da Abscondita nel 2000.

È l’inizio del suo saggio fondamentale su Duchamp e suLa Mariée mise à nu par ses Célibataires, même (Il Grande Vetro). Un testo tanto difficile quanto irrinunciabile per chiunque voglia approcciare l’arte moderna con serietà e in maniera approfondita.

Pablo Picasso (Malaga, 25 ottobre 1881-Mougins, 8 aprile 1973)

Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887-Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968)

“Forse i due pittori che hanno esercitato maggior influenza sul nostro secolo sono Pablo Picasso e Marcel Duchamp. […]

Picasso è ciò che accadrà e ciò che sta accadendo, l’evento futuro e quello arcaico, quello remoto e quello prossimo. La velocità gli permette di essere qui e là, essere di tutti i secoli senza smettere di essere dell’istante. Più che i movimenti della pittura del ventesimo secolo è il movimento fatto pittura. Dipinge in fretta e, soprattutto, la fretta dipinge con i suoi pennelli: il tempo pittore. I quadri di Duchamp sono la presentazione del movimento: l’analisi, la scomposizione e il contrario della velocità. Le figurazioni di Picasso attraversano velocemente lo spazio immobile della tela; nelle opere di Duchamp lo spazio cammina, si fonde e, divenuto macchina filosofica ed esilarante, confuta il movimento con il ritardo, il ritardo con l’ironia. I quadri del primo sono immagini; quelli del secondo, una riflessione sull’immagine.

Picasso è un artista dalla fecondità inesauribile e ininterrotta; le tele di Duchamp non raggiungono la cinquantina e furono eseguite in meno di dieci anni: infatti abbandonò la pittura propriamente detta quando aveva appena venticinque anni. Certo, continuò «a dipingere» per altri dieci anni ma tutto quel che fece a partire dal 1913 si inserisce nel suo tentativo di sostituire la «pittura-pittura» con la «pittura-idea». Questa negazione della pittura che egli chiama olfattiva (per il suo odore di trementina) e retinica (puramente visiva) fu l’inizio della sua vera opera. Un’opera senza opere: non ci sono quadri se non il Grande Vetro (il grande ritardo), i ready-mades, alcuni gesti e un lungo silenzio. L’opera di Picasso ricorda quella del suo compatriota Lope de Vega e, in realtà, parlandone bisognerebbe usare il plurale: le opere. Tutto quello che ha fatto Duchamp si concentra nel Grande Vetro, che fu definitivamente incompiuto nel 1923. […]

I due artisti, come tutti quelli che lo sono davvero, senza escludere i cosiddetti minori, non sono paragonabili. Ho associato i loro nomi perché mi sembra che, ognuno a modo suo, definiscano la nostra epoca: il primo per le sue affermazioni e le sue scoperte; il secondo per le sue negazioni e le sue esplorazioni.”