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Incontri by Gianni Gagliardo

Per uno come me, che ha masticato Fotografia per un ventennio (tra i succosi Sessanta e gli inebrianti Ottanta), vedere stampata una provinatura formato 24×36 con la sigla Ilford HP5 Plus costituisce una vera emozione. Io preferivo la Tri-X della Kodak, ma questo è un dettaglio tecnico….

Questo volume, Incontri – con le fotografie del canadese Marcus Oleniuk e i testi di Mario Busso, curato da Stefano Gagliardo – è un’operazione che davvero riporta a certi stilemi anni Settanta: un bianco e nero assai letterario, con sgranature e contrasti quasi drammatici; inquadrature insolite e gusto invernale che riporta a focolari, chiacchiere e bevute tra vecchi amici, atmosfere fuori di questi tempi grami ma dentro ai tempi eterni della memoria…

E’ un libro insolito fin dalla scelta del formato: un cartonato orizzontale 31×25,5 con sovracopertina  e per gli interni bella carta patinata opaca da circa 135 gr. Impaginazione, grafica e confezione di grande cura e eleganza.

Belle per davvero sia le fotografie di Marcus dal taglio del reporter giramondo (e un sapore di vecchia FSA americana anni Trenta condita dallo stile di un Salgado), sia i testi -con opportuna traduzione in inglese – dell’amico Mario Busso.

Presentato al recente Vinitaly, è un bel libro davvero. E non è un complimento di circostanza per tutti gli amici coinvolti in questa realizzazione…..

Stefano Fanti per Cormons ed Ermacora

Che io sia appassionato frequentatore e svergognato estimatore del ristorante del Circolo dei Lettori di Torino è faccenda risaputa. Altrettanto clamorosa è la mia stima per il suo chef, Stefano Fanti: mi piace la persona e  amo oltremodo la sua cucina (di territorio: nei fatti e non soltanto con le solite, abusate parole di moda…). E di Stefano apprezzo il fatto che a lui piace davvero stare in cucina e non altrove, così come lo considero uno dei pochissimi chef che potrebbe fare benissimo il sommelier (qui si beve soltanto piemontese, salvo nelle serate, come questa, in cui si ospitano vini di altre provenienze).

Per l’occasione in cui graditi ospiti erano i vini delle Cantine Produttori di Cormòns e Ermacora (DOC Collio e Colli Orientali del Friuli), Stefano ha dato il meglio di sé: strepitoso il suo delicatissimo bacalà e memorabile l’uovo; senza dimenticare un equilibratissimo risotto (Carnaroli Cascina Zaccaria) al Refosco con salsiccia di Bra e il sempre eccellente stracotto, questa volta rivisto con il rosso friulano Pignolo 2008, entrambi di Ermacora.

Celebrato come merita Stefano, due parole su questi produttori e sui vini gustati.

La Cantina dei Produttori di Cormòns (famosa per il suo Vino della Pace: esiste una sterminata letteratura in proposito) è una cooperativa che unisce 167 produttori per oltre 460 ha e circa 2 mln di bottiglie: il suo merito principale è quello di offrire al mercato (70% nazionale)  vini con uno straordinario rapporto qualità/prezzo. Prodotti sempre di qualità almeno media: questa sera mi ha sorpreso la Malvasia 2012 DOC Friuli Isonzo, bianco di eccellente complessità. In linea con quanto mi aspettavo il Friulano Rinascimento 2012 DOC Colli Orientali e il Picolit 2009 DOC Collio.

La Cantina Ermacora Dario e Luciano è una classica azienda a carattere familiare, con una produzione di circa 180.000 bottiglie. Ho trovato di elevatissima qualità il loro Friulano 2012, uno dei migliori da me bevuti, ne producono circa 20.000 bottiglie. Eccellente il Refosco dal Peduncolo rosso 2012 (assai tipico, 6.500 bottiglie)), meno interessante, per me personalmente, il Pignolo 2008 (2.500 bottiglie): ma qui si dovrebbe aprire una lunga discussione perché ci si trova di fronte a un vitigno autoctono da poco ricuperato che, forse, deve ancora trovare la sua giusta via in cantina; questo di Ermacora mi pare un poco troppo orientato a un gusto internazionale che può andare benissimo (il vino è più che buono, intendiamoci), ma che a me piace poco e, comunque, il mio giudizio non fa testo.

Ho chiuso con una magnifica grappa di Dellavalle: un piccolo portento.

Chiudo invece questo breve pezzo ringraziando, come sempre, l’amico Mario Busso che è l’anima irrinunciabile della Guida ai Vini Buoni d’Italia del Touring Club.

https://www.vincenzoreda.it/boca-2007-di-cascina-montalbano/

https://www.vincenzoreda.it/vini-buoni-ditalia-al-vinitaly-2013/

https://www.vincenzoreda.it/a-cena-con-un-friulano-circolo-dei-lettori-5-marzo-2013/

 

Vini Buoni d’Italia al Vinitaly 2013

Mi pare doveroso fare questo piccolo omaggio ai miei amici di Vini Buoni d’Italia, la guida dei vini autoctoni del Touring Club Italiano. Sono stato con loro durante la mia due giorni al 47° Vinitaly. Si dormiva e cenava in un tranquillo agriturismo – accogliente, familiare e assai poco costoso – situato a Castiglione delle Stiviere nelle campagne placide e ondulate del mantovano; si chiama Corte Antica Vigna, davvero da consigliare, ancorché nel bene e nel male lontano dagli insopportabili caos veronesi. (da citare le magnifiche e assai variegate verdure di stagione).

E’ un bel gruppo questo, guidato dall’amico Mario Busso e dalla competenza, discreta e mai presuntuosa, dello chef  Stefano Fanti (Ristorante Circolo dei Lettori di Torino: se non lo conoscete andateci di corsa: ne ho parlato qui spesso). Brave e carine le ragazze (con la brasiliana Ana Paola e la giapponese Yu Kari). Il noto sommelier Alessandro Scorzone fa parte della compagine che lavora alla guida: sulla sua serietà e competenza c’è poco da dire.

Presso lo stand erano in gustazione alcune centinaia di vini, scelti tra i migliori della guida, accompagnati dagli ottimi salumi Levoni. Memorabile per me, come già scritto, il Sassella 2001 Rocce Rosse di Arpepe. 

E’ stata una bella esperienza, quest’anno al Vinitaly, ancorché assai faticosa – come sempre.

A cena con un Friulano, Circolo dei Lettori 5 marzo 2013

Serate sempre di grande interesse quelle che Mario Busso (Vini buoni d’Italia) organizza con i vini friulani, e personalmente l’interesse è accentuato quanto il ristorante è quello, mio prediletto, del Circolo dei Lettori, chef Stefano Fanti: non mi dilungo oltre, in quanto su questo sito ne ho trattato con dovizia e a volte anche con incontenibile entusiasmo (ma si tratta di amico e dunque mi ritengo scusato).

Vini sempre di qualità elevata e prezzo interessante, quelli friulani. Non entro in dettagli di valutazione, perché per questi ho bisogno di bevute lunghe, solitarie e tranquille; durante queste cene conviviali si possono soltanto esprimere giudizi assai approssimativi sui vini che si bevono. Comunque, sono stato bene impressionato dai due bianchi della Tenuta Angoris: il Friulano 2011 DOC Isonzo e, ancor più, dal Collio Doc Bianco 2011 (un uvaggio). Vini questi prodotti in poche migliaia di bottiglie per prezzi a scaffale che vanno intorno ai 14/15 €.

Buoni, senza essere eccezionali, i rossi (Schioppettino 2008 e Refosco 2009 DOC Colli Orientali) di Giovanni Dri: sono vini che amo particolarmente, ma devo dire che questi, pur di ottima qualità, sono inferiori ad altri bevuti in diverse occasioni. Lo Schioppettino, vino di piccola produzione costa intorno ai 25 € (sempre ben spesi per un vino così); il Refosco lo si trova a scaffale intorno ai 15 €, ma qui la produzione è  più importante (12/14.000 bottiglie).

Eccellente il Ramandolo DOCG 2009 di Dri (ricordo: ottenuto da uve passite di Verduzzo), vino piacevolmente dolce, di bassa gradazione alcolica e di prezzo interessante (non oltre i   13 €); ovviamente, strepitoso il Picolit: questo Friuli Colli Orientali DOCG 2008 di Angoris è tra i migliori bevuti a mia memoria: ne producono 600/800 bottiglie da 50 cl. per un prezzo che va intorno ai 30/35 €, ma si tratta di un Picolit!!

Straordinario personaggio Giovanni Dri: la passione, il calore, la tradizione che si leggono nel suo eloquio travolgente e coinvolgente. Non più di 9 ettari curati come un farmacista….

Altra realtà la Tenuta di Angoris, simpaticamente rappresentata dal direttore vendite Alessandro Dalla Mora: qui siamo di fronte a 13o ettari di vigneti, con quote export importanti e diverse linee di produzione e commercializzazione.

Finisco con sottolineare ancora una volta la cucina di Stefano Fanti: eccezionale il suo baccalà, come del resto la proposta dell’uovo cotto nel guscio e la semplice (e fantastica) torta di noccciole (la nostra “tonda gentile” di Langa), guarnita con delizioso zabaione.

www.drironcat.com

www.angoris.com

Stefano Chiodi Latini a Villa Somis

Tra il XVII e il XVIII secolo la nobiltà torinese, al passaggio tra Granducato e Regno, prese a costruire sontuose e discrete dimore sulla collina torinese, spesse volte circondate da vigne ubertose in cui si coltivavano vitigni autoctoni (vedi il famoso Cari). Prima dell’assedio francese del 1706, se ne contavano almeno 150 di cui i francesi fecero scempio. Oggi rimangono ancora dimore come Villa Abegg, Villa Chinet, Villa Somis; le vigne sono scomparse, se si esclude la recente ripresa della Vigna della Regina, riportata in auge da un encomiabile progetto misto pubblico e privato affidato all’Azienda Balbiano di Andezeno che vi produce dal 2009 un’ottima Freisa di Chieri.

I conti Somis acquistarono verso la fine del XVII secolo una stupenda dimora situata in strada Val Pattonera (sulla sinistra, salendo verso Cavoretto). Lorenzo Francesco (1662-1736), musicista e medico di corte, fu il capostipite di una famiglia di valenti musicisti:  i figli Giovanni Battista (1686-1763) e Lorenzo Giovanni (1688-1775) furono violinisti virtuosi, direttori e compositori noti in Italia e in Europa.

Così come la stirpe dei Conti Somis diede i natali a valenti musicisti, altrettanto la famiglia Chiodi Latini è ormai celebre come stirpe di valenti ristoratori: Antonio è il titolare de I Nove Merli di Piossasco, Umberto (suo fratello) è lo stellato chef del Vintage 1997 di Torino e Stefano, figlio di Antonio, ha rilevato Villa Somis per trasformare questa splendida location in un luogo di alta cucina.

Ricordo Villa Somis perché nel 1996 ospitò un pranzo per festeggiare la pubblicazione della guida Mangiare a Torino: era una pubblicazione da me ideata e pubblicata dalla Proget, una delle mie imprese editoriali. Era una guida il cui intento era quello di indicare in maniera enciclopedica – senza fornire giudizi di sorta – i luoghi della ristorazione torinese dei quali si elencavano i recapiti, il tipo di cucina e la fascia di prezzo. Fu un bel successo.

Ritorno a Villa Somis, invitato da Stefano Chiodi Latini, con Mario BussoVinibuoni d’Italia, Touring Editore – e il dottor Flavio Boraso, collaboratore della guida de L’Espresso.

Il posto è di eleganza e bellezza sensazionale, situato in una posizione che nelle stagioni più favorevoli rendono esaltante. Ristrutturato nei colori e negli arredi, oggi permette sia di continuare la tradizione di grandi pranzi per celebrare matrimoni e convegni, sia di permettere una ristorazione più di qualità, più intima: la disponibilità di saloni e salette appartate può soddisfare le più diverse esigenze.

E poi la cucina di Stefano, che mi ha stupito: mi sbilancio, meglio del papà Antonio. A cominciare dall’astice su misticanza con fiori della celebre azienda olandese Koppert Cress. Per raggiungere l’apice con un salmone affumicato con foglie di tè che ci ha lasciati, concordi tutti e tre i commensali, per davvero stupefatti per finezza, complessità, eleganza, originalità di risultato per una materia prima tutto sommato banale. Tutte corrette le altre portate, pur se non memorabili come il salmone. Con la sorpresa finale di un sorbetto di sedano con mirtilli di nuovo epocale!

Ci ha servito uno champagne premier cru brut  Laurent Gabriel (due passi da Epernay) che ho trovato, e con me i miei amici, particolarmente acido, vinoso, lungo e tutt’altro che stucchevole. Abbiamo continuato e finito con uno strepitoso Sforzato del 1997: l’unico difetto (difetto?) la sua poca limpidezza, per il resto una bottiglia di quelle che ti restano nella memoria.

Servizio, tovagliato, posaterie, bicchieri e atmosfera all’altezza. In una serata nebbiosa, dolce: di quelle che la collina torinese sa donare d’inverno.

Bravo Stefano!

Esperienza da ripetere con calma e da consigliare, magari per una cena a due. Ovviamente, dite che vi mando io.

http://www.villasomis.it/it/default.asp

https://www.vincenzoreda.it/i-vini-del-collio-alla-maison-ai-nove-merli-di-piossasco/

10 anni di VINIBUONI d’Italia

Ho conosciuto Mario Busso nel 2009 e da quell’anno seguo la guida dei Vinibuoni d’Italia, pubblicata da Touring Editore. Mario la concepì 10 anni fa e da allora, con la collaborazione di Luigi Cremona e dell’Onav, ne cura la ralizzazione. Mi piacque immediatamente la scelta di valutare soltanto vini spremuti da vitigni autoctoni (non era una opzione semplice nel 2004…) e soltanto cantine che accolgono il pubblico: significa rinunciare a priori a parlare di produttori e di vini assai assai famosi…

Vini Buoni 2013E’ una guida di quelle serie, di quelle che non obbedisce a particolari interessi, più o meno evidenti, più o meno nascosti. In occasione di questo anniversario (la prima decade di pubblicazione), tratta di 1080 aziende e valuta oltre 4.000 vini di circa 25.000 esaminati. I top sono indicati dalla corona (e ce ne sono tanti dei miei, cito a caso: Balciana di Sartarelli, Dolcetto di Gagliardo, Cacc’è Mitte de La Marchesa….) e le indicazioni fornite sono quelle importanti: valutazione, tipologia, vitigno e uvaggio, millesimo, fascia di prezzo. Inoltre, fornisce preziose indicazioni sul produttore: bio, biodinamico, impegno ecosostenibile, ospitalità e visite, vendita in cantina.

Assai interessante la sezione dedicata agli spumanti – sia metodo classico, sia Martinotti  (qui mi stupisce la mancanza di un produttore come Colonnara e del suo Ubaldo Rossi). Altrettanto interessanti le sezioni dedicate all’Istria e alla Slovenia.

Organizzata per regioni, è a mio parere una guida onesta e affidabile in cui trovo quasi sempre valutazioni che mi vedono concorde.

Sono oltre 750 pagine, rilegate con un cartonato a copertina plastificata per un prezzo onesto di 22,00 €.

www.vinibuoni.it

https://www.vincenzoreda.it/collaborazione-con-la-guida-vini-buoni-ditalia/

HoReCa n. 65, il mio articolo sui vini friulani dei Colli Orientali

https://www.vincenzoreda.it/vini-friulani-ospiti-al-ristorante-del-circolo-dei-lettori/

Collio, Ronco dei Tassi

Ho conosciuto Enrico Coser durante la gustazione tenutasi alla Maison ai Nove Merli di Piossasco, complice l’amico Mario Busso della guida Vini d’Italia, edita dal Touring Club Editore. Certo, il Collio è uno dei territori italiani (ma la regione si estende con maggiore superficie in Slovenia) più vocati quando si tratta di vini: sono circa 1.500 ettari vitati di una decina di comuni in provincia di Gorizia. Un territorio che respira le brezze dell’Adriatico distante pochi chilometri, protetto a nord dalle Alpi Giulie; sono basse colline di origine eocenica che nostro signore Bacco (o chi per lui) ha creato ad hoc per ospitare vigne da cui si spremono sublimi vini bianchi, molti dei quali di origine autoctona. Il Consorzio del Collio fu creato nel lontano 1964 e, dal 2010, si è fuso con il Carso. Le aziende che occupano quest’angolo nord-est dei confini italiani sono svariate decine e molte di queste sono assai note e tutte di eccellente qualità. Non conoscevo Ronco dei Tassi, dunque per me è stata una lieta sorpresa.

L’azienda è nata nel 1989, quando Fabio e Daniela Coser acquistarono un podere a Cormons, paese situato nel cuore del Collio. Oggi si estende su 25 ettari di cui 18 vitati e produce circa 110.000 bottiglie, con un export che vale il 60%. La conduzione è rimasta a carattere familiare con i giovani figli Enrico e Matteo che curano rispettivamente la produzione e la parte gestionale e commerciale.

Durante la cena ero rimasto colpito soprattutto dal Friulano 2009 e dal Fosarin 2011, mentre la Ribolla Gialla 2010 e il Picolit 2008 mi erano parsi vini corretti, di buona qualità ma nulla di eccezionale. Lo stesso rosso – un uvaggio bordolese – il Cjarandon 2007, senza dubbio un buon vino ma non certo memorabile. Sia il Friulano, sia il Fosarin – Pinot Bianco 45%, Friulano 35% e Malvasia Istriana 20% – vengono spremuti da vigne vecchie almeno di 40 anni, con esemplari che raggiungono il secolo: si sente. Sono vini di gradazione alcolica importante ma non fastidiosamente aggressiva, con note al naso e al palato di particolare tipicità varietale e di lunga persistenza. Enrico mi ha ricordato che lavorano con lieviti selezionati e la vinificazione avviene in acciaio. I sesti d’impianto sono di 4/5.000 piante per ettaro, tenute a guyot. Per ognuna delle due etichette producono più o meno  14/15.000 bottiglie con prezzi a scaffale intorno ai 13/14 euro. Enrico Coser mi ha fatto dono di alcune bottiglie di Malvasia Istriana, Pinot Bianco, Sauvignon e Fosarin – 2011 e in bottiglia soltanto da un paio di settimane – da valutare con calma e tranquillità a casa mia. Il Fosarin, gustato senza le distrazioni di una cena importante, mi ha confermato tutto ciò che avevo apprezzato durante la serata alla Maison ai Nove Merli: un gran bianco dalla personalità importante e dalle caratteristiche abbastanza uniche. Di ottima qualità anche il Pinot Grigio – 13,5% vol., 32.000 bottiglie da vigne di 15 anni per un vino che è quello che dev’essere: davvero tipico della varietà – e il  Sauvignon, anch’esso immediatamente riconoscibile per 18.000 bottiglie da vigne giovani.

Ma la sorpresa è stata la Malvasia Istriana. Ne fanno soltanto 3.000 bottiglie spremute da una vignolina di mezzo ettaro, vecchia di oltre 60 anni; hanno cominciato a produrla dal 2004. E’ un vino per certo straordinario: di colore giallo tenue, al naso è delicatamente floreale ma al palato dona delle sensazioni di mandorla amara che sono uniche e che persistono, in bocca e in gola, assai a lungo. L’alcol, 14,5% vol., non è per nulla aggressivo: questo è senza dubbio uno dei migliori bianchi che ho bevuto negli ultimi tempi.

(Sul sito dell’Azienda si trova tutto ciò che serve, comprese le schede tecniche dei vini di cui ho scritto sopra).

http://www.roncodeitassi.it/front-page

I vini del Collio alla Maison ai Nove Merli di Piossasco

Quando Mario Busso mi chiama io, se posso, rispondo sempre con entusiasmo, conoscendo la sua serietà e la qualità delle sue proposte. Questa volta l’occasione era costituta da una cena nello splendido ristorante Maison ai Nove Merli, posto in un castello del XVI secolo, rimesso magnificamente a nuovo – con gusto – e trasformato in un relais di notevole qualità che sorveglia da una terrazza naturale l’inizio della pianura Padana, sullo sfondo delle prospicienti Alpi Marittime e Cozie. La cena si è svolta in una piccola e accogliente sala del castello con una trentina di ospiti selezionati e competenti. Devo ricordare la conoscenza di un personaggio davvero assai interessante: il Cav. Gian Nicolino Narducci, consulente per l’esport di Bosca, ne parlerò ancora. Con le preparazioni cucinarie dello chef Antonio Chiodi Latini (mi ha colpito il suo astice: davvero notevole), abbiamo gustato i vini del Collio di Renato Keber e Ronco dei Tassi; soprattutto i bianchi di questa giovane realtà friulana hanno incontrato i miei favori (tra i vini di Keber, devo menzionare l’eccellente Pinot Grigio 2008; gli altri, pur corretti, non mi hanno entusiasmato). Ho trovato assai interessante il Friulano 2010 di Ronco dei Tassi: un vino di gran corpo ottenuto da vigne vecchie con 14% vol. che non si sentono. Notevole l’uvaggio Fosarin 2011 (Pinot Bianco, Friulano e Malvasia Istriana) da un paio di settimane in bottiglia ma già pronto: un bianco complesso e di grande personalità, assai lungo in bocca e in gola. Comunque, dei vini di Ronco dei Tassi tratterò in un articolo a parte. A ogni buon conto la serata è stata, come al solito, di grande interesse e soddisfazione. E di questo ringrazio ancora l’amico Mario Busso.

Merano, Teatro Puccini 7 novembre 2009

DVG_0045Mio intervento a Merano alla presentazione della guida del Touring Club “Vini Buoni d’Italia 2010”, al Teatro Puccini di Merano.

Da sinistra: Vincenzo Vita, Patrizia Felluga, Mi, Mario Busso, Alberto Dragone, Luigi Cremona, l’On. Paolo Russo.

Merano, foto ricordo
Merano, sabato 7 novembre 2010, ore 10.30, presentazione guida “Vini buoni d’italia”

Sarà presentata a Merano

Vinibuoni d’Italia 2010

Il bello e il buono del bere italiano nella più prestigiosa guida ai vini da vitigni autoctoni curata da Touring Club Italiano

La guida Vinibuoni d’Italia 2010 edita da Touring Club Italiano, giunta all’ottava edizione, verrà presentata il 7 Novembre con un grande evento al teatro Puccini nel corso del Merano International Winefestival dove verranno premiati i produttori che hanno ottenuto la corona, il riconoscimento che premia la più schietta tradizione enologica italiana ispirata alla più genuina filosofia della valorizzazione delle radici locali, della tipicità e del Made in Italy. I vini recensiti in guida danno un segnale di preciso  ai consumatori e al mercato italiano ed estero, che apprezza sempre di più i livelli qualitativi – generalmente caratterizzati anche da un buon rapporto qualità prezzo – che gli autoctoni stanno esprimendo.

Ore 10,30Presentazione della guida “Vinibuoni d’Italia 2010” alla stampa con la partecipazione del direttore editoriale di Touring Editore Alberto Dragone, dei curatori Mario Busso e Luigi Cremona e del Presidente di Gourmet’s Int. Helmuth Köcher, Patrizia Felluga presidente del Consorzio di tutela vini del Collio. Porterà il suo saluto l’artista Vincenzo Reda, autore dei disegni che aprono i capitoli delle regioni del vino nell’edizione 2010 della guida.
Ore 10,50 Assegnazione del Premio Michele D’Innella alle Cantine Masi per la migliore comunicazione in campo enologico
Ore 11 –  Premiazione dei vini della Corona
Ore    12 – Premiazione delle “Bollicine Italia” i migliori spumanti secondo il voto del pubblico di Vinitaly 2009 e Vitigno Italia 2009  dal pubblico
Ore 12,15 – Presentazione della nuova rubrica “Territori e vini d’elite”. Quest’anno l’approfondimento della guida è stato dedicato al Collio Doc Bianco.
Ore 12,30 – Presentazione del volume di Mario Busso e Angelo  Concas “Donne in vigna”                              Ore 12,45 – Presentazione degli show room permanenti di Vinibuoni d’Italia con la partecipazione di Vincenzo Vita  della Vita Trading International. Ore 13Buffet con i prodotti tipici italiani abbinati ai vini della Corona – ai vini della Golden Star – ai vini Collio Doc Bianco selezionati in guida e ai vini di “Donne in vigna”. In collaborazione con Consorzio Provolone Valpadana, Consorzio Grana Padano, Latterie Friulane, Consorzio Monte Veronese, Salumi Levoni, Salumificio Principe, Caseificio Pugliese, Caseificio Tosi, Caseificio Taddei, Salami Arigianali Giacobbe, Cooperativa Produttori Tradizionale Formaggio Macagn, Caseificio Vallet, Olio Spagnoletti Zeuli, Pane di Altamura,  Biscottificio Santa Maria, Paniere prodotti Regione Campania.

Ore 14,30Inaugurazione nel Kuraus di “Enoteca Italia, un evento unico che raggruppa oltre 460 tipologie di vini da vitigni autoctoni selezionati dalla guida “Vinibuoni d’Italia 2010”. L’Enoteca proporrà i vini dal 7 al 9 Novembre.

216 le etichette premiate con la “corona”

I vini della Corona sono i vini italiani dell’eccellenza, scelti con voto palese di maggioranza nella sessione finale di degustazione a commissioni riunite su scala nazionale. Sono dunque vini che hanno entusiasmato per l’assoluta espressione del vitigno e del territorio di appartenenza,  per la gamma aromatica, per il corpo e per  l’armonia. Vini di forte identità, il cui ricordo  rimane impresso con la capacità di emozionare a lungo.

187 le etichette che hanno ricevuto la Golden Star

I Golden Star Wine sono quei vini, che raggiunte le quattro stelle hanno ottenuto la nomination, per concorrere alla corona perchè, oltre ad esprimere eleganza, finezza, equilibrio, qualità e precisa espressione del varietale e del territorio, hanno destato nella commissione di degustazione regionale un’esaltante emozione.

248 “Vini da non perdere”

Si tratta di vini di particolare pregio  che le commissioni regionali hanno messo in risalto in questa apposita sezione della guida.

25 i migliori Collio Doc Bianco

Il Collio Bianco – vino che rappresenta una sfida per il Consorzio e i produttori ad esso associati –  è la risposta con la quale si ribadisce una tradizione che colloca questo territorio, per vocazione storica, per clima e per composizione dei terreni, come uno degli interpreti dei migliori bianchi italiani. Proprio per questo Vinibuoni d’Italia ha voluto declinare le migliori versioni di questo caleidoscopico vino bianco, che deroga in parte ai principi della guida, ma che essendo espressione tipica di una centenaria esperienza umana e culturale esprime identità e trova risorsa all’interno della  diversità stilistica, intellettuale e biologica.

1070 le cantine selezionate in guida e oltre 4000 i vini recensiti

I criteri di degustazione, che hanno portato a selezionare le aziende presenti in guida, hanno privilegiato i vini che si sono contraddistinti per freschezza, per fragranza, piacevolezza della beva e per la corrispondenza al vitigno e al territorio in cui si originano.

80 i Collaboratori – 21 Coordinatori regionali

La Guida Vinibuoni d’Italia è curata da Mario Busso con la collaborazione di Luigi Cremona. Alla sua realizzazione hanno lavorato 21 commissioni regionali di degustazione con oltre 80 commissiari territoriali rappresentati da esperti sommelier e giornalisti di settore che per un anno si sono impegnati nel selezionare e proporre le le migliori cantine italiane che producono vini ottenuti al 100% da vitigni autoctoni.

Ecco i coordinatori regionali:

Claudia Moriondo – Stefano Fanti – Ornella Cordara – Riccardo Modesti – Cristina Burcheri – Paolo Ianna – Angelo Carrillo – Rosaria Benedetti – Laura Franchini – Antonio Paolini – Guido Ricciarelli

– Andrea De Palma – Angelo Concas – Luciano Pignataro – Gianni De Bellis – Alma Torretta – Roger Sesto – Claudio Marafetti – Bernardo Pasquali – Aurora Endrici – Paola Borlatto.

18000 i vini degustati  – oltre 3600 vini recensiti in guida

I vini degustati sono stati circa 18.000; di questi, oltre 4000 sono stati inseriti in guida, segno di

un decisivo rigore nelle selezioni.

Finali pubbliche aperte alla stampa

La sessione per l’assegnazione della corone si è svolta a Telese in provincia di Benevento. La finale, per garantire la  massima  trasparenza dei lavori – fatto unico in Italia – è stata aperta al pubblico, ai produttori e alla stampa.

La guida sarà in libreria ai primi di novembre

Redazione Vinibuoni d’Italia

12043 Canale – Via Santo Stefano Roero 59 – tel. 0173 95699 – fax 0173 978303

e.mail: info@vinibuoniditalia.it – www.vinibuoni.it

Due guide utili e oneste: i miracoli a volte capitano

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Ho conosciuto Romano Raimondi sul Gargano: il responsabile del villaggio dove vado tutti gli anni a passare le vacanze, come ben sa chi mi segue, venne un giorno a dirmi che un cliente nuovo desiderava conoscermi perché aveva visto il mio sito e gli era particolarmente piaciuto. Era Romano, responsabile commerciale della Longo di Legnano, azienda seria, da molti anni impegnata nella selezione seria di prodotti enogastronomici da proporre, business to business, nei settori  di regalistica, gadget e, credo, incentives. Gente competente e di certo affidamento: gente che viaggia molto e che, fuori dalle solite strategie editoriali, obsolete fastidiose e inutili – quando anche non controproducenti – ha ideato questo manuale/guida.

Senza voti, soltanto con tutte le informazioni, chiare e sintetiche, che possano servire al viaggiatore,  stancato dai noiosi e faticosi chilometri autostradali e desideroso di evitare i parapiglia di scarsa qualità degli autogril, che desidera un posto non troppo lontano dal proprio itinerario in cui mangiar bene, pagare il giusto e riposare un momento.

E’ stata molto ben recensita e ne hanno parlato tutti in maniera favorevole: a proposito e con il giusto merito, direi.

L’idea è tanto semplice quanto geniale – come quasi tutte le faccende che funzionano – e, oltretutto, serve a chi ne fa uso: non è la solita occasione di fare del business sul nulla o sulle ali di una moda – che è stessa cosa.

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Idea sì geniale e  utile, ma anche realizzata con grande  onestà e competenza: sintetica, semplice e dunque di facile consultazione.

Oltretutto, pur non essendo editori, i Longo hanno evidentemente chiamato i consulenti editoriali giusti e li hanno usati al meglio.

Complimenti per davvero! Una guida, ripeto e sottolineo, soprattutto utile, agile e onesta, che serve tenere in auto a chi viaggia molto e molto per lavoro.

Mica una roba che succede tutti i giorni, almeno nel campo delle guide enogastronomiche…

E passiamo a esaminare l’altra piacevole sorpresa di questi primi giorni, ancora troppo caldi, di settembre: ne avevo sentito parlare, ma non avevo trovato alcuno stimolo per un approfondimento serio.

Senza titolo-3

Anche per pigrizia mentale; perché se uno, come me, è mal disposto a valutare le guide, pensa: la guida è una mala pianta infestante che cresce in ogni terreno e non patisce nulla; difficile – se non lo si è obbligati per lavoro – appassionarsi alle sempre più frequenti proposte del mercato che, va da sé, sono inutili, malfatte e disoneste (non tutte, ma quasi…). Mario Busso me lo ha presentato il mio amico Vincenzo Vita: un aperitivo nel tardo pomeriggio al tavolo di uno dei miei bar in via Garibaldi, a Torino. S’era portato appresso la sua guida che ha provveduto a regalarmi. E allora me la sono guardata per benino e ho avuto la sorpresa di una faccenda fatta bene da gente competente e onesta, il cui business è soltanto quello di trarre profitto dalle vendite di un prodotto che soddisfa e serve il lettore che lo compra e dalle ovvie entrate pubblicitarie di produttori che non subiscono alcuna pressione né ricatti di sorta, come purtroppo è deleterio costume dei classici editori di guide (tutti: chi più, chi meno).

Va precisato che su questo lavoro hanno diritto a comparire soltanto le cantine che producono vini da uve autoctone, e che sono considerate tali le viti coltivate sul nostro territorio da almeno 300 anni. Le valutazioni sono eseguite su bottiglie in commercio e non con vini provenienti da botti o vasche. La guida è costruita su concetti semplici e i simboli scelti sono di facile lettura e direi che forniscono  le informazioni che un tale prodotto editoriale deve essere in grado di trasmettere. E’ strutturata su base regionale e per ordine alfabetico. Nella terza edizione, 2009, si tratta di 1080 cantine e di 3600 vini. Il volume è stampato con il marchio prestigioso del Touring Club Italiano: storica Associazione che della cultura del territorio ha fatto bandiera.

E’ chiaro che per me leggere di Mayolet, Avanà, Timorasso, Cesanese, Tintilia, Fiano Minutolo, Susumaniello, Nerello mantellato, Carricante e via dicendo, costituisce musica dolce. E raccontatemi gli australiani o i cinesi che si mettono a copiare il Bianchello del Metauro, la Pecorina o il Bianco d’Alessano….Sono questi i valori che a noi è richiesto, da chi ci ha passato il testimone, di difendere: è un dovere preciso. A chi ha scelto di competere a colpi di milioni di bottiglie, di marketing, di controllo di gestione e di ottimizzazione delle rese e della distribuzione vada tutta la nostra stima – non ne hanno molto bisogno, in verità; al piccolo  produttore che non arriva ai dieci ettari e alle 50.000 bottiglie di vino autoctono vada invece il nostro impegno, la nostra dedizione, il nostro aiuto. Si può e si deve guadagnare anche con la poesia. E tra poeti ci si intende, ci si riconosce e ci si dà una mano.