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Vitigni autoctoni del Gargano

Ne ho fotografati una decina di esemplari, tutti vecchi di almeno qualche decina di anni. Sono viti a alberello, in genere maritate a tutore vivo (olivi e mandorli), ma anche sostenute da vecchi e occasionali puntelli o addirittura prive di sostegno. Ho distinto almeno quattro/cinque varietà di uve: bianche, nere, rosate e tutte senza dubbio uve da vino.

Le ho trovate nella proprietà di Francesco Colletta, nella piana pleistocenica di Mattinatella: 40/60 mslm, terreno calcareo con scheletro importante, distribuite tra olivi e mandorli. Francesco mi racconta che fino a non molti anni fa suo padre spremeva il vino di famiglia da queste incredibili viti a foglia larga e in genere trilobate. Non sono un botanico e sono ancora meno un ampelografo, ma di viti ne ho viste tante e tante: mai nessuna come queste.

Dal sito di Nello Biscotti – www.nellobiscotti.135.it  – apprendo alcuni nomi di viti autoctone garganiche: Barbaroscia, Bell’Italia, Uva della Macchia, Malvasia nera antica, Nardobello, Scannapecora…Non so quali di queste viti corrispondano a queste qui sopra fotografate; so soltanto che ne ho mangiato qualche acino e sono uve dolcissime. Chissà come doveva essere il vino spremuto da queste uve. Gino Veronelli venne da queste parti nel 2003, più volte sollecitato da me per conoscere lo chef Gegè Mangano di Monte S. Angelo, per cui pubblicò un volume che io stesso curai con Gian Arturo Rota: da Nello Biscotti apprendo che bevve di questo vino e gli piacque. Ci lasciò due anni dopo, ma sono contento che sia venuto da queste parti.

101 Storie Maya presentate con Francesco Colletta in Puglia

Il mio libro dedicato ai Maya non avrebbe mai visto la luce se nel lontanissimo, preistorico 1971 non avessi conosciuto Nicola Silvano Borrelli.

Lo conobbi per tramite di un annuncio radiofonico alla trasmissione “Per voi giovani“: non mi ricordo se lo lesse Gianni Boncompagni o Renzo Arbore (mi piacerebbe tanto fosse stato quest’ultimo). L’anno successivo mi recai in vacanza in Puglia: camping Fontana delle Rose, a Mattinatella sul Gargano meridionale. Dovevamo scavare delle tombe a campana nella necropoli dauna di Monte Saraceno.

Quaranta anni dopo, oggi che le  sue ceneri riposano sparse a Monte Saraceno a cura di Francesco Colletta, ho avuto l’immensa soddisfazione di presentare il mio libro a Fontana delle Rose, dove in fondo tutto è cominciato. C’era anche Francesco, archeologo e subacqueo che deve anch’egli tutto agli insegnamenti di Silvano. Lo conobbe nei primi anni Ottanta, adolescente. E fu, come per me, una folgorazione.

Dopo la presentazione di lunedì 30 luglio a Mattinatella, abbiamo replicato il 10 agosto a Manfredonia – in occasione del Manfredonia Blues Festival – davanti a una platea di qualche centinaio di persone attente ai nostri racconti. E la memoria, com’è ovvio, rincorreva il tempo passato a ascoltare le parole preziose, sempre quasi elargite con apparente sufficienza, di Nicola Silvano Borrelli. Che iddio, o chi per lui, l’abbia in gloria. Francesco e io siamo stati fortunati a incontrare questo strambo, adorabile tanghero.

I cieli di Mattinatella

Dopo due giorni di pioggia e un tramonto spettacolare davanti alla piana di Mattinatella, nel mio villaggio Fontana delle rose, il mattino presto sono andato a pescare a fianco del porticciolo (uno dei pochi privati che possono vantare villaggi turistici e camping in Italia): la pesca è stata proficua.

Fontana delle Rose, Giugno 2012

Fontana delle Rose a Giugno è magnifica per davvero: tanto verde, tanti colori, poca gente. Si sta benissimo…..

La piana pleistocenica di Mattinatella

Vista dal mare, questa piccola piana è ancor più evidente nella sua esemplare costituzione geologica che ne ha fatto il più bel litorale del Gargano. Dagli impluvi alla sua destra e alla sua sinistra, per centinaia di migliaia di anni due torrenti hanno scaricato depositi alluvionali che hanno creato questa deliziosa piana, già colonizzata in epoche paleolitiche antiche (6/700.000 anni fa). Poi Greci, Dauni, Romani (c’è la presenza di una villa romana), popolazioni medievali provenienti da tutta Europa e anche da Asia e Africa, hanno continuato a popolarla. Alcuni esemplari di olivi sono millenari (3/4 mt. di diametro!). La terra è fertilissima e oltre agli olivi, i mandorli e i fichi d’india vi crescono rigogliosi insieme a tutte le spezie e le erbe della macchia mediterranea, qui di particolare sapore: la rucola è piccante! Il timo e il rosmarino sono di gusto e profumo impareggiabili, come l’origano.

Mica per nulla ne ho fatto il luogo delle mie vacanze, ormai da tempi memorabili (qui si mangia a…decimetri zero).

Pescate miracolose a Fontana delle Rose

Ieri pomeriggio siamo usciti in barca per una battuta di pesca, tre adulti e un ragazzino milanese di circa 11 anni. Ebbene, il cefalo più grosso l’ha pescato proprio Alessandro, con la sua cannetta: ci sono voluti almeno dieci minuti per stancare il bestione e l’aiuto di papà Massimiliano. Ma poi il cefalo di oltre 2 kg. è stato issato felicemente a bordo. E gloriosamente cucinato alla sera nel giusto  modo in cui si devono gustare i deliziosi muggini di Mattinatella: alla griglia.

Queste sono altre tre immagini di alcune fortunate battute di pesca effettuate sul tratto di mare antistante la piana di Mattinatella, davanti al villaggio Fontana delle Rose, Gargano (Puglia, Italia) sono polipi e cefali pescati insieme ad amici con cui ho condiviso le vacanze in questi anni. Sono ricordi felici con persone magnifiche, uno dei quali oggi purtroppo non c’è più. Un pensiero per l’architetto Eligio Spicocchi, amico indimenticabile.

Luci e colori del Sud/Colors of the South of Italy

Queste fotografie sono state riprese nella piana pleistocenica  di Mattinatella (Gargano, Puglia) in questo agosto 2010. Ci sono i colori e le luci del nostro fascinoso Sud. Mancano gli odori penetranti della macchia mediterranea, mancano i suoni delle fronde degli ulivi, dei mandorli, del ligustro eccitate dal vento. Però ci sono i verdi cangianti delle piante dei capperi, degli olivi millenari (quello accanto a cui c’è mia moglie Margherita ha un diametro di quasi 4 metri!), dei fichi d’india, degli oleandri; e c’è il fiore – la pianta fiorisce una sola volta durante la sua vita – dell’agave americano che da noi ha attecchito con lo stesso entusiasmo del nopal messicano (il fico d’india). Il mio vuol essere un semplice tributo d’amore verso le terre che amo e da cui sono riamato.

Rotolando verso Sud: alla riscoperta dei nostri sapori con Gianni Leopardi

Ristorante Li Jalatuùmene: mitico incontro trai due miei chef preferiti, Giovanni e Gegè

Questo viaggio con Gianni incontro ai colori ai profumi ai sapori alle emozioni del nostro Sud era stato programmato da un pezzo: erano quasi trent’anni che Gianni non viaggiava nelle terre generose del meridione d’Italia.

La scusa era quella di ricuperare un oggetto prezioso affidato 25 anni prima, in San Francisco, a Antonio Ruggeri, un lucano emigrato in California e divenuto buon imprenditore nel campo della ristorazione: la tremenda crisi che sta devastando gli Stati Uniti (e la California sta peggio degli altri stati) ha fatto decidere Antonio di chiudere il suo ristorante Il Rustico, in Sausalito, per tornare ai tranquilli ritmi di Calvello, un paesino delizioso situato a quasi 800 mt. di quota, a sud di Potenza, circondato da boschi e montagne.

Ci siamo fermati prima sul Gargano e Gianni ha potuto assaggiare le delizie del mare di Mattinatella ai tavoli che sono lambiti dalle onde del ristorante Da Tonino dove Colomba cucina come sua madre soltanto “roba” fresca che Tonino pesca ogni giorno; abbiamo avuto la fortuna di mangiare la sera un polipo che era incappato nella mia fiocina al mattino. Poi siamo saliti a Monte S. Angelo dal mio amico Gegè Mangano: il trionfo del territorio per una cucina di tradizione pastorizia.

In Basilicata ci siamo fermati a Rionero in Vulture, ristorante La Pergola (che consiglio vivamente) e siamo andati a oltre 1000 mt. di quota, sopra Calvello, per mangiare deliziosi porcini appena raccolti.

Durante il viaggio di ritorno, non ho potuto impedire a Gianni di provare la grande cucina marchigiana del pesce e delle olive ascolane: la mia amica Stefania ci ha tenuto compagnia al ristorante La Moretta, nel centro storico medievale di Ancona.

Un mito: Villa Scapone

“…ci sono luoghi dove la natura ha creato scenari irripetibili, se la mano dell’uomo interviene con rispetto ecco nascere piccoli paradisi terrestri.”

Allora, parlo dei primi anni settanta, quella costruzione grigia, confusa dentro i pini di Aleppo e i cespugli di macchia mediterranea, abbarbicata inchiodata incastonata a mezza costa proprio sulla falesia, era una sorta di sogno: chissà di chi è, chissà chi ci abita..è un avvocato, un politico, un imprenditore, forse un attore….E non si vedeva mai nessuno, almeno in agosto: neanche in quella piscina, si diceva di acqua di mare, pochi metri sopra il blu profondo delle onde. E c’è pure il campo da tennis, là a sinistra della Villa, nascosto tra i pini. Quella Villa dominava la nostra spiaggia, le nostre grotte marine, i nostri sogni diciottenni, le nostre incursioni notturne a infrattarci fra gli scogli a fare le cose che si fanno tra ragazzi e ragazze a diciott’anni, nei primi anni settanta.

Oggi vado a giocarci a tennis, a Villa Scapone: un campo sintetico che domina la baia e un paesaggio che non ha eguali, neanche sulla costiera Amalfitana. Giochiamo tra gli odori fortissimi della macchia e i verdi teneri dei pini di Aleppo; il guaio è che si perdono tante palline…

La costruzione fu la realizzazione del sogno di un chirurgo estetico originario del Gargano che si era trasferito a Milano; è stata ultimata verso la fine degli anni sessanta,  un paio d’anni prima dell’apertura di Fontana delle Rose nella contigua piana alluvionale di Mattinatella, sotto la strada costiera aperta nel 1964 che unisce Mattinata a Vieste.

Il buon chirurgo, che realizzò questo esempio magnifico di come si possono ben integrare opere dell’uomo in ambienti di straordinaria bellezza quando sensibilità e buon gusto sono caratteristiche di chi agisce, fece però un errore di valutazione clamoroso: pensò che una tale meraviglia fosse un’eredità straordinaria per i suoi figli, che mi dicono numerosi. Si sbagliava, ai figli di quell’incanto non importava un bel niente. Per lunghi anni la Villa rimase vuota e triste a vegliare su tante storie che ogni estate si consumavano, lì vicino a Fontana delle Rose; e chissà cosa potrebbe narrarci di certe notti infocate d’agosto, su quelle spiagge sassose, proprio sotto i suoi occhi. Potessero parlare, quei muri…

Intorno alla fine degli anni novanta, Villa Scapone fu venduta a una cordata di imprenditori locali che opera nel settore turistico e alberghiero. Venne ristrutturata, ammodernata, fornita di una sala ristorante e trasformata in una struttura di accoglienza alberghiera.

Oggi accoglie tutto l’anno, con una capienza massima di una cinquantina di posti letto, ospiti fortunati a cui regala i silenzi, gli odori, la vista incomparabile della baia sottostante, una ristorazione di qualità, un servizio discreto e riservato: il tutto a un prezzo che mi pare molto più che conveniente.

Oltre che a giocare a tennis, ogni anno vengo a cenare qui almeno un paio di volte; stare su una terrazza sospesa su una falesia (tra le altre cose, poco sotto ci sono ancora le tracce di quello che doveva essere un grande trabucco), al tramonto del sole di un giorno d’agosto sul Gargano, a mangiare e bere più che bene e servito come si deve (a un prezzo conveniente…), mi pare essere una delle migliori attenzioni che si possano dedicare a sé stessi e ai propri cari.

Nella foto accanto sono con Antonio Vitarelli, il direttore di Villa Scapone, che si occupa con la moglie da qualche anno della gestione della struttura. Antonio è un entusiasta che si è innamorato di questo posto magnifico, arrivando da importanti esperienze nel campo della ristorazione e della gestione di aziende turistiche (la sua esperienza più importante l’ha accumulata a Vieste, tra gli anni ottanta e novanta, gestendo un villaggio turistico di oltre 1400 posti). La cura che mette nell’acquisto delle materie prime in cucina, la scelta dei vini, la discrezione e la gentilezza mai affettata del suo modo di lavorare ne fanno un professionista che non scorda mai, comunque,il fatto che gli ospiti sono innanzi tutto persone. Quando io scelgo di parlare di un posto, e di una persona, non devo niente a nessuno se non la mia stima: in questo caso non riesco a spiegarmi perché un posto così straordinario (non ho parlato della pulizia, dell’ordine, di una misurata eleganza degli ambienti) abbia sì successo, ci mancherebbe! ma, secondo me, non quello che davvero meriterebbe. Questo mio articolo vuol solo essere un piccolo contributo a uno dei posti più belli che conosco, gestito oltretutto da persone per bene e capaci. Il fatto che abbia scelto di parlarne, come mio solito, implica l’assoluta mia raccomandazione: ne rispondo personalmente! Ci mancherebbe altro…..

Villa Scapone – Litoranea Mattinata-Vieste km 11,5 – 71030 Mattinata (FG) Tel.0884559284/Fax.0884554000 – www.villascapone.it – info@villascapone.it

Vincenzo Reda                                                                                                                                                              Settembre 2008