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I miei auguri: Dolcetto d’Alba 2012 di Brezza

Quest’anno i miei tradizionali 73 biglietti d’auguri per un 2014 (che sia almeno meno peggio del 2013…) li ho dipinti con il Dolcetto d’Alba 2012 di Brezza (13% vol.). E’ un Dolcetto gentile, non troppo carico di colore ma con i tipici profumi (viola) del Dolcetto e il suo lungo retrogusto amarognolo.

E sono auguri dedicati a Oreste Brezza, uno degli ultimi patriarchi del vino, gran produttore di Barolo (e di un Nebbiolo che a me piace assai). Li ho dedicati a lui perché mi ha trasmesso un insegnamento straordinario: il Barolo è un vino che si può e si deve bere sempre…anche a colazione!

E ha pienamente ragione; prima, come tanti altri, mi avvicinavo a questo vino con una sorta di religiosa attenzione e troppo rispetto: sbagliato. Il Barolo più lo bevi e più lo ami e pretende d’essere bevuto come ogni altro vino; anche giovane, anche fresco d’estate. Grazie Oreste.

Per concludere: sono 73 biglietti formato 15×22 su carta Fabriano 50% Cotton da 300 gr. (tagliati da fogli 50×70). sono dipinti uno a uno senza uso d’altro che non il pennello; e sul retro, con la mia solita Montblanc e il solito inchiostro viola, c’è scritta una frase che esprime gli auguri, specifica il vino e riporta la dedica speciale. Quest’anno il soggetto è la mia sigla (VR) che diventa bicchiere tra la materia grezza delle macchie di vino. Ritengo che sia uno dei miei auguri più belli (dal 1998, quando ho cominciato): sia per il soggetto sia per i concetti e sia per il vino.

Salute.

Marisa Paschero: Grafologia e Grafoterapia

Libro Marisa

 

Molti anni fa, seconda metà degli Ottanta, ero un giovane manager che, per migliorare la propria professionalità, frequentava i durissimi corsi di formazione diretti da Riccardo Varvelli e Maria Ludovica Lombardi, presso l’Unione Industriale di Torino. La Lombardi, psicologa e sociologa, tra le tante prove, ci sottopose anche a una perizia grafica: serviva a meglio indagare le nostre caratteristiche e a illustrarci uno degli strumenti – usati volentieri dagli Istituti Bancari, a esempio – che servono a valutare dipendenti e collaboratori.

Allora conoscevo Marisa già da diversi anni e ricordo che fu assai impressionata da quella faccenda, ne parlammo a lungo; non saprei dire se quella fu l’occasione che la spinse a occuparsi, sempre più seriamente e in maniera professionale, di grafologia.

Fatto si è che dopo oltre venti anni di attività professionale, sia come perito sia come insegnante e divulgatrice, ieri – Libreria Zanaboni di Torino – ha presentato questa sua prima pubblicazione. Sala gremitissima e assai attenta – presenza femminile preponderante, pare ovvio – e l’aiuto prezioso di Grazia Mirti, amica, che definire semplicemente astrologa pare poco, per davvero.

Il libro è pubblicato da Edizioni Mediterranee (Roma); è una brossura fresata, 17×24 di 168 pagine in bella carta uso-mano avoriata e copertina plastificata. Costa 13,50 €.Libro Marisa 1

Un libro scritto benissimo e benissimo argomentato: di immediata comprensione per chi non è esperto di faccende grafologiche ma utile anche per chi di questi argomenti ben conosce molti dei risvolti di grande interesse che ne costituiscono la materia. Tra l’altro, contiene molti esempi di scrittura di personaggi famosi: letterati, musicisti, uomini politici, ecc.

Mi permetto di sostenere che i pochi soldi spesi per questo libro son denari ben spesi: magari per un regalo diverso dal solito per le prossime feste, soprattutto se chi lo riceve è una donna; le donne hanno una sensibilità più sviluppata degli uomini, in tutti i sensi, ma soprattutto verso questo genere di materie.

In tempi in cui la scrittura è diventata uno sbadato e frettoloso pigiar di tasti, anonimo e sciatto, mi pare importante ricuperare il piacere di tracciare lettere e simboli sopra un foglio bianco con una bella stilografica, ma anche soltanto con una penna a sfera (Biro, più volgarmente: dal nome del genio ungherese che la inventò).

Chi mi conosce sa che, ormai da molti anni, i miei auguri sono dipinti e scritti uno a uno con una stilografica (sempre la stessa Montblanc) e un inchiostro viola. Ma io, per certo, non faccio testo, appartenendo a quella schiatta di gente strana che vive di ossessioni. E i simboli (la scrittura è un simbolo) ne costituiscono una tra le mie e delle più profonde.