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Un po’ di Toscana, quella mia

Le immagini qui sopra sono riprese nella zona collinare (arriva quasi a 700 mslm) tra Arezzo e Siena, tra Monte San Savino e Castelnuovo della Berardenga. Queste alture segnano il confine tra la Val di Chiana e le Crete senesi: luoghi di bellezza incomparabile in cui ho avuto la fortuna di lavorare.

Da citare il borghetto di Rapale, che sovrasta la val d’Ambra: quando Aldo Palazzeschi scrisse la poesia “Rio Bo” spero che si sia ispirato a questo minuscolo e bellissimo paese.

Poi devo parlare della fiorentina (rigorosamente e per davvero chianina certificata) del ristorante La Scuderia in località Palazzuolo: in nessun altro posto ho mangiato una fiorentina come questa; non è a buon prezzo, ma ne vale la pena. Quella immortalata nell’immagine sopra era una “roba” di oltre un chilo e mezzo: ce la siamo goduta con il mio amico Patrick Spencer (californiano ma cittadino del mondo e ormai quasi toscano), accompagnandola con una bella bottiglia di Rosso di Montalcino.

Prima di arrivare a Palazzuolo, una deviazione sulla destra di circa un chilometro porta al famoso borgo di Gargonza: vale la pena di visitare i suoi secolari silenzi e l’appartato albergo con piscina e ottimo ristorante che custodisce tra le mura). Di Gargonza parla Padre Dante e ogni tanto vi si svolgono convegni importanti (se ne ricorda uno a carattere politico entrato nella storia recente).

Infine, ma non meno attraente, l’Agriturismo La Selva. Ne cura le pubbliche relazioni Patrick e, assicuro, è un posto fantastico: sta sul versante destro (andando verso Siena) della Val d’Ambra e offre sistemazioni straordinarie in case che furono nobiliari e con panorami mozzafiato. Consiglio con certezza di rendere un favore a chi mi legge.

Spero che le mie immagini e le scarne parole possano instillare in qualcuno dei miei lettori la curiosità di visitare questi luoghi bellissimi per davvero.

Giancarlo Fulgenzi: un giovanotto di 84 anni

Questa estate sono andato, dopo qualche tempo, a ritrovare la mia Toscana, con Patrick Spencer e Giancarlo Fulgenzi in particolare. La zona è la solita: dalle parti di Monte San Savino, Val di Chiana.

Ho trovato tutti e due in gran forma: soprattutto Giancarlo, un vero giovincello che a oltre 8o primavere sulle spalle ha riprogettato il suo Steccheto e ne ha rilanciato l’immagine – e il successo – alla grande. Giancarlo è un’uomo pieno zeppo di immaginazione creativa e, inoltre, un abilissimo artigiano. Lo è in cucina, lo è nell’ideare sempre nuove formule per trovare il modo di soddisfare al meglio i suoi clienti e catturarne di nuovi.

Allo Steccheto oggi si può mangiare, comprare i prodotti selezionati e/o preparati da Giancarlo, si può passare la serata come in un bar…e che bar! Perché lo Steccheto, ne ho ampiamente parlato, è una galleria d’arte, un museo, un ricettacolo di oggetti improbabili, un ristorante, un posto comunque fuori del mondo…

E, a parte tutto il resto, le offerte cucinarie di Giancarlo Fulgenzi sono sempre originali e curatissime. Il salmone, per esempio: lo ordina direttamente nel nord Europa e poi lo sfiletta e lo prepara in prima persona; risultato, invece del solito banale e insipido salmone si assapora un prodotto di prim’ordine con gusti che di rado si provano altrove. E così tutto il resto, in un’atmosfera magica.

E poi c’è lui: insuperabile personaggio a cui voglio un gran bene, malgrado quella linguaccia da vero aretino che mai si smentisce.

https://www.vincenzoreda.it/una-vita-invertita-giancarlo-fulgenzi/

https://www.vincenzoreda.it/giancarlo-fulgenzi/

https://www.vincenzoreda.it/giancarlo-fulgenzi-e-il-suo-steccheto/

La ribollita come piace a me

La ribollita ho imparato ad apprezzarla quando ho trascorso quasi un anno a lavorare in un’azienda agricola tra Monte San Savino e Castelnuovo della Berardenga, ossia tra Arezzo e Siena. Piatto invernale perché basato sul cavolo nero e quel suo gusto amarognolo che a me piace tantissimo. Noi la prepariamo con i fagioli, il sedano, la carota, aglio e cipolla. Un po’ di olio d’oliva extravergine (di questi tempi magari appena franto) e pane vecchio o tostato a fare da base. Il segreto è, secondo me, mangiarci insieme dei cipollotti crudi. Gusti d’altri tempi per un piatto di tradizione come pochi altri.

L’assegno

Questo è l’assegno, che ho gelosamente conservato, di L. 4.000.000 che fu lasciato alla gallerista milanese Gloria Tansuso nel 2000 per comprare il quadro qui sotto riprodotto.

L’assegno risultò scoperto, ma il quadro venne ricuperato a Modena: non denunciammo il distinto signore (ex gallerista) settantenne che tentò la truffa, anzi ne fui quasi orgoglioso. Evidentemente un mio quadro valeva una truffa!

Il lavoro fu poi acquistato dal Prof. Emilio Marengo e oggi è appeso ai muri medievali del ristorante “La Taverna del Templare”, in località Palazzuolo, comune di Monte San Savino (Arezzo). La vicenda è narrata con dovizia di particolari nel racconto “L’assegno”, compreso nel mio libro “Più o meno di vino”. E’ interessante notare che quando ho concepito quel lavoro – e ci metto sempre molto tempo a immaginare un quadro – pensavo al racconto di J. Luis Borges “La rosa di Paracelso”…..