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Cascina Ballarin

https://www.vincenzoreda.it/langhe-bianco-2011-di-cascina-ballarin/

Al link qui sopra è possibile leggere quanto avevo scritto tempo fa su questo piccolo produttore, soprattutto a proposito della Nascetta che mi aveva fatto conoscere Alessandro Gioda del ristorante Quanto Basta di Torino.

Da allora mi ero ripromesso, appena possibile, di fare una visita in cantina. E da allora tante volte, visto il mio lavoro, sono passato lì davanti, percorrendo la strada Alba-Barolo in tutti i sensi e a tutte le ore: mai un attimo di tempo per fermarmi. Fino a qualche giorno fa quando, tra un appuntamento e l’altro, avevo un’oretta di tempo libero e, senza preavviso, ho bussato a quel cancello sulla strada.

Era una giornata dal tempo variabile e pareva che di lì a poco si potesse scatenare un bel temporale, Giorgio Viberti stava piantando delle barbatelle e, inopportunamente interrotto dalla mia visita, con una certa apprensione aveva tralasciato il prezioso lavoro per darmi retta, con un giusto velo di apprensione dipinto sul volto.

Non piovve, grazie a dio.

E, pur con troppo poco tempo, ho avuto modo di apprezzare la qualità dei due cru di Barolo 2009 – uno più elegante (Bricco Rocca, La Morra) e l’altro con maggior struttura e colore (Bussia di Monforte, pare ovvio). Due Barolo che si pongono all’eccellenza delle rispettive tipologie: poche bottiglie per due vini magari non celebrati da stelle, grappoli e centesimi ma di notevole qualità a un prezzo adeguato. Non c’è stato il tempo per valutare il Barolo base.

Ho poi bevuto la nuova Nascetta, questa volta in purezza, 2013: è un vino più secco, più minerale e anche più complesso di quello che avevo bevuto – vedi link – qualche tempo fa. Giorgio Viberti – di cui devo rimarcare la gentilezza e la disponibilità – mi ha poi dato due bottiglie da bere en primeur: il metodo classico, Nebbiolo in purezza, Punta dei Tre Ciabot e il rosato (uvaggio di Nebbiolo 80%, Barbera 10% e Dolcetto 10%). Sono vini appena imbottigliati che ho bevuto ma che devo valutare con più calma. Certo di grande interesse, soprattutto il metodo classico, ma ritengo di dovermici dedicare con più tempo e soprattutto dopo che la bottiglia abbia cominciato a fare per bene il proprio mestiere.

Certo lo merita la cortesia della famiglia Viberti, Giorgio in primis con il fratello Gianni, e lo merita la loro  appassionata applicazione e meticolosità. E la qualità dei loro vini.

A presto, dunque.

Langhe Bianco 2011 di Cascina Ballarin

L’universo del vino è così vasto, così frammentato, così vario che è opera di presunzione pensare di conoscere tutto o anche soltanto di saperne abbastanza. Per la verità, ogni giorno può essere importante per venire a conoscenza di qualche cosa di nuovo e di rilevante, sopratutto considerando il fatto che il mondo enologico italiano è composto per la gran parte di aziende medio piccole e piccole: magari aziende familiari, anche di tradizioni annose, che producono vini di gran qualità in non più di poche decine di migliaia di bottiglie.

L1130578A questo proposito, ogni tanto passo da alcuni miei amici professionisti (preferisco quelli giovani e curiosi, oltre che – va da sé – appassionati) nel campo della ristorazione e mi faccio volentieri offrire un bicchiere di vino a loro scelta. Tra questi, uno di quelli che riesce sempre a sorprendermi con vini di particolare qualità e di prezzo sempre interessante è Alessandro Gioda, giovane contitolare e curatore di sala e cantina del ristorante Quanto Basta, situato nel cuore del Quadrilatero torinese.

Pochi giorni fa, di ritorno da una delle mie frequenti incursioni nel mercato prodigioso e meraviglioso di Porta Palazzo, sono passato in tarda mattinata a salutare Alessandro e Stefano, in via San Domenico, proprio di fronte al museo di arti orientali MOA. Alessandro, come al solito, mi ha offerto un bicchiere di vino bianco: Langhe Bianco DOC della Cascina Ballarin, località Annunziata di La Morra (Cuneo). L’ho trovato un vino di grande eleganza e di notevole complessità: Alessandro mi ha fornito qualche particolare. Prezzo sotto i dieci euro, produttore piccolo da me sconosciuto (pur di una zona che conosco, o penso di conoscere come le mie tasche: vedi quanto ho scritto sopra….), uvaggio di Nascetta e Chardonnay, poche bottiglie prodotte nella prima annata del 2011. Al mio interesse ha risposto offrendomene una bottiglia: gli ho ribattuto che avrei scritto al produttore chiedendo a lui direttamente una bottiglia.

Ho scritto a Giorgio Viberti chiedendo una bottiglia del suo Langhe Bianco 2011 con lo scopo di farne una valutazione professionale e un articolo conseguente (questo). La bottiglia mi fu gentilmente recapitata proprio presso il Quanto Basta.

L’ho gustata in un paio di giorni, come al solito, bevendone bicchieri con i più vari accompagnamenti ma soprattutto bevendone qualche bicchiere accompagnandolo soltanto con i miei pensieri (il migliore degli accompagnamenti possibili quando un vino mi piace per davvero).

12%vol. di alcol per un vino di colore giallo paglierino abbastanza carico. Naso di eleganza e complessità notevole in cui emergono note di foglia di limone e sentori erbacei di grande armonia. In bocca è un vino secco, molto secco, minerale e un poco spigoloso con acidità non molto spiccata e con grande persistenza soprattutto al palato (meno in gola). Un vino certo non di facile beva, non per quelli che amano le ridondanze di fiori e frutta. Questo millesimo è il primo risultato di un uvaggio composto da 40% di Nascetta e Chardonnay completato, direi in maniera opportuna, dal 20% di Rieseling. La vigna di Nascetta è stata piantata soltanto da circa 4 anni, mentre le altre uve sono raccolte da vigne più vecchie. La produzione non oltrepassa le 2.000 bottiglie vendute, come sopra detto, a un prezzo assai conveniente.

Devo precisare e ribadire che non conosco gli altri prodotti di questa piccola azienda: le notizie che ho ricavato dalla rete e dalle parole di Giorgio Viberti mi informano che si tratta di una realtà produttiva di 7/8 ettari situati tra La Morra e Monforte con quattro etichette di Barolo, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e due etichette di Langhe Bianco. E’ una vecchia azienda familiare che produce vino fin dal 1928 (Pietro Viberti fu l’avo fondatore) e, come facilmente intuibile, esporta la gran parte della produzione. Mi riservo di fare una visita, peraltro già concordata, in loco e approfondirne la conoscenza (soprattutto per quanto riguarda i Barolo).

Per concludere, io di Nascetta ne ho bevute molte: a cominciare da quella prodotta da Elvio Cogno. Ho parlato e scritto con dovizia di particolari (e entusiasmo) del Marin 2009 di Fontanafredda (50% Nascetta e Rieseling), ebbene, questo Langhe Bianco mi ha davvero entusiasmato e mi conferma che quest’uva da poco riportata agli onori delle tavole, in purezza o in uvaggio (e il Rieseling è a mio parere il compagno ideale),  può diventare importante nella crescita dei prodotti a bacca bianca piemontesi. Personalmente trovo che debba essere bevuta dopo almeno 2/3 anni di invecchiamento e può evolvere anche per qualche anno in più (copiamo pure i maestri francesi, ma con le nostre uve). La mineralità, l’eleganza, la raffinata armonia di sentori erbacei, più che floreali, che esprime il vino spremuto da quest’uva sono straordinari e in prospettiva possono ambire anche a superare i successi che stanno premiando il Timorasso (vino completamente diverso da questo: più morbido, più abboccato, più armonico ma meno elegante e complesso). E dunque prepariamoci a smentire il luogo comune che vuole il Piemonte regione di grandi vini soltanto rossi e offriamo da bere vini bianchi che sappiano essere assai più interessanti della maggioranza di stucchevoli Arneis, Favorita, Cortese (anche se tra questi si può, con qualche difficoltà, trovare qualità).

Salute.

http://www.cascinaballarin.com/

https://www.vincenzoreda.it/boca-2007-di-cascina-montalbano/

https://www.vincenzoreda.it/quanto-basta-per-star-bene-in-via-s-domenico-12b/

Vini e cibi per le feste di fine anno: il fatidico 2012

Per le feste di Natale e Capodanno 2012/2013 abbiamo scelto un menù classico, ma con antipasti particolari. Prima dei soliti agnolotti al sugo d’arrosto, brasato al Barolo con contorno di patate novelle e cipolline, cotechino con lenticchie, abbiamo gustato una serie di specialità di origini e tradizioni diverse. Una magnifica mousse di salmone preparata da mia moglie; funghi sottaceto (si chiamano rositi o sanguinelle, sono funghi che crescono sotto pini e abeti) che avevo preparato io stesso; un magnifico foie gras d’oie intero; bianchetto sottaceto di provenienza calabrese (mia cugina Fortunata) condito con olio ligure spremuto da amici; soppressata calabrese stagionata almeno due anni (sempre della deliziosa  Fortunata). Una galassia di gusti davvero assortita ma di qualità eccezionale e di non semplice reperibilità.

Per quanto riguarda i vini, ho privilegiato il Barolo a Natale e il Barbaresco di Gaja a Capodanno (ne tratto a parte).

Mi preme mettere il rilievo il Barolo Riserva Preve 2004 di Gianni Gagliardo: bere questo vino significa toccare gli apici del Barolo, ovvero significa toccare gli apici del vino, tout court! Un Barolo di 8 anni è nel pieno della sua maturazione: questa riserva (pochissime bottiglie e non tutti gli anni) è il meglio della produzione di Gagliardo. Colore aranciato non troppo scarico, grado alcolico elevato (14,5% vol), olfatto di straordinaria complessità e palato pieno, ricco, armonico ovviamente lunghissimo. Senza dubbio tra i migliori Barolo gustati, non soltanto quast’anno.

Eccellente pure l’elegante  Le Cinquevigne 2007 di Damilano, soltanto un poco meno maturo e dunque meno complesso. Ai Barolo ho fatto precedere il mio amato Marin 2009 di Fontanafredda: Nascetta e Rieseling per un bianco che ha una mineralità unica.

Non poteva, inoltre, mancare un vino del Sud: ho bevuto un’altra bottiglia mia prediletta, il Nerone della Marchesa 2009, Nero di Troia in purezza di Lucera.

Il Dolcetto 2011 di Gianni Gagliardo è stato il rosso per introdurre con delicatezza e eleganza i Barolo e il Barbaresco.

Il patè di  fegato grasso d’oca francese l’ho accompagnato con il sensazionale Balciana 2007 degli amici Sartarelli: 15,5% vol, color del bronzo, naso stupefacente e palato di magnifica armonia per uno dei migliori vini bianchi del mondo!

Invece del solito Metodo Classico Altalanga, quest’anno ho brindato al  2013 con un eccellente Verdicchio dei Castelli di Jesi vinificato da La Colonnara di Cupramontana: Ubaldo Rossi, metodo classico millesimo 2006 tra i migliori italiani che, una volta tanto, non fa troppo rimpiangere il Pinot Noir.

Ci tengo a precisare che vini e cibi gustati quest’anno sono tutti prodotti di amici o preparati direttamente da noi, a parte, ovviamente, il foie gras: unica concessione internazionale, ma di questo patè io sono particolarmente goloso, e allora va bene lo stesso (a prezzo proibitivo…, ma ne valeva la pena).

Osteria RossoBarolo

Un giovedì sera di un tardo novembre, schiacciato sotto pesanti nuvoloni e umido di piogge abbondanti, mi ritrovo da solo a zonzolare dentro il minuscolo centro di Barolo. Pare non ci sia nessuno in giro e quasi tutti i ristoranti che conosco sono chiusi, secondo me in maniera inspiegabile: sarà la crisi. Non ho voglia di tornare a Torino a stomaco vuoto e non ho voglia di bussare alle solite porte, certo accoglienti e gentili.

Abbiamo appena finito di ricordare Luigi Veronelli e bevuto due vecchissimi Chianti Classico: avrei preferito Barolo, quale che fosse ma Barolo.

E finisce che varco la soglia, sono ormai passate le 20, di un locale che non conosco, in via Roma: era dai tempi di Collisioni che desideravo provare questo bel ristorante di raffinata eleganza che qualcosa mi aveva sempre ispirato; poi, per una ragione o per l’altra, non ne avevo mai avuta l’occasione. Dunque, è giunta l’ora.

Dentro, nessun’altro che me. Mi accoglie Patrizia, titolare e mi serve con leggera professionalità una giovane cameriera dalle movenze pulite e rassicuranti.

Provare da queste parti un ristorante significa, per me, scegliere tra Vitello tonnato o Battuta di Fassona, per cominciare: da queste preparazioni cucinarie capisco subito il livello della cucina. Non mi basta la fame per provare entrambi e scelgo il primo: corretto, nulla di più (da queste parti ne ho mangiati di meglio assai). Lo accompagno con un bicchiere (servono alcuni vini a bicchiere: bene) di Nascetta di Sartirano che trovo ottima.

Mi incuriosiscono le lumache ai porri di Cervere con polenta e per soddisfare questa curiosità rinuncio ai  piatti classici (agnolottini del plin, tajarin, brasato, ecc.) che in genere mi piace gustare. Forse è un azzardo, ma visto il piatto d’entrata, comunque corretto, mi pare di poter affrontare il rischio. Per questo piatto scelgo un Barolo Scavino 2008 (14,5% vol.) che trovo piuttosto robusto, insolitamente carico di colore, con tanta confettura al naso e non troppo tannico: Barolo che non conosco ma che mi lascia un po’ perplesso.

Trovo invece eccellenti le lumache: piatto equilibrato, di gusti armoniosi e delicati. Ottimo, una bella sorpresa. Allora chiedo di conoscere il cuoco: Emanuele, appassionato di musica (e si capisce dal jazz rilassante che con il giusto volume condisce la calda atmosfera del locale, tra l’altro arredato con gusto e con opere d’arte una volta tanto interessanti). E gli faccio i miei complimenti, pur facendogli presente che il Vitello tonnato è soltanto ordinario….

Allora scopro che Patrizia e Emanuele arrivano da Torino, Ristorante del Borgo Medievale per quasi vent’anni e una breve parentesi all’Enoteca di San Damiano d’Asti: sono qui dal 2008 e con molta soddisfazione.

Posso consigliare senza tema di brutte figure. E senza dubbio mi riprometto di tornare: mi attende la Battuta di Fassona, magari con una opportuna grattatina di tartufo….

http://www.ristoranterossobarolo.com/

Da Fontanafredda soffia il Marin

Di Nascetta ne avevo bevuta per la prima volta dal mio amico Matteo, a La Tana del Re, gennaio 2011. Era prodotta in Novello da Luigi Vietto, vendemmia 2008. Mi era piaciuta. Durante il Vinitaly dello stesso anno, poco tempo appresso, avevo gustato la Nascetta di Fausto Cellaro dei Poderi Cellaro di Carrù, non ricordo il millesimo: mi era piaciuta assai.

Questo vitigno, di cui parlano diversi ampelografi verso la fine dell’Ottocento (Gagna, Rovasenda, Fantini), è tipico della Langa intorno a Barolo e Novello. Vitigno delicato che esige vigne di prima qualità soprattutto per l’esposizione. Assai probabilmente, era stato trascurato proprio per questo fatto: si preferivano vitigni più produttivi, forti, commerciali. Passati i tempi in cui era di moda nobilitare vini di salda tradizione, più o meno meritevoli di tutte queste attenzioni e pratiche – in vigna e in cantina – molti si sono dedicati a cercare di riscoprire vitigni dimenticati. Con alterne fortune: alcune riscoperte sono risultate di grande interesse, altre assai meno.

Non v’ha dubbio che quest’uva delicata e aromatica della Langa sia degna di grande attenzione e oggi già qualche produttore ha cominciato a dedicargli le cure che probabilmente merita (il tempo, come al solito, permetterà di stabilire quanto meritate).

Capito a Fontanafredda con Francesca Tablino per un rapido spuntino dopo un sopralluogo a Barolo (incombono Collisioni e Bob Dylan), e mi viene messa sotto il naso una bottiglia di vino bianco: assaggia questo vino, l’ultima delle nostre proposte, e dimmi se ti garba.

Com’è ovvio, rimango ammaliato dall’eleganza semplice e pulita dell’etichetta: etichetta magnifica, dico. Elegante, femminile. Chi l’ha realizzata?

Davvero!? risponde Francesca: pensa che in azienda è stata anche criticata. Aspetta che chiamo Andrea che ne è l’autore.

Aspettando Andrea Cantamessa, Direttore Vendite di Fontanafredda, ma anche artista in privato, bevo di questo bianco e rimango incantato da una mineralità spiccata, da una freschezza che sa di fiori e di frutta bianca. Mi dicono che è un uvaggio di Nascetta e di un altro vino che non mi sanno indicare. Non è Chardonnay di certo, forse Sauvignon Blanc (penso)? C’è un aroma particolare, secco, franco e una grande persistenza. Arriva Andrea e mi svela l’arcano: uvaggio al 50% di Nascetta e Rieseling! Eccellente: quasi l’uovo di Colombo, abbinare due uve che hanno caratteristiche somiglianti. Ne hanno prodotte 20.000 bottiglie, vendemmia 2009 e quindi due anni di affinamento in bottiglia per un’acidità spiccata e “soltanto” 12,5% vol.

Il nome ricorda il buon vento che soffia dal mare verso le colline di Langa e ne carezza con benevolenza i filari che tanto gli vogliono bene.

Me ne sono portato a casa qualche bottiglia: nella tranquillità dei miei assaggi solitari e successivi ho avuto la conferma di un vino di gran classe, destinato anche a invecchiare bene. Non costa pochissimo (13/15 € a scaffale), ma sono certo di aver bevuto in anteprima un vino che farà carriera. Stavolta, complimenti a Fontanafredda. E stavolta non soltanto per la qualità del marketing!

Il Timorasso di Claudio Mariotto a La Tana del Re

Conosco abbastanza bene il Timorasso, vino e vitigno del Dertonese da qualche anno riportato alla luce da intrepidi vignaioli (vedi Walter Massa e l’Azienda Colombera). Vino bianco piemontese di qualità eccelsa, l’unico: molto distante ci stanno Erbaluce e Cortese, gli altri non esistono (la Nascetta di Novello promette bene, ma occorre aspettare qualche tempo).

Non conoscevo Claudio Mariotto e i suoi vini.

Claudio è persona semplice, diretta, franca e i suoi vini, a cominciare dagli ottimi cortese Coccalina 2009 (vivace, da 12,5°, bollicine charmat, buona persistenza e buona personalità) e Profilo 2009 (fermo, 13°, anche questo persistente, di buon corpo, assai gradevole).

Mi ha stregato il suo Timorasso: Pitasso, ne ho bevuto i millesimi 2006 (14°) e 2007 (14,5°). Vini con naso delicatissimo, senza quei profumi di frutta che ti stordiscono e non si sente la notevole alcolicità. Di colore giallo dorato intenso, ottima acidità, lunghissimi entrambi, grassi al palato. Molto più elegante il 2006, di annata meno calda, più aggressivo il 2007. Vini bianchi da bere aspettando qualche anno: mi sono fatto promettere una verticale e non mancherò la promessa, con il dovuto entusiasmo. Un grazie particolare a Matteo, Silvia e Amid che nel ristorante accolgono e presentano i miei lavori a un pubblico di particolare affezione che ama proposte di ottimi vini e una buona cucina cilentana.

 

Vinitaly 2011