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Due guide utili e oneste: i miracoli a volte capitano

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Ho conosciuto Romano Raimondi sul Gargano: il responsabile del villaggio dove vado tutti gli anni a passare le vacanze, come ben sa chi mi segue, venne un giorno a dirmi che un cliente nuovo desiderava conoscermi perché aveva visto il mio sito e gli era particolarmente piaciuto. Era Romano, responsabile commerciale della Longo di Legnano, azienda seria, da molti anni impegnata nella selezione seria di prodotti enogastronomici da proporre, business to business, nei settori  di regalistica, gadget e, credo, incentives. Gente competente e di certo affidamento: gente che viaggia molto e che, fuori dalle solite strategie editoriali, obsolete fastidiose e inutili – quando anche non controproducenti – ha ideato questo manuale/guida.

Senza voti, soltanto con tutte le informazioni, chiare e sintetiche, che possano servire al viaggiatore,  stancato dai noiosi e faticosi chilometri autostradali e desideroso di evitare i parapiglia di scarsa qualità degli autogril, che desidera un posto non troppo lontano dal proprio itinerario in cui mangiar bene, pagare il giusto e riposare un momento.

E’ stata molto ben recensita e ne hanno parlato tutti in maniera favorevole: a proposito e con il giusto merito, direi.

L’idea è tanto semplice quanto geniale – come quasi tutte le faccende che funzionano – e, oltretutto, serve a chi ne fa uso: non è la solita occasione di fare del business sul nulla o sulle ali di una moda – che è stessa cosa.

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Idea sì geniale e  utile, ma anche realizzata con grande  onestà e competenza: sintetica, semplice e dunque di facile consultazione.

Oltretutto, pur non essendo editori, i Longo hanno evidentemente chiamato i consulenti editoriali giusti e li hanno usati al meglio.

Complimenti per davvero! Una guida, ripeto e sottolineo, soprattutto utile, agile e onesta, che serve tenere in auto a chi viaggia molto e molto per lavoro.

Mica una roba che succede tutti i giorni, almeno nel campo delle guide enogastronomiche…

E passiamo a esaminare l’altra piacevole sorpresa di questi primi giorni, ancora troppo caldi, di settembre: ne avevo sentito parlare, ma non avevo trovato alcuno stimolo per un approfondimento serio.

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Anche per pigrizia mentale; perché se uno, come me, è mal disposto a valutare le guide, pensa: la guida è una mala pianta infestante che cresce in ogni terreno e non patisce nulla; difficile – se non lo si è obbligati per lavoro – appassionarsi alle sempre più frequenti proposte del mercato che, va da sé, sono inutili, malfatte e disoneste (non tutte, ma quasi…). Mario Busso me lo ha presentato il mio amico Vincenzo Vita: un aperitivo nel tardo pomeriggio al tavolo di uno dei miei bar in via Garibaldi, a Torino. S’era portato appresso la sua guida che ha provveduto a regalarmi. E allora me la sono guardata per benino e ho avuto la sorpresa di una faccenda fatta bene da gente competente e onesta, il cui business è soltanto quello di trarre profitto dalle vendite di un prodotto che soddisfa e serve il lettore che lo compra e dalle ovvie entrate pubblicitarie di produttori che non subiscono alcuna pressione né ricatti di sorta, come purtroppo è deleterio costume dei classici editori di guide (tutti: chi più, chi meno).

Va precisato che su questo lavoro hanno diritto a comparire soltanto le cantine che producono vini da uve autoctone, e che sono considerate tali le viti coltivate sul nostro territorio da almeno 300 anni. Le valutazioni sono eseguite su bottiglie in commercio e non con vini provenienti da botti o vasche. La guida è costruita su concetti semplici e i simboli scelti sono di facile lettura e direi che forniscono  le informazioni che un tale prodotto editoriale deve essere in grado di trasmettere. E’ strutturata su base regionale e per ordine alfabetico. Nella terza edizione, 2009, si tratta di 1080 cantine e di 3600 vini. Il volume è stampato con il marchio prestigioso del Touring Club Italiano: storica Associazione che della cultura del territorio ha fatto bandiera.

E’ chiaro che per me leggere di Mayolet, Avanà, Timorasso, Cesanese, Tintilia, Fiano Minutolo, Susumaniello, Nerello mantellato, Carricante e via dicendo, costituisce musica dolce. E raccontatemi gli australiani o i cinesi che si mettono a copiare il Bianchello del Metauro, la Pecorina o il Bianco d’Alessano….Sono questi i valori che a noi è richiesto, da chi ci ha passato il testimone, di difendere: è un dovere preciso. A chi ha scelto di competere a colpi di milioni di bottiglie, di marketing, di controllo di gestione e di ottimizzazione delle rese e della distribuzione vada tutta la nostra stima – non ne hanno molto bisogno, in verità; al piccolo  produttore che non arriva ai dieci ettari e alle 50.000 bottiglie di vino autoctono vada invece il nostro impegno, la nostra dedizione, il nostro aiuto. Si può e si deve guadagnare anche con la poesia. E tra poeti ci si intende, ci si riconosce e ci si dà una mano.