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Octavio Paz

DAMA HUASTECA

Gira per le rive, nuda, salutevole, appena uscita dal bagno, appena nata dalla notte.

Sul suo petto ardono gioielli strappati all’estate.

Copre il suo sesso l’erba liscia, l’erba blu, nera quasi, che cresce sugli orli del vulcano.

Nel suo ventre un’aquila dispiega le ali, due bandiere nemiche si allacciano, riposa l’acqua.

Viene di lontano, dal paese umido.

Pochi l’hanno vista.

Dirò il suo segreto: di giorno, è una pietra a lato della strada;

di notte un fiume che fluisce a fianco dell’uomo.

(Ronda por las orillas, desnuda, saludable, recién salida del baño, recién nacida de la noche.En su pecho arden joyas arrancadas al verano. Cubre su sexo la yerba lacia, la yerba azul, casi negra, que crece en los bordes del volcán. En su vientre un águila despliega sus alas, dos banderas enemigas se enlazan, reposa el agua. Viene de lejos, del páis húmedo. Pocos la han visto. Diré su secreto: de día, es una pietra al lado del camino; de noche, un río que fluye al costado del hombre).

Octavio Paz, Apparenza Nuda – L’opera di Marcel Duchamp

Di seguito uno straordinario brano di Octavio Paz, tratto da Apparenza nuda – L’opera di Marcel Duchamp, scritto tra il 1966 e il ’76 e pubblicato in Italia da Abscondita nel 2000.

È l’inizio del suo saggio fondamentale su Duchamp e suLa Mariée mise à nu par ses Célibataires, même (Il Grande Vetro). Un testo tanto difficile quanto irrinunciabile per chiunque voglia approcciare l’arte moderna con serietà e in maniera approfondita.

Pablo Picasso (Malaga, 25 ottobre 1881-Mougins, 8 aprile 1973)

Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887-Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968)

“Forse i due pittori che hanno esercitato maggior influenza sul nostro secolo sono Pablo Picasso e Marcel Duchamp. […]

Picasso è ciò che accadrà e ciò che sta accadendo, l’evento futuro e quello arcaico, quello remoto e quello prossimo. La velocità gli permette di essere qui e là, essere di tutti i secoli senza smettere di essere dell’istante. Più che i movimenti della pittura del ventesimo secolo è il movimento fatto pittura. Dipinge in fretta e, soprattutto, la fretta dipinge con i suoi pennelli: il tempo pittore. I quadri di Duchamp sono la presentazione del movimento: l’analisi, la scomposizione e il contrario della velocità. Le figurazioni di Picasso attraversano velocemente lo spazio immobile della tela; nelle opere di Duchamp lo spazio cammina, si fonde e, divenuto macchina filosofica ed esilarante, confuta il movimento con il ritardo, il ritardo con l’ironia. I quadri del primo sono immagini; quelli del secondo, una riflessione sull’immagine.

Picasso è un artista dalla fecondità inesauribile e ininterrotta; le tele di Duchamp non raggiungono la cinquantina e furono eseguite in meno di dieci anni: infatti abbandonò la pittura propriamente detta quando aveva appena venticinque anni. Certo, continuò «a dipingere» per altri dieci anni ma tutto quel che fece a partire dal 1913 si inserisce nel suo tentativo di sostituire la «pittura-pittura» con la «pittura-idea». Questa negazione della pittura che egli chiama olfattiva (per il suo odore di trementina) e retinica (puramente visiva) fu l’inizio della sua vera opera. Un’opera senza opere: non ci sono quadri se non il Grande Vetro (il grande ritardo), i ready-mades, alcuni gesti e un lungo silenzio. L’opera di Picasso ricorda quella del suo compatriota Lope de Vega e, in realtà, parlandone bisognerebbe usare il plurale: le opere. Tutto quello che ha fatto Duchamp si concentra nel Grande Vetro, che fu definitivamente incompiuto nel 1923. […]

I due artisti, come tutti quelli che lo sono davvero, senza escludere i cosiddetti minori, non sono paragonabili. Ho associato i loro nomi perché mi sembra che, ognuno a modo suo, definiscano la nostra epoca: il primo per le sue affermazioni e le sue scoperte; il secondo per le sue negazioni e le sue esplorazioni.”