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I topos del vino

So benissimo che premi, oscar, guide, fiere, sagre e tutto quel mondo che oggi anima l’esposizione pubblica del vino serve, e tanto, ad acquisire prestigio, considerazione e dunque prezzi più alti e maggiore e migliore possibilità di commercializzazione per ogni vignaiolo e per i suoi prodotti.

So altrettanto benissimo che il plurale di topos è topoi; ma c’è una regola dell’italiano poco o punto rispettata che non vuole la declinazione per genere e numero delle parole straniere che vengono usate nella nostra lingua nella sua prima acquisizione (non si dice: films, non si dovrebbe dire, e soprattutto scrivere, curricula, fans, ecc…), ma questa è un’altra storia…

Per mio conto i topos del vino sono soltanto due: la cantina e la tavola, tutto il resto è poco sopportabile tappezzeria che a me dà assai noia, pur con la premessa di cui sopra.

Mi infastidiscono le classifiche (su quale base logica un vino, tecnicamente corretto, può essere dichiarato peggiore di un altro della stessa qualità? Secondo quali parametri un produttore, almeno a certi livelli, può essere eletto “il migliore”?….): chiaro che ci si muove in questi ambiti secondo convenienze più o meno commerciali, che purtroppo hanno il loro peso, comunque eccessivo. A me reca noia dovermi occupare di queste faccende che pure accendono l’interesse di eserciti di giornalisti (e tanti di questi meno che mediocri) e dei media che inseguono la notizia eclatante e facile da propinare a un pubblico che ama la superficialità di questi meccanismi.

Ma io non voglio entrare in queste faccende: il vino mi piace berlo a tavola con amici e comunque con persone interessanti e simpatiche; il vino mi piace osservarlo riposare, evolvere e migliorare nel fresco e nelle penombre solinghe delle cantine; e mi piace gustarlo e valutarlo solitario, con calma, con pazienza.

E non mi fido dei premi, degli oscar, dei punteggi, dei prezzi d’incanto. Non mi fido e neanche m’interessano: oltretutto, penso che tutta questa roba lascia il tempo che trova. I produttori, quelli seri, partecipano il meno possibile a queste kermesse e spesse volte lo fanno loro malgrado.

Ma io, ricordo, non faccio testo e non sono nemmeno considerato degno di autorevolezza e di stima: ma so per certo che amo il vino e che ne sono riamato almeno altrettanto.