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101 Storie Maya recensito da Archeo

Finalmente, anche Archeo ha recensito il mio libro sui Maya. Inutile precisare che a questa recensione tengo più che a ogni altra: innanzi tutto perché Archeo è la rivista più autorevole del settore. Poi perché ne sono stato per diversi anni collaboratore. Poi, ma forse prima d’ogni altra considerazione, perché a dirigerla è il mio grande amico Andreas M. Steiner, che la testata fondò molti anni fa.

Oltre alla recensione e alla copertina (numero di Novembre, interessante per uno speciale sul vino, oltre che per le altre faccende che tratta), due immagini prese a Paestum lo scorso anno. Un serio e professionale Andreas che anima l’annuale congresso mondiale della stampa archeologica e poi uno dei nostri soliti incontri serali, soltanto per amici: con Andreas e me, la nostra amica speciale Flavia Marimpietri, archeologa prima che giornalista televisiva (Rai 1).

XV BMTA a Paestum

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si conferma anche nel 2012 un evento internazionale unico nel suo genere: sede del più grande Salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e della prima mostra internazionale di tecnologie interattive e virtuali; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo e ai beni culturali oltre che occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per gli operatori, per i viaggiatori, per gli appassionati.

Un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, OMT e ICCROM oltre che da 8.000 visitatori, 180 espositori di cui 30 Paesi esteri, 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 350 operatori dell’offerta, 150 giornalisti.

Nel sottolineare sempre più l’importanza che il patrimonio culturale riveste come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: dopo Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia e Turchia, ospite ufficiale nel 2012 è l’Armenia.

Dieci le sezioni speciali, dai filmati e documentari volti a svelare i misteri delle civiltà del passato nell’ambito di ArcheoFilm ai più innovativi e coinvolgenti progetti multimediali e di realtà virtuale applicati all’archeologia nella mostra ArcheoVirtual, dagli Incontri con i Protagonisti delle scoperte archeologiche dell’anno alle tecniche utilizzate nell’antichità per costruire i manufatti di uso quotidiano nei Laboratori di Archeologia Sperimentale, dalle presentazioni di progetti negli ArcheoIncontri al Premio Paestum Archeologia assegnato a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio culturale e ad ArcheoLavoro orientamento ai Corsi di Laurea e Master in Archeologia, alle figure professionali e alle competenze emergenti.

Il Workshop Enit con 70 buyers esteri, provenienti da 12 Paesi, determina efficaci opportunità di business per gli operatori turistici dell’offerta.

Istituzioni, Paesi Esteri, Regioni, Province, Comuni, Organizzazioni di Categoria, Associazioni Professionali e Culturali, Aziende e Consorzi Turistici, Società di Servizi, Case Editrici saranno presenti a Paestum dal 15 al 18 novembre, per vivere da protagonisti quattro giorni straordinari in occasione della XV edizione.

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Paestum, lo splendido sito archeologico
Bruno De Conciliis e i suoi vini a La Tana del Re

Aglianico di grande qualità, annate 2004 e 2005, presentato da un vignaiolo cilentino (siamo nella bassa provincia di Salerno, vicini alle ciclopiche mura greche di Paestum) appassionato di Jazz che chiama Naima il suo Aglianico, in onore di John Coltrane. E Ra, ricordando Sun Ra, un sublime passito di Aglianico che poter bere è stata un’emozione che poche volte capita nella vita: ne fa, quando l’annata lo permette – non sempre – circa 200 litri…pura lirica del vino. Il Selim (anagramma al contrario di Miles, il grande Davis per intendersi) ha aperto le danze: bollicine di particolare acidità, secche assai, per una cuvée di Aglianico, Fiano e Barbera vinificata in bianco e trattata con il metodo Martinotti. Vini accompagnati da cibi preparati con materia prima cilentana con citazione obbligata per i salumi eccellenti e la carne di bufala.

Il tutto in un locale ricavato da cantine di fine seicento sotto il primo isolato, lato sinistro (quello nobile, guardando al Fiume) di Via Po, a dieci metri dal Teatro Regio: un posto caldo, accogliente e aperto fino a tardi, apposta per sfatare il mito che in Torino è impossibile cenare dopo le 22!

Provate la cucina del Cilento e la ottima cantina: si spende una cifra corretta, si mangia e si beve bene, si è trattati con cura e gentilezza. Mica poco! E poi, dove lo trovate un iraniano, Amid, che lavora con uno chef di Cava dei Tirreni?

Ah, dimenticavo: dite che vi mando io.

Danze cambogiane a Paestum

Mi sembra giusto dare un po’ di spazio a alcune ulteriori immagini dello spettacolo che la delegazione cambogiana ha tenuto venerdì 19 novembre 2010 all’Ariston di Paestum (Capaccio), durante la cena di gala, in occasione della XIII BMTA – manifestazione che vedeva appunto la splendida e travagliata Cambogia dei Khmer partecipare come paese ospite. Le donne cambogiane sono per davvero molto belle e le loro danze, lentissime e dai movimenti fluidi, hanno un colore di magia e di fascino orientale come poco altro mi sia stato concesso di vedere.

I Maya del Petén

Ogni anno, più o meno verso la metà di novembre, si tiene a Paestum la Borsa mediterranea del turismo archeologico. È un momento sempre affascinante in cui in quattro giorni si confronta e si verifica tutto il mondo, letteralmente, dell’archeologia.

Presso il centro espositivo dell’hotel Ariston, centinaia di addetti ai lavori e migliaia di visitatori, studenti e semplici appassionati, si incontrano nelle sale dei convegni e nei numerosi stand.

Ebbene, tutti gli anni lo stand, pure di modeste dimensioni, più affollato è sempre il solito: quello del Guatemala, dove l’impareggiabile Enzo Brilli, responsabile Inguat per l’Italia, intrattiene giovani e meno giovani con i suoi braccialetti maya e le trovate che ogni anno rendono sempre simpatica e interessante una visita al piccolo spazio espositivo del Guatemala.

Quanto sopra mi serve per introdurre il viaggio nella Terra dei Maya effettuato alla fine di ottobre 2008: l’idea di questo viaggio nasce appunto nello stand di Paestum, chiacchierando con Enzo Brilli; dopo due anni di attesa, finalmente siamo riusciti a organizzare questo evento che per me si è rivelato, a conferma delle aspettative, più che memorabile.

Parlare di Guatemala significa parlare di Maya, ma bisogna precisare che il territorio in cui fiorì, in varie epoche, la cultura maya abbraccia 350/400 mila chilometri quadrati situati tra gli stati di Messico, Guatemala, Belize, Honduras e Salvador.

Lo stesso territorio è abitato ancora oggi in maniera importante dalle varie nazioni maya: però occorre precisare che se negli altri stati ci sono anche i Maya, in Guatemala non si parla di Maya, ma di Quiché, Cakchiquel, Mam, Kekchí…., ossia delle varie etnie, e relative lingue – che sono quasi una trentina – maya.

Il Guatemala è un paese grande un terzo circa dell’Italia (108.000 Kmq) con 13 milioni di abitanti: quasi la terza parte del paese si estende nella regione del Petèn, il che significa foresta vergine pluviale. Il resto del territorio è montagnoso e ricco di vulcani attivi con una storia rovinosa di terremoti ed eruzioni.

“Nessun’altra nazione ha mai dedicato al tempo un interesse così intenso; e anzi nessun’altra civiltà ha prodotto una specifica concezione di un tema, parrebbe, così poco popolare[…] Per i Maya il tempo era l’oggetto di un interesse assorbente. Ogni loro stele ed altare aveva lo scopo di indicare il flusso del tempo, di celebrare la chiusura di un periodo[…] Per i Maya i giorni non erano in rapporto con gli dei, ma erano dei; e lo sono tuttora per gli abitanti di remoti villaggi di montagna nel Guatemala dove vige ancora il calendario degli antichi Maya”.

Così J. Eric S. Thompson, grande archeologo americano, sintetizza l’essenza della cultura maya nel testo che è fondamentale per chiunque voglia approcciare seriamente la conoscenza di questa tappa della storia umana: La civiltà maya, Einaudi.

Parlare di cultura maya significa essenzialmente capire quel che Thompson sintetizza in poche righe: l’ossessione del tempo.

I Maya non erano, come si crede, grandi astronomi: erano invece grandi astrologi, ovvero le osservazioni astronomiche al servizio di vaticini e profezie.

A partire da due, forse due millenni e mezzo, prima dell’era volgare, primitivi agglomerati urbani che lottavano con la foresta pluviale tra il Petèn, il Chiapas e il Veracruz (Thompson riteneva che la cultura Olmeca fosse stata probabilmente elaborata da genti maya) erano capaci di mantenere caste privilegiate di sciamani evoluti che osservavano i complicati cieli tropicali ed erano in grado di predire noviluni, pleniluni, eclissi, periodi secchi, alluvioni.

Gli sciamani divennero sacerdoti e le loro parole si trasformarono in religione che regolamentava sviluppi urbani, dimensioni e proporzioni degli edifici, primitive scritture, decorazioni ceramiche, pitture murali, stele.

Sempre in lotta perenne con la foresta pluviale, generosa con frutta, radici, foglie e animali di  ogni tipo e crudele nel riappropriarsi dei terreni appena appena lasciati incolti.

Fino a pochi anni fa si pensava che il culmine della cultura maya fiorisse nel classico (250-900 d.C.), oggi vi sono tracce del raggiungimento di uno sviluppo almeno simile nel precedente periodo preclassico medio e tardo (400 a.C.-200 d.C.): le recenti campagne di scavo a El Mirador e le scoperte dei murales di San Bartólo fanno arretrare appunto a questa epoca il raggiungimento di traguardi che si pensavano di molti secoli più tardi.

È soprattutto per verificare personalmente questa straordinaria nuova frontiera della conoscenza della cultura maya che ho affrontato con grande entusiasmo il viaggio in Guatemala: per poter successivamente rendere conto ai lettori di Archeo di quanto oggi stiano progredendo queste conoscenze. E, avendo conosciuto bene il Messico e lo Yucatán, rendere completa la soddisfazione del sogno di un adolescente.

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: 19/22 novembre 2009, Paestum

Ogni anno, più o meno verso la metà di novembre, si tiene a Paestum la Borsa mediterranea del turismo archeologico. È un momento sempre affascinante in cui in quattro giorni si confronta e si verifica tutto il mondo, letteralmente, dell’archeologia.

Presso il centro espositivo dell’hotel Ariston, centinaia di addetti ai lavori e migliaia di visitatori, studenti e semplici appassionati, si incontrano nelle sale dei convegni e nei numerosi stand.

Dal 2006 frequento questa manifestazione per davvero eccezionale, dove ho avuto modo di soddisfare la mia grande passione per l’archeologia e i miei interessi per l’area mesoamericana. Ho conosciuto archeologi straordinari, tra i quali ricordo con grande piacere Ehud Netzer (attivo a Masada e scopritore della tomba di Erode), con cui sono stato a cena in uno dei magnifici ristoranti della zona, patria della mozzarella, oltre che unico sito di epoca greca che conserva le mura del VI secolo a.C. intatte. Con l’amico Andreas Steiner, caporedattore di Archeo, con cui lavoro, è sempre un piacere incontrarsi, parlare di archeologia, mangiare e naturalmente bere bene. Uomo di grandi capacità organizzative e grandi doti umane, cui la manifgestazione deve la sua origine e il suo costante successo, direi mondiale senza tema di smentite, è Ugo Picarelli: la sua disponibilità e la sua capacità di relazionare con uomini e problemi è davvero sorprendente. Per chi ama l’archeologia Paestum è un appuntamento irrinunciabile. Con un pensiero costante al mio maestro dauno Nicola Silvano Borrelli.

P.s: tutti gli anni lo stand, pure di modeste dimensioni, più affollato è sempre il solito: quello del Guatemala, dove l’impareggiabile Enzo Brilli, responsabile Inguat per l’Italia, intrattiene giovani e meno giovani con i suoi braccialetti maya e le trovate che ogni anno rendono sempre simpatica e interessante una visita al piccolo spazio espositivo del Guatemala.

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