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L. H. Oswald alla sbarra, al Tribunale di Torino

Quando l’Avv. Mauro Anetrini mi chiamò – era un giorno di metà aprile – pensai soprattutto al piacere di rivedere un vecchio amico di gioventù, trascorsi più di trenta anni. Sapevo delle sue attività tramite l’ormai insostituibile, e per certi versi prezioso, social-network Facebook. Ma un conto è stabilire rapporti “virtuali”, tutt’altra faccenda rimane quella dell’incontro fisico, vero; quando ci si vede, ci si tocca (lo stringersi la mano è rito importante), ci si annusa e si ascolta il tono della voce: per davvero, tutt’altra questione che bisognerebbe mai scordare.

Fu proprio in quell’occasione che l’amico Mauro mi parlò dei suoi “processi” storici e mi propose di occuparmi della regia di quello che sarebbe stato l’ultimo dei cinque: il processo impossibile a L. H. Oswald, l’uomo ritenuto l’assassino di J. F. Kennedy e a sua volta eliminato dopo un paio di giorni da Jack Ruby.

Com’è ovvio, accettai senza indugio e con grande curiosità ed entusiasmo.

Il lavoro di ricerca e montaggio dei video storici è stato lungo ma particolarmente soddisfacente. Ho provveduto a fare dei sopralluoghi per conoscere l’ambiente e le caratteristiche tecniche. Purtroppo, non ho avuto la possibilità di fare delle prove e alcuni materiali di documentazione mi sono pervenuti pochi minuti prima dell’inizio del processo.

Devo ammettere che la gestione delle oltre cinque ore in cui l’evento si è svolto mi ha impegnato non poco; ma devo riconoscere che il risultato, come manifestatomi da molti, è stato più che soddisfacente: il pubblico (qualche centinaio di persone tra le quali moltissimi e assai attenti giovani) è stato attento fino alla lettura del verdetto.

Personalmente, è stata un’esperienza faticosa ma assai gratificante: per ciò, e con tanto piacere, mi sento di ringraziare l’amico (ancor prima che l’avvocato) Mauro Anetrini.

E non è certo detto che con questo evento si esaurisca la nostra collaborazione professionale. A prescindere dal rapporto d’amicizia.