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Francesca Schiavone al Pastificio Defilippis

Francesca Schiavone, oggi tra le prime dieci migliori giocatrici di tennis del mondo, vincitrice al Roland Garros nel 2010 e finalista quest’anno, è senz’ombra di dubbio la più grande tennista italiana di tutti i tempi. Unica a aver vinto un torneo del grande slam (tra i maschietti soltanto Nicola Pietrangeli, due volte, e  Adriano Panatta hanno saputo fare altrettanto) è una milanese, nata il 23 giugno (segno del cancro) del 1980 da un incrocio nord-sud: il papà è di origini irpine, emigrato al nord giovanissimo, negli anni Sessanta; la mamma è bresciana. In casa si mangia molto nord (comandano sempre le donne, com’è scontato…) e poco sud. Francesco Schiavone, il papà, mi conferma che le tradizioni gastronomiche dell’avellinese sono state dimenticate: certo, si cucina la parmigiana, ma prevale la polenta….

Francesca è una ragazza minuta e di persona è assai più dolce, nei lineamenti, di quanto la sua grinta leonina (è detta “la leonessa”) trasmetta nelle immagini mediate di filmati e fotografie. E’ anche una persona che si dimostra franca, trasparente e abbastanza disponibile (faccende rare anche tra gli sportivi, tra i quali in genere prevale la spocchia). E’ una cittadina del mondo, portata a viaggiare spesso e ovunque appresso alle incombenze della sua attività. Ma le piace mangiare, tanto, e non ha problemi di peso. Mi dice: «Sto imparando, con l’avanzare dell’età, che quel che più conta non è tanto la quantità, ma la qualità»! Certo, ovvio per noi che ci occupiamo di cibo. Ma Francesca è una tennista in giro per il mondo a fare a pallate con chi le mettono di fronte: la qualità del cibo è l’ultima delle faccende di suo interesse….Il papà mi conferma che più il tempo passa e più la Francesca è felice di tornare in Italia. Certo che al Pastificio Defilippis, proprietà della famiglia Damilano, si è trovata assai bene. Era a Torino per una premiazione allo Sporting Club, testimone dell’acqua Valmora (altro brand della famiglia Damilano); mi sono fatto fare una dedica, sopra un tovagliolo di carta, per il mio circolo tennistico, il GTT.

Pastificio Defilippis, a Torino dal 1872

Questo locale, da sempre situato in via Lagrange al numero civico 39, è una di quelle “Istituzioni Torinesi” che coloro i quali sentono la propria “torinesitudine” (neologismo coniato da Giovanni Arpino) ben conoscono.

Rilevato nel 2007 dalla famiglia Damilano, è stato da non molto riportato agli antichi splendori, anche profittando della recente pedonalizzazione della via Lagrange. Il Pastificio oggi occupa una decina di persone con un altro paio che lavorano nel laboratorio artigiano di corso Verona (in spazi attigui ricavati nel ristorante Rural) a confezionare le preziose paste ripiene per cui il Pastificio è giustamente famoso. Sotto la preziosa consulenza di Annamaria Tamasco, da circa un anno viene offerto agli estimatori il “Raviolo della Gran Tradizione Torinese” , preparato con ripieno di tre carni diverse (fassona, coniglio e maiale), verdure e riso Carnaroli, e presentato dentro deliziose scatole per due e per quattro persone.

Oltre che acquistare paste varie, è anche possibile pranzare e cenare in tre differenti ambienti: un dehors di 30 coperti, nella saletta attigua al bancone per 20 coperti e in uno spazio delizioso, altri 40 coperti, ricavato al primo piano e arredato con straordinario gusto. Non ho ancora avuto il tempo di apprezzare la qualità delle paste e della cucina: appena possibile informerò i miei lettori in proposito (ma sono certo che non avrò di che lamentarmi…).