Posts Tagged ‘Pinot Noir’
Il Cremes di Gaja: una piccola eresia

Il Cremes (il nome significa in piemontese il colore cremisi) è un vino che frequento da anni e che mi piace: è il vino meno costoso che produce Angelo Gaja.

E’ un uvaggio al 50% di Dolcetto e Pinot Noir: a chi, se non a lui, poteva venire in mente di unire due vitigni di così apparente lontananza e mettere in atto l’eresia di sposare un nobilissimo e altero franzoso a un plebeo contadino piemontese? A Angelo piacciono le sfide e piace mettere spazio (e Tempo) tra sé, i suoi prodotti (che sono null’altro che un aspetto del sé) e tutti gli altri….

Il Cremes ha il colore del Dolcetto, soltanto meno violaceo, non ne ha i profumi di fiori ma ha preso i frutti del Pinot Noir. Del Dolcetto ha il palato amaro e del francese un finale lunghissimo e di grande piacevolezza.

Per accompagnare questa bottiglia del 2012  ho scelto un voluttuoso pollo condito con l’inarrivabile masala del maestro indiano Shaik Nazir: questa mistura di spezie fu realizzata apposta per me. Non contento, e per continuare nel senso dell’eresia, ho finito la bottiglia il giorno dopo (era migliorata) con una panissa vercellese (riso Arborio, come da tradizione): entrambi gli accompagnamenti li ho trovati eccellenti.

Io amo le eresie, gli eretici, gli eresiarchi: arrivo da paesi d’eresia (sono nato nel paese in cui morì Gioacchino da Fiore e a pochi chilometri fu catturato, qualche anno dopo, Tommaso Campanella…). Certo non è la Langa regione d’eresia: bisognerebbe spostarsi un po’ più a nord, nel Canavese. Ma la Langa, ogni tanto, mi stimola suggestioni eretiche con certi suoi vini, con certi suoi personaggi. Angelo Gaja tra questi.

Salute.

Franciacorta ospite del Museo del Risorgimento

Certo: il Palazzo che ospita il Museo del Risorgimento in piazza Carlo Alberto a Torino (è posto dietro Palazzo Carignano) è una di quelle location per davvero straordinarie. Difficile trovare qualcosa di meglio. Tanti complimenti al Consorzio Franciacorta per questa bella iniziativa, premiata con merito da un formidabile successo, sia di pubblico sia di addetti ai lavori.

Presenti 35, tra le più rappresentative, delle oltre 100 cantine che operano in Franciacorta, il pomeriggio di lunedì 14 ottobre 2013 le splendide sale del Museo – con la scenografia unica degli immensi dipinti ottocenteschi che illustrano le grandi battaglie delle guerre d’indipendenza – hanno accolto per gustazioni e seminari prima gli addetti ai lavori e successivamente il pubblico. Sorprendente la presenza femminile, con vere e proprie appassionate e chiaramente esperte.

Chi mi segue sa la mia non grande passione per i vini spumanti e la conseguente scarsa cultura specifica in merito. Chiaro che ne ho bevuti tanti e quelli buoni li riconosco, li apprezzo, mi piacciono e assai li gradisco.

Qui mi sono lanciato in un vortice di assaggi: brut, extrabrut, saten, rosé, pas-dosé; base e millesimati, di cantine famose e meno famose.

Il Mosnel, Lantieri, Lo Sparviere, Monterossa, Majolini, Ferghettina, Enrico Gatti….tutti di livello elevato in un contesto di uvaggi che hanno lo Chardonnay a prevalere nettamente sul Pinot Noir e con gradazioni alcoliche intorno ai 12%vol. con buone caratteristiche di acidità e, qualcuno, anche una certa complessità sia al naso sia al palato. I millesimi migliori: 2007 e 2009. Come sempre, in tali contesti di scarsa concentrazione e molte distrazioni, non entro in meriti più specifici: non è serio.

Chiaro che ne ho bevuto anche di quelli famosi: Berlucchi, Ca’ del Bosco e Bellavista. E dunque citazione immancabile per lo strepitoso Vittorio Moretti 2006, Bellavista: io poco me ne intendo (i miei terreni professionali sono i Nebbiolo, i Dolcetto, i Verdicchio, i Rossese, i Nero di Troia…) ma senza dubbio questo è un vino quasi emozionante anche per uno come me che questi vini ama poco o punto. Si sente la spalla del Pinot Noir, presente per il 45% e si sente la bontà dei frutti di una vendemmia ottima che in cantina, trattati come si deve, hanno donato un prodotto di profilo elevatissimo sotto ogni punto di vista. Salute!

Dell’interessante seminario condotto da Nicola Bonera tratterò a parte.

www.franciacorta.net

 

Fontanafredda Alta Langa DOCG Contessa Rosa Brut Riserva 2008

Ribadisco di non essere né un grande appassionato né, tantomeno, un esperto di spumanti e champagne: ne bevo tanti, certo, più o meno volentieri, ma assai di rado trovo in queste tipologie di vini qualcosa che mi possa entusiasmare  – fatti salvi certi champagne di pregio particolare. Ma non cambierei mai una grande bianco fermo con il più grande degli champagne: questione di gusti, pare ovvio.

L1120102Fatta questa opportuna premessa, ho avuto modo di bere e di valutare quest’ultima creazione di Fontanafredda: un Brut Alta Langa Riserva Contessa Rosa Docg 2008. Avevo bevuto lo scorso anno il millesimo 2004, anche questo caratterizzato dall’uso di Barolo 1967 come liqueur d’expedition: una farinettata, come dice Franco Ziliani, che a me non è simpatico, ma è certo un indiscutibile esperto in questa tipologia di vini (vedi il suo ottimo blog Le mille bolle blog).

A me pare che il millesimo 2008 presenti un evidente salto di qualità rispetto al 2004: forse sono state finalmente messe a punto tutte quelle complesse operazioni che concorrono per produrre un metodo classico di qualità.

Ho bevuto uno spumante dal naso assai intenso – non entro nel dettaglio delle sfumature olfattive, tra le quali comunque spicca netta la classica crosta di pane; colore giallo paglierino, perlage fine e persistente; palato piuttosto secco, sapido e discreto finale in cui la mineralità permane in gola. La cuvée è assemblata  con Pinot Noir e Chardonnay, provenienti da vigne poste tra i 400 e i 600 metri delle alture carezzate dai venti liguri dell’Alta Langa; 12% vol.

Direi che mi ha sorpreso il gusto particolarmente secco di questo brut: quasi fosse un pas dosè. Ricordo che i pas dosè sono spumanti e champagne ai quali non è stato aggiunto il liquer d’expedition, mentre i brut sono definiti tali perché presentano un residuo di zuccheri non fermentati fino a 12 grammi per litro; tra le due tipologie s’inserisce l’extra brut: fino a 6 gr/l di residuo zuccherino.

Per concludere, a me questo vino è assai piaciuto: non sono in grado di stabilre a quale livello qualitativo sia ascrivibile; certo, il rapporto qualità/prezzo è di sicuro interesse. Meno di 20€ a scaffale: direi non male per un metodo classico millesimato.

Fontanafredda, Altalanga DOCG Rosa Rosé 2008

Credo di essere uno dei primi a bere e a scrivere di questo sorprendente rosato brut metodo classico Pinot Nero 100% Docg Altanga con vigneto posto a 600 mt. slm. (con esposizione sud-est e terreni sabbioso-marnosi) nel comune di Lequio Berria in provincia di Cuneo.

Io non amo in maniera particolare le bollicine e tra queste ancora meno amo i rosati. Mi piacciono i grandi champagne, com’è ovvio, e mi piacciono le poche grandi bollicine italiane quando la base è costituita da Pinot noir, se non c’è Chardonnay è meglio e comunque meno ce n’è e migliori sono, sempre secondo me.

Ma trovo che le bollicine dell’Alta Langa siano davvero eccellenti, oltretutto a prezzi più che convenienti. Ero stato uno dei primi a parlarne su Barolo & Co e assai mi piacciono i vini di Cocchi e Enrico Serafino(by Beppe Caviola, quest’ultimo).

Ora ho bevuto, fortunato e tra i primi, questo entusiasmante rosato, 100% Pinot Noir, millesimo 2008, di Fontanafredda: davvero magnifico! Acidità spiccata, profumi delicati con tutto come si deve (frutti rossi, crosta di pane, ecc.), persistenza lunga, perlage finissimo, colore delicato e sensuale.

Eccellente, per davvero. Mi è piaciuto tantissimo e penso anche al rapporto qualità/prezzo! L’ho bevuto in un calice marchiato FISAR, non a caso: io sono un maniaco dei bicchieri e non a caso ho scelto questo calice elegante (il vino se lo merita).

Beviamolo assai: se lo merita, ma, soprattutto, ce lo meritiamo.