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Le mie macchie con il No Name 2009

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Dipinto con il Nebbiolo No Name 2009 di Borgogno, per un amico: stavolta ho voluto macchiare le mie solite macchie con una suggestione iconografica degli anni delle nostre adolescenze: lo merita il vino, lo merita l’amico (che spero gradisca). E in fondo lo merito io pure.

I miei (pochi) vinarelli

Tecnicamente, il vinarello è un acquerello a cui all’acqua si sostituisce il vino: è una tecnica vecchia già di molti anni, assai conosciuta grazie alla manifestazione che si svolge ogni anno anno a Torgiano. Tutt’altra cosa dalla mia ricerca che riguarda la pittura con il vino, bianchi compresi: a prescindere dalle difficoltà tecniche, la mia è un’ossessione perché il Vino mi scorre non tanto nelle vene quanto nei dendriti che formano le sinapsi del mio cervello intasato, sfasato, anarchico, decadente e caduto, o caduco?

Susumaniello o Sussumaniello?

Se si clicca su Google “Susumaniello” vengono fuori 48.400 risultati; cliccando “Sussumaniello” di voci ne vengono citate soltanto 14.100: mi piacerebbe dirimere la questione. Su EV n° 73 del 2003 l’articolista di Gino ( Gabbrielli) scrive il nome di questo vitigno pugliese, di probabili origini dalmate, con una sola “s”. Di Gino mi fido e lo scrivo io anche con una sola “s”, però mi riservo di controllare l’etimologia, che vuole la voce discendere dalla parola dialettale locale “somarello”, poi modificata dall’uso verbale e degenerata nel termine attualmente in uso. Ogni parola che può essere scritta con piccole variazioni, in realtà ne attesta una più corretta di tutte le altre. Pur conoscendo molto del vino pugliese, mai avevo bevuto questo vino fino a che, di recente, ho conosciuto Vincenzo Vita: una storia la sua conoscenza, un’altra storia, che racconterò a tempo debito, la vicenda che lega questo torinese pugliese al vino.

Io sono un torinese calabrese e Vincenzo l’ho conosciuto seguendo un percorso che passa da Hanover (N.Hampshire, Usa), Brooklin e ritorna a Torino, Bar Elena, fine luglio di quest’anno: me lo ha presentato Marco Ursino (B. Film Festival), amico di Gianni Leopardi, il mio caro chef. Vincenzo, da qualche anno, produce vino soprattutto in Puglia, ma non si esime da Barbera e Barolo a Barolo, Chianti a Cerreto Guidi e Lambrusco a Parma. Egli è originario di S.Vito dei Normanni e la sede della sua azienda è in Manduria.

Ho bevuto i suoi Negramaro e Primitivo che sono ottimi, ma mi ha colpito questo Susumaniello, che chiama “Più Su”, non ancora in commercio : un vino davvero eccezionale – matura dalle parti della città bianca, la magica Ostuni, in pochi ettari – che già da qualche anno Riccardo Cotarella indaga e cura. L’ho bevuto, m’è piaciuto e l’ho usato per dipingere. Devo citare, di Vincenzo, anche lo strepitoso rosato da uve “Ottavianello”, sempre pugliese.