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Go Wine a Torino, 4 febbraio 2014

https://www.vincenzoreda.it/go-wine-il-cesanese-anche/

I soliti, corretti  vini di Planeta – da segnalare il Cerasuolo di Vittoria, sempre assai gradevole; il Greco di Tufo  delle Cantine dell’Agnello: quelle note solforose, date dai suoli di composizione geologica particolare, sono per davvero uniche; il Fiano d’Avellino delle Cantine del Barone uno straordinario Vermentino che con il Vermentino c’entra poco (è assemblato con percentuali imprecisate di vitigni autoctoni) di Gostolai, da Oliena (notevole anche il Cannonau Nepente Gabriele D’Annunzio 2006).

E poi, ancora, l’ottimo e tradizionale Ruché della Cantina Sociale di Castagnole Monferrato; e, per finire, la Barbera vinificata in bianco con metodo Martinotti di Montalbera: uno spumante di piacevole e facile gradevolezza.

Sempre piccole sorprese nelle proposte di Go Wine!

Salute.

Vinitaly 2013, un successo

Bilancio in attivo per Vinitaly 2013 con i suoi 150.000 visitatori (+6% 
rispetto al 2012), dei quali 50.000 esteri (+10%); ma soprattutto per gli oltre 4.200 espositori che 
hanno avuto contatti business oltre le più rosee aspettative. 
“Un Vinitaly positivo, con tanti operatori italiani. Parecchi i contatti nuovi con operatori cinesi,
russi e brasiliani, che sono i Paesi che ci interessano a breve-medio termine. Ma questa edizione
del salone è stato anche ricco di iniziative, sia di convegni che di incontri tecnici e finanziari”. A 
dirlo Rolando Chiossi, vicepresidente di Giv e di Cantine Riunite Civ, cui fa eco Francesco Zonin,
vicepresidente Cantina Vinicola Zonin, per il quale quello di quest’anno è stato un ottimo Vinitaly,
 che ha dato positività al settore. “Molti gli operatori dalla Cina – ha continuato Zonin –  speriamo
 che sia un’opportunità per esportare in questo grande mercato dove l’Italia è ancora poco 
presente”.
 Non si aspettava tanto entusiasmo Anna Abbona, proprietaria di Marchesi di Barolo: “Un grande
Vinitaly, dove anche l’Italia ha dimostrato di reagire al momento. Noi abbiamo consolidato i 
rapporti con i nostri buyer, ma siamo anche riusciti a completare i contatti in alcuni mercati che ci 
interessavano, come Francia, Giappone, Cina, Singapore, Thailandia, Kazakistan, Russia, Ucraina.
 Bene la Cina, perché ci sta dando l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno in questo momento, con il 
loro interesse per il vino italiano. L’appeal dell’Italia è proprio nei nostri prodotti unici e tipici, che
 sono un punto di attrazione da valorizzare. Eventi come quello di Vinitaly ci danno un bell’aiuto”.
 Molti appuntamenti anche per Planeta: “L’estero continua a tirare – ha dichiarato Alessio 
Planeta, proprietario e amministratore dell’omonima azienda vitivinicola – Molti i buyer europei 
specialmente da Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Centro ed Est Europa”. 
Un Vinitaly oltre le aspettative per Luca Rigotti, presidente del Gruppo Mezzacorona: “E 
nonostante la crisi, la risposta degli operatori è stata importante, con molti esteri e molti addetti ai
 lavori. Questo – ha proseguito Rigotti – ci ha permesso di implementare ulteriormente i nostri 
contatti anche nei Paesi dove siamo già presenti. Mi pare ci sia stata più gente dello scorso anno,
 quindi Vinitaly si conferma evento molto importante”.
 Contenta di questa edizione di Vinitaly Albiera Antinori, vicepresidente di Marchesi Antinori: “Che 
ha rinfrancato lo spirito anche riguardo al mercato italiano. Abbiamo visto operatori provenienti 
un po’ da tutto il mondo, meno dall’Asia, ma noi siamo molto soddisfatti”.
A Vinitaly contatti, ma anche attività commerciali, con Pietro Mastroberardino, dell’omonima
 azienda vinicola – che ha affermato: “Alcuni importatori hanno raddoppiato le previsioni di
fatturato per quanto riguarda le nostre referenze anche in alcuni mercati europei come la Gran
Bretagna”. 
Molti i contatti e le occasioni di business anche sul fronte dei buyer esteri a Vinitaly: oltre a quelle
 provenienti dall’Europa, si sono distinte le presenze da Russia e Far East, con Cina in testa, seguita 
dal Giappone.
Tra gli importatori cinesi, Edward Liu, titolare di SinoDrink, specializzato in vino italiano con 50
 aziende in portafoglio, ha dichiarato: “Il vino italiano piace e l’apertura di molti ristoranti italiani in
Cina può dare una mano alla sua diffusione. Servono però iniziative di promozione mirate, tasting 
e traduzioni di libri sul vino per allargare il mercato”.
 L’importatore russo Andrey Golovchenko, di PPPUDP (Product Supply Enterprise of 
Administrative Department of the President of the Russian Federation, che rifornisce 
l’amministrazione russa ma anche distributori privati), ha spiegato: “A Vinitaly ho incontrato una
 cinquantina di cantine, grandi e piccole realtà. Era la mia prima visita alla manifestazione con 
l’obiettivo di raccogliere un portafoglio di 500-600 vini italiani di tutte le fasce di prezzo”.
 È rimasta decisamente “impressionata” da Vinitaly Janet Wang responsabile sviluppo
 internazionale di Tmall, primo sito web b2c del retail in Cina: “Tutti i grandi protagonisti del vino
 italiano erano presenti ed è stata una grande occasione per conoscerli personalmente ed iniziare a
 stabilire contatti per favorire nuovi business tra Italia e Cina”. 
Prima volta a Vinitaly, invece, per Jared Liu, amministratore delegato e fondatore di YesMyWine,
 il più grande sito di e-commerce in Cina: “L’ho trovata una Fiera di prim’ordine nel panorama 
mondiale – ha commentato. A partire da oggi il vino italiano sarà protagonista in Cina. 
Lanceremo da subito uno speciale dedicato ad alcuni dei produttori presenti a OperaWine”.

Servizio Stampa Veronafiere
Tel.: + 39.045.829.82.42 – 82.85

E-mail: pressoffice@veronafiere.itwww.vinitaly.com

Go Wine: il Cesanese, anche

L’Associazione Go Wine ha inaugurato il 2013 a Torino con una serata dedicata al Concorso Letterario Nazionale “Bere il Territorio” e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere l’iniziativa un punto di riferimento per i giovani appassionati al mondo del vino e della scrittura.

L’appuntamento ha avuto luogo martedì 5 febbraio dalle ore 17.00, presso la sala Vittoria dello Starhotels Majestic in Corso Vittorio Emanuele, 54 a Torino.

Durante la serata è stato consegnato il premio speciale “Vino d’Autore”, giunto alla sua sesta edizione e riservato a scrittori che, nella narrativa delle loro pubblicazioni e nella loro esperienza professionale, hanno dedicato riferimenti al vino e ai suoi territori.

Ospite d’onore della serata, a cui è stato assegnato il premio speciale, è stata la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, intervistata dal giornalista Bruno Quaranta, del quotidiano La Stampa-Tuttolibri.

ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI:

Nata a Rovereto, vive e lavora a Milano. Ha esordito  come scrittrice nel 1980 con “Amore mio, uccidi Garibaldi”, nel 1991 vince il Premio Campiello con  “Di buona famiglia”oggi adattamento teatrale di Leonardo Franchini. Ha vissuto a Madrid dal 1993 al 1997, collabora al Corriere della Sera con articoli di cultura e di costume e cura rubriche di corrispondenza con i lettori.

IN DEGUSTAZIONE I VINI DELLE AZIENDE:

Aglianica Associazione culturale – Rionero in Vùlture (Pz); Antica Distilleria Sibona – Piobesi d’Alba (Cn); Cantine Briamara – Caluso (To); Cantine del Barone – Cesinali (Av); Cantine dell’Angelo – Tufo (Av); Cascina del Pozzo – Castellinaldo (Cn); Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave – Soave (Vr); Drocco Luigi, Cascina Pontepietra – Alba (Cn); Emo  Capodilista – La Montecchia – Selvazzano Dentro (Pd); Fattoria Santo Stefano – Greve in Chianti (Fi); Francone – Neive (Cn); Gostolai – Oliena (Nu); La Tordera – Valdobbiadene (Tv); Agricola Monforte – Monforte d’Alba (Cn); Montalbera, Terra del Ruchè – Castagnole Monferrato (At); Pileum – Piglio (Fr); Planeta – Menfi (Ag); Podere il Carnasciale – Mercatale Valdarno (Ar); Poderi Moretti – Monteu Roero (Cn); Vietti Castiglione Falletto (Cn); Ciccio Zaccagnini – Bolognano (Pe).

Gli appuntamenti Go Wine al Majestic sono sempre interessanti e cerco sempre di onorarli, pur magari con poco tempo disponibile. In quest’occasione avevo per davvero poco tempo e mi sono limitato a valutare alcuni vini per i quali avevo un certo interesse. Ho bevuto e assai apprezzato i Cesanese del Piglio dell’Azienda Pileum di Piglio (Frosinone). Il Cesanese era un vitigno diffuso nell’area dei Castelli Romani, dove è stato da poco ripreso nella tipologia Cesanese Comune. Il Cesanese del Piglio (o di Affile) è invece tipico della Ciociaria, in provincia di Frosinone. E’ un bel vino rosso che invecchia bene per 3/5 anni: minerale, erbaceo di nerbo e con personalità tutta sua. Ho bevuto il Bolla Urbano Riserva Docg 2008, davvero interessante: 14.5% vol., 6.000 bottiglie a 18 € (prezzo a scaffale), invecchiato 24 mesi,parte in botti grandi e parte in caratelli da 300 lt. Ottimo anche il Massitium Superiore Docg 2009, 13,5% vol., 12.000 bottiglie, prezzo intorno ai 9 €, affinato per 12 mesi in acciaio e botti grandi. Non male anche il bianco Valle Bianca (Passerina 90% e Malvasia Puntinata 10%) 2011: 13% vol., 12.000 bottiglie a 7,50 €.

Mi auguro che la ristorazione romana sappia finalmente dare il giusto risalto a questi vini laziali che stanno finalmente ricominciando a essere importanti e degni di entrare con pieno merito tra le tipicità, uniche, della nostra tradizione vinifera.

Ho bevuto un ottimo bianco di Planeta: l’Alastro Igt Sicilia 2011 (Grecanico 95% e Fiano 5%), 12,5% vol. vino affinato sulle fecce fini per 6 mesi. Profumi tipici di melone e pesca bianca, in bocca è fine, morbido con note minerali che probabilmente migliorano con un invecchiamento di 2/4 anni, a un prezzo forse non troppo favorevole (12 €). Proviene dai vigneti posti nell’agrigentino. Comunque, per davvero particolare, assai più dello Chardonnay classico di Planeta che trovo sempre un po’ troppo stucchevole. Buono il Nero d’Avola Santa Cecilia 2008 Doc Noto, buono ma di gusto troppo internazionale. Preferisco il più tipico  Cerasuolo di Vittoria Docg 2011 (60% Nero d’Avola e 40% Frappato): 13% vol. e solo acciaio per un vino che rappresenta in maniera unica la tradizione del suo territorio.

Di corsa, ho gustato i buoni prodotti (Barbera, Nebbiolo e, soprattutto, Roero) della piccola azienda Moretti di Monteu Roero e ho finito con due sorsate (per coccolare il mio esigente e viziato palato) dei Barolo e Barbaresco dell’Azienda Francone di Neive: quando dici Neive e Barbaresco, non sbagli mai….

Ho poi scoperto da un mio amico ristoratore (Quanto Basta) un eccellente Greco di Tufo, di assoluta tipicità, dell’Azienda Cantine dell’Angelo di Tufo (Av): un Greco dalle caratteristiche completamente differenti da quelle che in genere lo rendono riconoscibile. Sorprendente per davvero e da approfondire.

Alla prossima.

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