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Susumaniello o Sussumaniello?

Se si clicca su Google “Susumaniello” vengono fuori 48.400 risultati; cliccando “Sussumaniello” di voci ne vengono citate soltanto 14.100: mi piacerebbe dirimere la questione. Su EV n° 73 del 2003 l’articolista di Gino ( Gabbrielli) scrive il nome di questo vitigno pugliese, di probabili origini dalmate, con una sola “s”. Di Gino mi fido e lo scrivo io anche con una sola “s”, però mi riservo di controllare l’etimologia, che vuole la voce discendere dalla parola dialettale locale “somarello”, poi modificata dall’uso verbale e degenerata nel termine attualmente in uso. Ogni parola che può essere scritta con piccole variazioni, in realtà ne attesta una più corretta di tutte le altre. Pur conoscendo molto del vino pugliese, mai avevo bevuto questo vino fino a che, di recente, ho conosciuto Vincenzo Vita: una storia la sua conoscenza, un’altra storia, che racconterò a tempo debito, la vicenda che lega questo torinese pugliese al vino.

Io sono un torinese calabrese e Vincenzo l’ho conosciuto seguendo un percorso che passa da Hanover (N.Hampshire, Usa), Brooklin e ritorna a Torino, Bar Elena, fine luglio di quest’anno: me lo ha presentato Marco Ursino (B. Film Festival), amico di Gianni Leopardi, il mio caro chef. Vincenzo, da qualche anno, produce vino soprattutto in Puglia, ma non si esime da Barbera e Barolo a Barolo, Chianti a Cerreto Guidi e Lambrusco a Parma. Egli è originario di S.Vito dei Normanni e la sede della sua azienda è in Manduria.

Ho bevuto i suoi Negramaro e Primitivo che sono ottimi, ma mi ha colpito questo Susumaniello, che chiama “Più Su”, non ancora in commercio : un vino davvero eccezionale – matura dalle parti della città bianca, la magica Ostuni, in pochi ettari – che già da qualche anno Riccardo Cotarella indaga e cura. L’ho bevuto, m’è piaciuto e l’ho usato per dipingere. Devo citare, di Vincenzo, anche lo strepitoso rosato da uve “Ottavianello”, sempre pugliese.

2008: pittura con vino

“Il vino l’hanno creato gli dei: in colpa per aver riservato agli uomini un destino stento e meschino, con questo dono hanno cercato di alleviar loro le pene del sopravvivere quotidiano.

Il vino è fatto per essere bevuto.
Il vino naturalmente io lo bevo.
Il vino, io, dopo averlo bevuto, qualche volta e la notte specialmente, lo stendo su certe carte che conosco e aspetto che si compia il miracolo, ché per certo di miracolo si tratta.

Il vino non è un colore (e neanche un semplice miscuglio di sapori e di odori) il vino è una storia che comincia dallo sfaldamento delle rocce in ere geologiche, che continua con l’evoluzione del clima e la crescita di una pianticella tenace e delicata, che si conclude con l’inizio di un’altra storia, questa volta popolata di uomini.” Non sono un pittore che dipinge col vino. Non sono un pittore. Chi sono? Forse Aldo Palazzeschi potrebbe rispondermi, o Marcel Duchamp.”

“Bordeaux, Bourgogne, ma anche Barbera d’Asti, Lambrusco di Parma, Primitivo di Manduria, Morellino dell’Isola del Giglio, Colorino di Claudio Gori, Carbonaione di Vittorio Fiore, Darmagi di Angelo Gaja e alcuni straordinari vini del nostro sud.

Sono i miei colori che ho annusato, che ho toccato, che ho osservato, gustato e infine digerito (mentre il senso dell’udito, eccitato, si perdeva nei silenzi di Monk e Davis e Chopin); colori che sono diventati bicchieri perché i bicchieri sono semplicemente una mia ossessione e perché costituisce un fatto naturale, quasi ovvio, dipingere bicchieri col vino.

Ciò che stupisce e che incuriosisce nasce dal prodigio che sulla carta, evaporati l’alcol, l’acqua e le altre sostanze volatili, restano quelle decine e decine di composti organici e minerali che costituiscono uno dei tanti miracoli che sa compiere il vino, un liquido che nuoce solo a chi non lo sa bere.

Voglio precisare che io uso solo e nient’altro che vino, sempre vino che ho bevuto e che conosco bene, sempre partendo dal liquido contenuto in bottiglia. Negli anni con una ricerca non sempre facile ho messo a punto alcune tecniche che mi permettono di utilizzare qualsiasi vino. Alcune di queste tecniche richiedono molta pazienza e soprattutto molto tempo, a volte molti mesi per ottenere i risultati desiderati.