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Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi

Non mi riusciva di capire perché Eco -nelle varie marchette televisive che occorre fare, anche a lui, per lanciare libri film calendari et caetera – parlasse sempre di cinque passeggiate, a proposito di questo libro, pubblicato nel 1994, e non di sei.

L’ho capito: ho finito di rileggerlo e la sesta passeggiata si intitola: Protocolli fittizi; a pagina 166 del volume si legge:

“Il libro di Barruel non conteneva alcun riferimento agli ebrei. Ma nel 1806 Barruel ricevette una lettera da un certo capitano Simonini che gli ricordava come Mani e il Veglio della Montagna (notoriamente alleati dei Templari originari) fossero ebrei anch’essi, che la massoneria era stata fondata dagli ebrei, e che gli ebrei si erano infiltrati in tutte le società segrete. Sembra che la lettera di Simonini fosse stata forgiata da agenti di Fouché, il quale era preoccupato dei contatti di Napoleone con la comunità ebraica francese….”.

Poi, a pagina 172, la figura 14 illustra in buona sostanza lo schema de Il Cimitero di Praga: dunque, la sesta passeggiata del libro rappresenta la genesi dell’ultimo romanzo di Umberto Eco (che ho già in casa e che leggerò prossimamente, con calma). Diavolo d’un Eco!

Questo lavoro, che riporta alcune conferenze che Umberto Eco tenne negli Usa nel biennio 1992/93, è – come tanti dei suoi lavori – fondamentale, soprattutto per chi si occupa di scrittura e di comunicazione; ma anche soltanto per chi desidera crescere come semplice lettore. Avevo appena finito di rileggere Apocalittici e Integrati (ancora oggi un testo formidabile): Umberto Eco è uno dei pochissimi che riesce sempre a stupirmi, interessarmi, darmi spunti sempre nuovi o prospettive che ancora non avevo sondato. Mica poco, in questi nostri mala tempora.