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Un bicchiere per Mamiko

Una decina di giorni fa mi arriva una telefonata. Mi chiamo Mamiko, sono un’amica di Alessandro del ristorante Quanto Basta e vorrei comprare un suo quadro da portare in Giappone. Vorrei che non fosse di dimensioni troppo grandi per portarlo in valigia.

Io dipingo quadri un po’ più grandi (50×70 o 60×80 cm.), bisogna che ne dipinga uno apposta. Va bene 35×50? Sì, mi risponde lei, e il quadro è da dedicare allo chef Tomoyuki che ha un ristorante italiano nella regione di Aichi (tra Tokio e Osaka): si chiama Osteria Camparo. Va bene, dammi una settimana di tempo e avrai il tuo quadro.

L’ho dipinto con il Dolcetto d’Alba 2012 di Brezza, con quello che mi era avanzato dai miei biglietti di auguri realizzati quest’anno: è diventato incredibilmente blu! Il risultato mi pare assai buono: ho scelto una delle mie forme classiche. Speriamo che lo chef Tomoyuki apprezzi e con lui i suoi clienti giapponesi: è il mio primo quadro che va in Giappone.

Ho poi scoperto che Mamiko lavora in cucina nel ristorante Baravàn (via Principe Tommaso, 16 a Torino). E’ in Italia da 8 anni e ci sta molto bene.

Cascina Ballarin

https://www.vincenzoreda.it/langhe-bianco-2011-di-cascina-ballarin/

Al link qui sopra è possibile leggere quanto avevo scritto tempo fa su questo piccolo produttore, soprattutto a proposito della Nascetta che mi aveva fatto conoscere Alessandro Gioda del ristorante Quanto Basta di Torino.

Da allora mi ero ripromesso, appena possibile, di fare una visita in cantina. E da allora tante volte, visto il mio lavoro, sono passato lì davanti, percorrendo la strada Alba-Barolo in tutti i sensi e a tutte le ore: mai un attimo di tempo per fermarmi. Fino a qualche giorno fa quando, tra un appuntamento e l’altro, avevo un’oretta di tempo libero e, senza preavviso, ho bussato a quel cancello sulla strada.

Era una giornata dal tempo variabile e pareva che di lì a poco si potesse scatenare un bel temporale, Giorgio Viberti stava piantando delle barbatelle e, inopportunamente interrotto dalla mia visita, con una certa apprensione aveva tralasciato il prezioso lavoro per darmi retta, con un giusto velo di apprensione dipinto sul volto.

Non piovve, grazie a dio.

E, pur con troppo poco tempo, ho avuto modo di apprezzare la qualità dei due cru di Barolo 2009 – uno più elegante (Bricco Rocca, La Morra) e l’altro con maggior struttura e colore (Bussia di Monforte, pare ovvio). Due Barolo che si pongono all’eccellenza delle rispettive tipologie: poche bottiglie per due vini magari non celebrati da stelle, grappoli e centesimi ma di notevole qualità a un prezzo adeguato. Non c’è stato il tempo per valutare il Barolo base.

Ho poi bevuto la nuova Nascetta, questa volta in purezza, 2013: è un vino più secco, più minerale e anche più complesso di quello che avevo bevuto – vedi link – qualche tempo fa. Giorgio Viberti – di cui devo rimarcare la gentilezza e la disponibilità – mi ha poi dato due bottiglie da bere en primeur: il metodo classico, Nebbiolo in purezza, Punta dei Tre Ciabot e il rosato (uvaggio di Nebbiolo 80%, Barbera 10% e Dolcetto 10%). Sono vini appena imbottigliati che ho bevuto ma che devo valutare con più calma. Certo di grande interesse, soprattutto il metodo classico, ma ritengo di dovermici dedicare con più tempo e soprattutto dopo che la bottiglia abbia cominciato a fare per bene il proprio mestiere.

Certo lo merita la cortesia della famiglia Viberti, Giorgio in primis con il fratello Gianni, e lo merita la loro  appassionata applicazione e meticolosità. E la qualità dei loro vini.

A presto, dunque.

Langhe Bianco 2011 di Cascina Ballarin

L’universo del vino è così vasto, così frammentato, così vario che è opera di presunzione pensare di conoscere tutto o anche soltanto di saperne abbastanza. Per la verità, ogni giorno può essere importante per venire a conoscenza di qualche cosa di nuovo e di rilevante, sopratutto considerando il fatto che il mondo enologico italiano è composto per la gran parte di aziende medio piccole e piccole: magari aziende familiari, anche di tradizioni annose, che producono vini di gran qualità in non più di poche decine di migliaia di bottiglie.

L1130578A questo proposito, ogni tanto passo da alcuni miei amici professionisti (preferisco quelli giovani e curiosi, oltre che – va da sé – appassionati) nel campo della ristorazione e mi faccio volentieri offrire un bicchiere di vino a loro scelta. Tra questi, uno di quelli che riesce sempre a sorprendermi con vini di particolare qualità e di prezzo sempre interessante è Alessandro Gioda, giovane contitolare e curatore di sala e cantina del ristorante Quanto Basta, situato nel cuore del Quadrilatero torinese.

Pochi giorni fa, di ritorno da una delle mie frequenti incursioni nel mercato prodigioso e meraviglioso di Porta Palazzo, sono passato in tarda mattinata a salutare Alessandro e Stefano, in via San Domenico, proprio di fronte al museo di arti orientali MOA. Alessandro, come al solito, mi ha offerto un bicchiere di vino bianco: Langhe Bianco DOC della Cascina Ballarin, località Annunziata di La Morra (Cuneo). L’ho trovato un vino di grande eleganza e di notevole complessità: Alessandro mi ha fornito qualche particolare. Prezzo sotto i dieci euro, produttore piccolo da me sconosciuto (pur di una zona che conosco, o penso di conoscere come le mie tasche: vedi quanto ho scritto sopra….), uvaggio di Nascetta e Chardonnay, poche bottiglie prodotte nella prima annata del 2011. Al mio interesse ha risposto offrendomene una bottiglia: gli ho ribattuto che avrei scritto al produttore chiedendo a lui direttamente una bottiglia.

Ho scritto a Giorgio Viberti chiedendo una bottiglia del suo Langhe Bianco 2011 con lo scopo di farne una valutazione professionale e un articolo conseguente (questo). La bottiglia mi fu gentilmente recapitata proprio presso il Quanto Basta.

L’ho gustata in un paio di giorni, come al solito, bevendone bicchieri con i più vari accompagnamenti ma soprattutto bevendone qualche bicchiere accompagnandolo soltanto con i miei pensieri (il migliore degli accompagnamenti possibili quando un vino mi piace per davvero).

12%vol. di alcol per un vino di colore giallo paglierino abbastanza carico. Naso di eleganza e complessità notevole in cui emergono note di foglia di limone e sentori erbacei di grande armonia. In bocca è un vino secco, molto secco, minerale e un poco spigoloso con acidità non molto spiccata e con grande persistenza soprattutto al palato (meno in gola). Un vino certo non di facile beva, non per quelli che amano le ridondanze di fiori e frutta. Questo millesimo è il primo risultato di un uvaggio composto da 40% di Nascetta e Chardonnay completato, direi in maniera opportuna, dal 20% di Rieseling. La vigna di Nascetta è stata piantata soltanto da circa 4 anni, mentre le altre uve sono raccolte da vigne più vecchie. La produzione non oltrepassa le 2.000 bottiglie vendute, come sopra detto, a un prezzo assai conveniente.

Devo precisare e ribadire che non conosco gli altri prodotti di questa piccola azienda: le notizie che ho ricavato dalla rete e dalle parole di Giorgio Viberti mi informano che si tratta di una realtà produttiva di 7/8 ettari situati tra La Morra e Monforte con quattro etichette di Barolo, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e due etichette di Langhe Bianco. E’ una vecchia azienda familiare che produce vino fin dal 1928 (Pietro Viberti fu l’avo fondatore) e, come facilmente intuibile, esporta la gran parte della produzione. Mi riservo di fare una visita, peraltro già concordata, in loco e approfondirne la conoscenza (soprattutto per quanto riguarda i Barolo).

Per concludere, io di Nascetta ne ho bevute molte: a cominciare da quella prodotta da Elvio Cogno. Ho parlato e scritto con dovizia di particolari (e entusiasmo) del Marin 2009 di Fontanafredda (50% Nascetta e Rieseling), ebbene, questo Langhe Bianco mi ha davvero entusiasmato e mi conferma che quest’uva da poco riportata agli onori delle tavole, in purezza o in uvaggio (e il Rieseling è a mio parere il compagno ideale),  può diventare importante nella crescita dei prodotti a bacca bianca piemontesi. Personalmente trovo che debba essere bevuta dopo almeno 2/3 anni di invecchiamento e può evolvere anche per qualche anno in più (copiamo pure i maestri francesi, ma con le nostre uve). La mineralità, l’eleganza, la raffinata armonia di sentori erbacei, più che floreali, che esprime il vino spremuto da quest’uva sono straordinari e in prospettiva possono ambire anche a superare i successi che stanno premiando il Timorasso (vino completamente diverso da questo: più morbido, più abboccato, più armonico ma meno elegante e complesso). E dunque prepariamoci a smentire il luogo comune che vuole il Piemonte regione di grandi vini soltanto rossi e offriamo da bere vini bianchi che sappiano essere assai più interessanti della maggioranza di stucchevoli Arneis, Favorita, Cortese (anche se tra questi si può, con qualche difficoltà, trovare qualità).

Salute.

http://www.cascinaballarin.com/

https://www.vincenzoreda.it/boca-2007-di-cascina-montalbano/

https://www.vincenzoreda.it/quanto-basta-per-star-bene-in-via-s-domenico-12b/

Boca 2007 di Cascina Montalbano

Alessandro Gioda e Andrea Zoggia hanno alcune cose in comune: sono giovani (poco più che ventenni), entrambi hanno frequentato l’alberghiero Norberto Bobbio di Carignano e entrambi L1130433sono in qualche modo legati a Stefano Fanti, insegnante dell’Istituto di Carignano e chef del Ristorante del Circolo dei Lettori (chissà quando la meritatissima stella Michelin…). E sono entrambi due grandi promesse come professionisti del vino: di quelli che in maniera riduttiva sono chiamati sommelier. Li divide un fatto importante: il primo ha realizzato il sogno di lavorare nel proprio ristorante (Quanto Basta, nel Quadrilatero Romano a Torino), mentre Andrea sogna ancora di aprire un proprio locale dove insegnare i vini che ama soprattutto ai giovani suoi coetanei.

Sia Alessandro sia Andrea sono appassionati di vini soprattutto piemontesi, amano i piccoli produttori e sanno proporre vini mai banali. Di Alessandro ho parlato spesse volte su questo sito, trattando soprattutto del suo delizioso ristorante Quanto Basta; di Andrea, invece, pur scrivendo tante volte del ristorante del Circolo dei Lettori (tra i miei preferiti e senza dubbio tra i cinque/sei migliori locali di Torino), non mi sono mai occupato, dando sempre la precedenza al mio amico chef Stefano Fanti.

Invece, stavolta, dopo aver gustato una magnifica bottiglia di Boca 2007 della Cascina Montalbano di Alessandro Cancelliere propostami proprio da Andrea Zoggia, mi devo preoccupare di scrivere a proposito di questo giovane (24 anni) e promettentissimo sommelier, meglio: Ganimede, coppiere degli dei.

Andrea ama il vino, lo sceglie, lo acquista (Stefano gli ha dato carta bianca) e lo propone ai suoi clienti; nella sua carta soltanto etichette piemontesi, pare ovvio. Ma che scelta, e soprattutto che scelta di piccoli e straordinari vini e produttori. Ricordo un Bramaterra 2005 bevuto con Stefano Gagliardo (uno che produce il Preve, Barolo straordinario: 2.000 bottiglie fuori di ogni guida…). E questo Boca, 1.500 bottiglie (prima annata di un minuscolo produttore che promette benissimo): 14% vol. per un classico uvaggio Nebbiolo (70%) e Vespolina (30%), con sentori di frutta rossa che lasciano, avendo la pazienza di aspettare, il posto a sensazioni di tabacco, caffè e pepe nero. Sono tutti da scoprire questi vini del Piemonte nord-orientale a base Nebbiolo con aggiunte di Vespolina, Bonarda e Uva Rara (Bonarda novarese). A partire dal Carema, per proseguire con il conosciuto Gattinara e poi svariare su vini che sono piccoli (ma soltanto come produzione) e pochissimo frequentati: Fara, Lessona, Bramaterra, Spanna (Colli Novaresi, dove Spanna è il nome locale del Nebbiolo), Boca. Sono vini eleganti, minerali, di gran corpo, contraddistinti da grande complessità olfattiva e gustativa, tutti di lunghissima persistenza. Vini che in qualche modo, a parte la primogenitura indelebile del Nebbiolo, hanno qualcosa che riporta ai vini rossi dell’Etna.

Vini da conoscere e da frequentare con l’aiuto di giovani appassionati professionisti come Andrea Zoggia: andate a trovarlo al ristorante del Circolo dei Lettori di Torino (dentro lo storico Palazzo Graneri della Roccia, fine Seicento) e fatevi consigliare un vino da accompagnare alle sempre eccellenti proposte cucinarie di Stefano Fanti. Sono certo che poi mi ringrazierete!

Località Montalbano, 3
BOCA (NO)Telefono:+39.329.1563332Email: alecance@gmail.com