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Guatemala

Una Storia dal Guatemala.

E’ questa una storia raccontata in un volume pubblicato nei primi anni sessanta da un viaggiatore italiano, straordinario e non famoso. Non cito la fonte, preziosa: se qualcuno fosse interessato, lieto di soddisfare direttamente la curiosità.

“ …Alcuni giorni più tardi, accompagnato da Giuseppe Ogniben, mi recai a San José Pinula, a una ventina di chilometri dalla capitale, nella solitaria villa di Carlos Martinez Duràn, Rettore Magnifico dell’Università di San Carlos.

(…..) Carlos Martinez Duràn è una delle personalità più notevoli nel mondo intellettuale di Guatemala e non solo per il suo incarico. Laureato in medicina, egli è un dotto umanista, la cui aperta onestà morale mi fece spesso venire in mente quei galantuomini della vita politica milanese fin de siècle, che amavano riunirsi sovente in casa di mio padre, in Via Principe Amedeo, prima ancora che io fossi di questo mondo: Matteo Renato Imbriani, Leonida Bissolati, Andrea Costa, Filippo Turati, in compagnia di amici di passaggio, quali Giovanni Verga, Arrigo Boito, Alberto Franchetti e Umberto Giordano.

(….) Gente dabbene, insomma, della quale pare si sia proprio smarrito il seme, almeno per il momento. Ma nel Guatemala l’atmosfera politica e ideale degli anni sessanta può essere bene paragonata a quella dell’Italia al principio del secolo.

La ragione della mia visita a San Josè Pinula era di ottenere l’appoggio del Rettore Magnifico per partecipare a una spedizione attraverso la foresta tropicale a ridosso del fiume Usumacinta, tra il corso di quest’ultimo e quello del rio de la Pasìon, non lungi dalla località di Sayaxché, dove è stato segnalato un nuovo centro maya.

(……) Carlos Martinez Duràn fu ambasciatore del Guatemala a Roma subito dopo la seconda guerra mondiale e compì verso l’Italia un gesto di grande nobiltà. Quando fu pubblicato il testo del trattato di pace con l’Italia – anche il Guatemala non aveva potuto resistere alle pressioni nordamericane e aveva dichiarato la guerra -, egli non solo si rifiutò di firmarlo come era stato delegato a fare, ma ottenne dal suo governo che lo respingesse. ‘Come è possibile’ ebbe a dire, precedendo di non pochi anni la resipiscenza degli alleati occidentali, ‘trattare in questo modo un Paese tanto nobile, un popolo che tanto ha dato alla cultura, alla civiltà, all’arte e che, anzi, ha certamente dato più di tutti i popoli della terra? Noi non possiamo associarci a questi barbari anglosassoni e russi, che non hanno per niente il diritto di mettersi in cattedra’.

E la storia andò a finire che fra l’Italia e il Guatemala venne firmato un accordo di pace a parte, in base alle proposte di Carlos Martinez Duràn.

(…..) Ci eravamo conosciuti molti mesi prima, quando ero reduce dalle mie deludenti esperienze cubane ed egli, dopo aver ascoltato le mie soggettive impressioni, mi aveva narrato un episodio, avvenuto in una aula universitaria durante la « repubblica rossa » di Arbenz, e che aveva avuto per protagonista Ernesto Guevara, detto El Che, colui che doveva diventare il braccio destro di Fidél Castro.

Un giorno – raccontò – mentre stavo per iniziare una lezione, vidi entrare in aula il giovane Ernesto Guevara, che bazzicava nell’entourage di Arbenz e predicava il comunismo integrale. Quando vidi che portava alla cintura due pistole, io gli ordinai di uscire.

« Qui siamo in una aula d’umanesimo », gli dissi, « non di gangsterismo ».

Il Guevara rimase senza fiato, divenne pallidissimo. Poi, tremando di rabbia, mi rispose: « Ora lei mi caccia. Ma verrà il giorno nel quale io, con queste stesse pistole, la ucciderò ». Però uscì…E vuol sapere? Quel giorno uscì dall’Università anche il comunismo. Quella promessa di uccidermi non garbò a nessuno. Però questo non evita che mi si definisca un comunista.

Sospirò.”

Vincenzo Reda, 4 novembre 2008

Que maravilloso paìs, que gente amable, gentil, cortés….

La fine del mondo, 21 dicembre 2012: una vera bufala!

Qui a fianco la fotografia, che ho ripreso nell’ottobre del 2008 nel sito archeologico maya di Quiriguà (Guatemala): è la stele C che riporta la data del Computo Lungo 13.0.0.0.0. Sono i primi 5 glifi in alto a sinistra: si possono distinguere i 3 punti e le due linee che indicano il numero 13 nella simbologia matematica dei maya classici (il punto indica l’unità e la linea il numero 5) nel primo glifo in alto a sinistra e poi a seguire i 4 glifi “a testa” che indicano lo zero. Questa data di Computo Lungo è seguita dalle due date degli altri due calendari maya (date che si riferiscono al Computo Breve), tzolkin e haab: il giorno Ahau del 4° mese (calendario rituale) e l’8° giorno del mese Cumkù (calendario astronomico), il prossimo periodo, lungo 13 baktun, finirà il giorno Ahau del 4° dei 13 mesi del calendario sacro tzolkin e il 3° giorno del mese Kankìn  del calendario astronomico haab.

Secondo la correlazione del prof. Thompson, quella accettata dalla maggior parte degli studiosi (per alcuni c’è una differenza in più di 2 giorni), tale data maya corrisponde al 21 dicembre 2012 del nostro calendario. Sono esattamente 1.872.000 giorni dopo l’inizio dell’era attuale, l’11 agosto 3114 a. C., data maya: o.o.o.o.o 4Ahau 8Cumku. Le cifre riportate nel Computo lungo si riferiscono a Baktun (periodo di 400 anni di 360 giorni, ossia 144.000 giorni), Katun (periodo di 20 anni di 360 giorni, ossia 7.200 giorni), Tun (anno di 360 giorni), Uinal (mese di 18 giorni) e Kin (giorno). La data della fine della conclusione del ciclo attuale è indicata da 13 baktun (144.000 giorni per 13 dà appunto 1.872.000 giorni che sono 5.125,37 anni) dopo la data iniziale indicata da 5 zeri (0 baktun, 0 katun, 0 tun, 0 uinal, 0 kin).

Siccome saremo bombardati da un mare di scempiaggini e inesattezze su questa faccenda (che è questione, come si può comprendere facilmente, molto complicata) nell’immediato futuro, il prossimo 10 luglio parteciperò a una conferenza sul tema della fine del mondo insieme al dr. Giorgio Diaferia e altri relatori a Torino, nell’area conferenze contigua al Mazda Palace. A breve altri aggiornamenti in proposito.

Quiriguà, dove il tempo è pietra

Ho preso queste fotografie nell’ottobre del 2008, durante il mio magnifico viaggio archeologico in Guatemala. Quiriguà è il sito maya che possiede più stele: sono tutte monumenti di pietra dedicati al tempo. In quel sito maya c’è anche la famosa stele C, quella su cui è impressa la data del 21 dicembre 2012: la fine di un’era, l’inizio di un’altro segmento di tempo circolare che durerà ancora 5125,37 anni…